CARD. BAGNASCO
Lectio magistralis su "Chiesa e politica" questa sera a Frascati
Stasera con una lectio magistralis del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, su "Chiesa e politica", si è aperta, a Frascati, la summer school promossa dalla fondazione Magna Carta e dall’associazione Italia Protagonista, giunta alla sua sesta edizione.
Sale della terra. In che modo, si è chiesto il cardinale, la Chiesa si rapporta con la politica? "Per annunciare il Vangelo – ha sottolineato il presidente della Cei -, è necessario che i cristiani siano dentro al mondo senza assimilarsi al mondo. Il vero, unico sale della storia è Cristo: egli solo preserva dalla corruzione della morte e restituisce all’universo il sapore delle origini. Per questo la Chiesa sala la storia nella misura in cui annuncia Cristo". "L’immagine del sale indica la via della ‘discesa’, del nascondimento, per condividere con pazienza e fiducia la vita della gente. In una parola suggerisce l’incarnazione nel mondo". Così i fedeli laici, le innumerevoli parrocchie in Italia, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i diaconi permanenti, i gruppi, le associazioni e i movimenti, le scuole cattoliche, gli ospedali sono i "segni permanenti di una vicinanza capillare e quotidiana al mondo". "Non è la voglia di mondano protagonismo che muove la Chiesa fin dalle sue origini ha precisato l’arcivescovo di Genova -, ma l’urgenza della sua missione: l’amore a Cristo, all’uomo, alla terra".
Due pesi e due misure. "Qualcuno, oggi, vorrebbe ha affermato il card. Bagnasco – che la Chiesa tacesse perché ogni sua parola viene giudicata come un’ingerenza nelle questioni pubbliche e politiche. Vorrebbe che rimanesse in sacrestia. La preghiera si pensa – in fondo non fa male a nessuno e la carità fa bene a tutti". In altri termini, "si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede concedendole la sfera del privato". "E’ singolare, però, che a tutti si riconosca come sacra la libertà di coscienza, mentre dai cattolici si pretenda che prescindano dalla fede che forma la loro coscienza ha aggiunto -. I Pastori, poi, si vorrebbe che tacessero salvo che dicano cose gradite alla cultura che appare dominante perché ha potere di parola; in caso diverso, spesso si grida all’ingerenza". "Francamente ha ammesso il cardinale -, mi sembra che si usino due pesi e due misure". Ma il punto centrale è "il dovere della Chiesa a dire ciò che deve perché l’umano non scompaia dal mondo, e perché la società non diventi dei forti e dei furbi, cioè disumana". L’annuncio della fede ha "implicazioni antropologiche, etiche, cosmologiche e sociali". Forse "si vorrebbe che l’annuncio di Cristo fosse un messaggio spiritualista talmente celeste da non disturbare la terra, ma così non può essere, perché il cristianesimo è la religione dell’Incarnazione" ed è aperto "a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle culture e nelle civiltà, a ciò che allieta, consola e fortifica la nostra esistenza".
Difesa dell’uomo. "Si potrebbe pensare ha dichiarato il porporato – che nell’epoca del pluralismo culturale sia arrogante giudicare gli eventi della storia con la verità del Vangelo, che sia un atteggiamento di intellettuale fondamentalismo, specialmente in politica. Ci si chiede se la verità morale, legata a una scelta religiosa, possa ispirare l’ordinamento civile valido per tutti". Per il presidente della Cei, "è una questione giusta e delicata. Se è gravemente ingiusto tradurre in termini di ordinamento pubblico certe scelte esclusivamente etico-religiose, è scorretto ridurre ogni posizione assunta dai credenti a scelta ‘confessionale’ e quindi individuale e privata". Così "certi valori – come nel campo della vita e della famiglia, della concezione della persona, della libertà e dello Stato – anche se sono illuminati dalla fede, sono anzitutto bagaglio della buona ragione". Per questo sono detti "non negoziabili". "Si dice ha continuato – che la politica è l’arte della mediazione: è vero per molte cose, e speriamo che si raggiungano sempre le mediazioni migliori, ma vi sono dei principi primi che qualunque mediazione distrugge". La visione etica connessa alla fede cristiana "non è qualcosa di esclusivamente cristiano in senso particolaristico, ma piuttosto la sintesi delle grandi intuizioni etiche del genere umano. Essa non è un onere pesante riservato ai cristiani, bensì la difesa dell’uomo contro il tentativo di pervenire alla sua eliminazione". Per questo "la morale è la liberazione dell’uomo e la fede cristiana è l’avamposto della libertà umana". In realtà, "ci sono valori per i quali vale la pena di morire, poiché una vita comprata a prezzo di tali valori poggia sul tradimento delle ragioni del vivere, ed è pertanto una vita annichilita nella sua stessa sorgente. E dove non c’è nulla per cui valga la pena di morire, là è difficile anche vivere". "Se, per esempio, si concepisce l’uomo, secondo una tendenza oggi diffusa, in modo individualistico, come giustificare lo sforzo per la costruzione di una comunità giusta e solidale?". Richiamando queste parole di Benedetto XVI ai vescovi sloveni, il card. Bagnasco ha concluso: "Sono parole che fanno pensare, e noi siamo qui per questo, con questo desiderio e questa passione: pensare per capire, capire per amare, e amare per servire l’uomo, la società, il Paese".