XXV CEN
La "fragilità" umana e l’Eucarestia
Il titolo della seconda giornata tematica del Congresso eucaristico nazionale di Ancona, "Eucarestia: presenza di misericordia" nella quale è stato approfondito l’ambito della "fragilità" , ha visto la presenza di esponenti ed esperti, in buona parte, del mondo della sanità e dell’assistenza. Lo ha sottolineato don Andrea Manto, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale sanitaria, che ha guidato oggi 6 settembre la riflessione davanti a un uditorio di laici, religiosi e religiose, oltre a numerosi sanitari, tra medici, infermieri e tecnici aderenti alle diverse aggregazioni cattoliche (medici e infermieri, volontariato sanitario, realtà dell’assistenza e della spiritualità della malattia). Tra i diversi interventi in programma, il docente universitario Antonio Benedetti ha messo in evidenza l’importanza della consapevolezza della realtà della malattia, sia nella persona malata, sia da parte degli studenti delle discipline sanitarie. Questa consapevolezza aiuta a "guardare con fiducia alle cure cui si viene sottoposti" oltre che a "riporre fiducia nei professionisti ai quali si è affidati". Don Vinicio Albanesi, fondatore della comunità di Capodarco, ha messo in luce il significato del dolore e della difficoltà umana, come via di crescita umana e spirituale.
No al miracolismo. La relazione teologica è stata affidata a don Maurizio Chiodi, docente alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. "La ‘grazia’ della guarigione o della salvezza non accade senza la fede di chi l’accoglie e cioè senza l’adesione concreta della libertà dell’uomo", ha detto, ricordando che "i racconti dei miracoli descrivono come chi incontra Gesù lo invoca e chiede anche con insistenza, senza tuttavia pretendere, ma sempre affidandosi alla sua volontà". Così, "è necessario ricordare che la fede non è la conseguenza o l’effetto del miracolo, come noi moderni siamo propensi troppo semplicisticamente a pensare; al contrario, il miracolo suppone la fede, non la produce, quasi come se dovesse determinarla ‘a forza’, come spinto da una evidenza ‘causale’". Don Chiodi ha poi insistito sul rilievo "miracolistico" che spesso viene collegato all’adesione di fede, ricordando che "il dono di Dio, gratuito e incondizionato, non può attuarsi se non viene accolto. Ma, una volta guarito, il malato stesso può diventare testimone per tutti di ciò che egli ha ricevuto in dono. In questo senso la sua testimonianza può stimolare ma mai produrre la fede negli altri".
Quando soffrono corpo e anima. "La sofferenza viene vissuta dalla persona come minaccia per la propria serenità, integrità o per la realizzazione delle proprie aspettative, dando origine a una situazione di angoscia. Il dolore, qualunque sia la sua origine – corpo, psiche, relazioni, anima – è sempre sofferenza della persona": così Maria Grazia Marciani, docente all’Università Tor Vergata di Roma ed esperta di etica sanitaria, ha definito lo stato di fragilità umana legato alla malattia. La sofferenza ha aggiunto – è "espressione di una reciproca influenza tra ciò che succede nel corpo, il danno, e l’elaborazione che la mente ne fa, il senso. L’esperienza della sofferenza cambia in maniera sostanziale il significato che viene attribuito al danno. Il dolore può essere uguale come danno, ma non lo è come senso. Ogni persona, considerata nella sua interezza, attribuisce al dolore un senso che dipende da molteplici variabili (momento della vita -invecchiamento-, contesto culturale, ruolo sociale, essere credente o non credente)".
Il Pharmakon di salvezza. Procedendo nella riflessione sul "senso" della sofferenza umana, Marciani ha poi richiamato un pensiero di Pascal che affermava che "l’uomo è ‘potenza d’infinito’ per la sua intelligenza e volontà", ma "vive l’esperienza della finitudine e del limite". La relatrice ha collegato il compito del sofferente e quello del sanitario (medico, infermiere ecc.), anzitutto affermando che per entrambi si pone il problema del senso religioso: "Proprio questa esperienza di finitudine – di sofferenza, di malattia, di morte – pone il problema religioso come problema essenziale dell’uomo". Ha quindi ricordato che "l’uomo fragile ha bisogno di essere aiutato a sentire la presenza del Signore, dell’umanità del Cristo che ha voluto sperimentare la sofferenza umana nelle sue manifestazioni più estreme, per condividere, con la sua fedeltà, il progetto di amore del Padre per l’umanità". Per i credenti, malati e sanitari, "l’Eucaristia, presenza reale e misericordiosa di Cristo, è il Pharmakon di salvezza, nella sua duplice realtà di significato essendo sia la vittima sacrificata sia il pane che guarisce".