XXV CEN

Alla scuola dei deboli

Il dono della fragilità

“Col mistero del Santissimo Sacramento Dio ci ha donato tutti i tesori della divina onnipotenza e ci ha fatto palese l’eccesso del suo divino amore”. Sono parole di San Giuseppe da Copertino, il santo stupido, stupito, il “boccaperta”, ignorante e inetto, che nel momento dell’Eucaristia levitava in estasi davanti all’altare. Il XXV Congresso eucaristico nazionale assume un significato particolare qui in Osimo (Ancona), dove San Giuseppe, uomo semplice, “privo di ogni capacità”, ma pieno di sapienza nel comprendere il mistero più grande, ha vissuto in esilio fino alla morte. Martedì 6 e mercoledì 7 settembre il Congresso eucaristico ha proposto ad Osimo degli incontri per affrontare il tema dell’Eucaristia negli ambiti della fragilità e della festa.

Aprirsi "all’invito dell’altro". "La Chiesa fornisce contatti e non concetti, non spiega il dolore, ma testimonia l’assunzione del dolore che trasfigura". Lo ha detto il liturgista mons. Giuseppe Busani, vicario per la pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio, parlando il 6 settembre sul tema della fragilità al teatro "La Nuova Fenice" di Osimo. L’incontro si è aperto con un video introduttivo dell’Ufficio Cei per la pastorale della sanità sull’esperienza di Mario Melazzini, malato di Sla ma sempre "protagonista del suo percorso di vita". "La liturgia è semplice, è efficace senza pretendere efficienza", ha detto don Busani, che ha ricordato come la parabola della lavanda dei piedi manifesti "il modo in cui Dio vuole rimanere con noi, in modo semplice e umile". Il sacerdote ha esaminato il rito liturgico domenicale, che significa "ricevere se stessi dalle mani di Dio", e c’impone di "dimenticare il soggettivismo per aprirci all’invito dell’altro". "L’ultima cena – ha concluso don Busani – si compie nel momento di crisi radicale delle relazioni per Gesù; ma è proprio in quel momento di fragilità che il dono non viene negato, ma anzi si fa estremo atto d’amore. I distanti sono così diventati i destinatari del dono". Padre Arnaldo Pangrazzi, docente di pastorale sanitaria all’Istituto Camillianum di Roma, introducendo il suo intervento ha detto: "dobbiamo vedere Cristo nel malato, ma soprattutto dobbiamo essere Cristo per il malato, perché anche noi possiamo essere farmaci, testimoni della salvezza". "Non si può vivere senza sofferenza – ha aggiunto Pangrazzi – ma non è la sofferenza che santifica l’uomo; il concetto è che non si può soffrire senza sperare, è questo che rende feconda la sofferenza. E non si può sperare senza aprirsi". Pangrazzi ha parlato delle azioni che devono accompagnare i ministri dell’Eucaristia nel confortare gli ammalati: "Essere per il malato, comunicare, imparare dal malato sostenendo e promuovendo la sua forza, e solo alla fine fare". "Bisogna sostenere il venerdì santo dei malati consapevoli che la propria presenza è segno d’amore, senza affrettarsi di annunciare la resurrezione, ma accettando – ha concluso – la fragilità umana con umiltà".

Il valore del servizio. "La fragilità è inserita nella nostra corporeità, per cui tutti noi siamo fragili per tutto il corso della nostra vita". È cominciata con queste parole l’omelia del card. Elio Sgreccia nel corso della solenne messa presso la concattedrale di San Leopardo in Osimo (Ancona), celebrata a conclusione della giornata del Congresso eucaristico nazionale (Cen) dedicata al tema della fragilità. "Siamo tutti richiamati a riconoscere che il vivere bene è il vivere in comunione, in una relazione d’interdipendenza con l’altro", ha ricordato il cardinale, sottolineando l’importanza del lavoro dei volontari e di tutte le persone che operano nell’ambito dell’assistenza. "Ma tutto questo – ha precisato – ha bisogno di un aiuto dall’alto perché la comunione con Dio dà la possibilità alla fragilità di diventare salvezza, pane della vita". "Mi compiaccio della mia fragilità perché dentro di me alberga la forza di Dio", ha detto il porporato citando san Paolo. "Ciò – ha aggiunto – non dispensa nessuno di noi dall’alleviare e sostenere la sofferenza altrui. Noi tutti – ha concluso – siamo chiamati a riscoprire in questa occasione il valore dell’amore e del servizio".

a cura di Marta Fallani – inviata SIR a Osimo