ACLI
” “Concluso oggi a Castel Gandolfo il 44° incontro di studi sul "lavoro scomposto"
"Il rinnovamento della politica non passerà da un nuovo leader o dalla formazione di un nuovo partito, ma dalla passione e dalla dedizione al bene comune dei cittadini e della società civile". Lo ha detto questa mattina il presidente delle Acli Andrea Olivero concludendo i lavori del 44° incontro nazionale di studi dedicato al "lavoro scomposto", che si è tenuto a Castel Gandolfo dal primo al tre settembre. Domani, domenica, le Associazioni cristiane dei lavoratori cristiani porteranno alla preghiera dell’Angelus con Benedetto XVI oltre 500 volontari impegnati nei diversi servizi di promozione sociale in tutta Italia.
La sfida dell’impegno. Olivero, tirando le somme dei tre giorni di studi ha spiegato che "più di un decennio di leaderismo mediatico dovrebbero averci ormai insegnato quanto sia sbagliata l’idea che il rinnovamento della politica possa passare semplicemente dalla formazione di un nuovo partito o dalla candidatura di un nuovo leader". Per il leader delle Acli "la rigenerazione della politica e del Paese passerà necessariamente dalla costruzione di un nuovo pensiero che si arricchisce di confronto, dibattito e proposte concrete. Dall’impegno dei cittadini e della società civile, dalla loro passione e dedizione al bene comune". Per questo, secondo Olivero "l’impegno della nuova generazione di cristiani non dovrà rivolgersi solo alla politica, ma anche all’economia e al lavoro, come ci ha indicato Benedetto XVI" e per "ridare significato al mondo del lavoro, per contribuire a costruire un’altra economia, la sfida per le Acli e per l’intero terzo settore sarà quella di unire intelligenza e passione, dedizione e professionalità, gratuità e rigore e trasparenza".
Famiglia prima di tutto. "Tenere insieme famiglia e lavoro questa è l’urgenza che ci chiama a dare risposte concrete" ha detto il prof. Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia per le Onlus, intervenendo nel corso dei lavori della mattina. Infatti, ha proseguito l’economista "se vogliamo tenere in piedi l’istituzione famiglia, dobbiamo affrontare il nodo della conciliazione con il lavoro". Su questo fronte, dal lato delle imprese, ha fatto notare Zamagni "si sta affermando una prassi organizzativa, quella conosciuta come la cosiddetta responsabilità familiare dell’impresa". Tale approccio, ha spiegato il professore "consiste nel fare in modo che non si crei separazione tra luoghi di vita e di lavoro" in modo tale "da valorizzare la famiglia come il più potente generatore di capitale sociale esistente".
Non solo numeri. "Il progresso di un paese non si misura solo con i numeri, con il famoso Pil" ha affermato il presidente dell’Istat, Enrico Giovanni, anzi "per capire se uno stato gode di buona o cattiva salute si devono considerare tanti altri fattori". "Questi fattori" ha spiegato Giovannini "sono contenuti nel cosiddetto benessere equo e sostenibile e sono stati ripartiti in sette categorie che sono: la salute, l’educazione, il lavoro, il tempo libero, i rapporti interpersonali, la ricchezza materiale e l’ambiente". "Se ragioniamo in questi termini" ha proseguito il presidente dell’Istat "appare con chiarezza, l’uomo come viene considerato nelle encicliche sociali" perché in questa visione di "calcolo" sono compresi oltre ai numeri "concetti come l’equità, la sostenibilità e la solidarietà".
Nuove alleanze. Per il prof. Mauro Magatti, preside della facoltà di sociologia dell’università Cattolica di Milano "in questo momento di crisi occorre recuperare la dimensione dell’alleanza tra i diversi attori della società, come per esempio impresa e lavoratori, i territori, i docenti e gli studenti" accanto a questo "servono forme istituzionali nuove che incarnino questa domanda di alleanza" perché "la crisi ha messo la parola fine a un ciclo storico" di conseguenza "si devono smaltire le tossine e cercare di riaprire la questione del futuro".
Equità. "Tra i 90 anni che passano tra la Rerum novarum e la Laborem exercens c’è meno intensità di cambiamenti che tra la Laborem e la Caritas in Veritate, perché in mezzo a queste ultime due encicliche c’è la globalizzazione". Così si è espresso il Ministro dell’economia, Giulio Tremonti alla fine dei lavori dell’incontro di studi delle Acli. "La globalizzazione ha cambiato di colpo il mondo" ha proseguito Tremonti "siamo passati da un G8 a un G20" e "la ricchezza finanziaria è diventata dominante" è come "se sulla base dell’economia reale si fosse aggiunta una enorme realtà finanziaria, senza regole, anzi dove le sole regole sono quelle del casinò". "Questa è una crisi di solvibilità, non di liquidità, con effetti sull’economia e la società" ha precisato il Ministro, il quale ha aggiunto che "non possiamo più permetterci di vivere a debito" bisogna "fare il pareggio di bilancio, ma con una base di equità". "Questo è lo sforzo – ha concluso – che stiamo facendo in questa manovra".