XXV CEN

Uno sguardo simpatico

Sport, gioco e trascendenza

"L’Eucaristia ha un gusto differente per ciascuno che ne mangia, un gusto pieno di sapori, ricco di ogni ricchezza". Lo ha detto la biblista Rosanna Virgili, nella "lectio" tenuta oggi alla Fiera di Ancona. "La differenza tra il pane eucaristico e la manna – ha spiegato la relatrice inaugurando la giornata del Cen dedicata al lavoro e alla festa – è che l’Eucaristia nutre per la vita eterna, dà qualcosa che nessun pane di frumento, nessun cibo materiale può dare: il corpo di un uomo vivente, in cui la vita si moltiplica e non si spegne". "L’Eucaristia – ha affermato la biblista – è frutto di due tipi di amore: un amore che scende dal cielo e un amore che sale dalla terra. L’Eucaristia è un corpo che crea una nuova umanità", in cui la vita "nasce dalla condivisione, dall’amore". Al contrario, oggi "proprio in nome del pane si giustificano a volte ingiustizie, violenze, prepotenze, sopraffazione dei più deboli". Nella prospettiva cristiana, invece, il pane eucaristico "è un cibo che va oltre i bisogni individualistici", per una "riscoperta del bene profondo e inalienabile che chiede comunione con l’altro e con Dio", perché "la trascendenza cristiana si vive nel corpo".

L’umorismo e le "regole del gioco". "L’umorismo non è la satira, ha uno sguardo simpatico ed empatico, guarda con affetto, ha la capacità di smascherare la finitezza presente in ogni cosa mondana, e ci aiuta a non cadere nell’idolatria". A scandagliare le diverse forme di gioco, che "con le sue regole è il momento aurorale dell’etica", è stato il filosofo Francesco Giacchetta, docente all”Istituto teologico marchigiano. "Oggi – ha argomentato – l’emergenza educativa non è la difficoltà del giovane, è la latitanza dell’adulto nei processi dell’educazione". "Si può educare con il gioco, educando anche al gioco", ha spiegato il relatore, secondo il quale "non bisogna contrapporre il festivo al feriale, ma rivitalizzare il feriale con il festivo", andando oltre "la routine e la banalità". "Salvare il quotidiano – ha proseguito – significa sottrarlo alla quotidianità inserendo il festivo nel feriale, la straordinarietà nell’ordinario", proprio come avviene nella celebrazione eucaristica, dove all’"agire dell’efficacia" si sostituisce "l’agire umanizzante". Ad un certo punto, però, il gioco termina, anzi deve terminare: "chi pensa che tutto sia gioco, confonde l’ultimo con il penultimo. Tutti noi credenti siamo in attesa". Ogni gioco, inoltre, ha le sue regole, "e la regola è qualcosa di stabile, non si può barare", ha ricordato il filosofo affermando che "è nel gioco che si insegna l’etica". C’è poi il "carattere aleatorio" del gioco, che ci rammenta come "nella vita, soprattutto in questo tempo dove tutto porta alla meritocrazia, criterio comunque essenziale, non tutto può essere meritato: qualcosa avviene per grazia, è imperscrutabile".

Sport e santità. "Ci si può santificare su questa terra anche attraverso lo sport, ad esempio rispettando le leggi e l’etica". Ne è convinto il presidente del Coni, Gianni Petrucci, che ha sostenuto che "lo sport è una parte importante del Paese, anche se nel momento di crisi che stiamo vivendo oggi ci sono priorità ben più importanti". "Oggi il campione è importante perché è un simbolo", ha proseguito il dirigente sportivo, rivelando che quando incontra gli atleti negli spogliatoi chiede loro "di vincere per la squadra, per la loro famiglia, per far fare una bella figura al nostro Paese, ma soprattutto per dare un insegnamento ai giovani, che iniziano ad amare uno sport prima di tutto perché lo vedono praticare dai loro idoli". Soffermandosi poi sul ruolo svolto dalle associazioni ecclesiali impegnate nel mondo dello sport, Petrucci lo ha definito "essenziale per testimoniare che quella che si svolge in strutture come gli oratori non è solo un’attività sportiva, ma anche etica, che si nutre degli insegnamenti ispirati dalla fede".

I quattro quadranti. "La vita dell’uomo è divisa in quattro quadranti". Comincia così il "racconto di cosa sa un 72enne della vita", fatto da Pupi Avati alla Fiera di Ancona. Dapprima vi è "una zona di potenzialità enorme, meravigliosa". È il tempo dell’infanzia e della giovinezza, dove "la sera prima di addormentarsi si riesce a immaginare qualunque cosa". Il secondo quadrante è quello abitato da chi sta salendo su una collina: "Durante la salita possiamo immaginare il paesaggio, ma non sappiamo come è veramente. È l’età di mezzo, delle somme e delle sottrazioni, dove si ama un sistema perché più si è inseriti in esso e più ci si sente riconosciuti". Arrivati in cima alla collina, nel terzo quadrante "comincia il rientro a casa: c’è il rifugio nel ricordo, la nostalgia per la giovinezza, non abbiamo più il coraggio di dire ‘per sempre’. Ecco perché è importante la fede – ha commentato – perché ci legittima a continuare a credere nel ‘per sempre’". L’ultimo quadrante è quello "dove si cominciano a intravvedere i titoli di coda e si prova una nostalgia diversa, nei riguardi della tua infanzia. Il massimo della nostalgia – ha concluso il regista – è il ritorno nella casa del Padre, che non è soltanto Dio, ma è tuo padre. Questo quadrante della vita dovrebbe essere riservato a tutti".

a cura di M.Michela Nicolais, inviata Sir ad Ancona