XXV CEN
Jobel Teatro: storie di vita, storie di sport
Un viaggio teatrale attraverso lo sport, i suoi valori e la spiritualità, capace di unire tutti: artisti professionisti, giovani atleti e persone comune che per la prima volta recitano su un palcoscenico. E’ "Storie di vita, storie di sport", lo spettacolo teatrale presentato in anteprima nazionale ieri 7 settembre dalla compagnia romana "Jobel Teatro" (www.jobelteatro.it), a chiusura della quinta giornata del XXV Congresso eucaristico nazionale, dedicata all’ambito del lavoro e della festa. La serata, scandita dagli applausi e affollata di convegnisti (nutrita soprattutto la presenza dei giovani), ha salutato anche l’arrivo della fiaccola partita questo pomeriggio dalla cattedrale di San Venanzio di Fabriano, che ha percorso tutte le cinque diocesi della metropolia di Ancona, passando per Jesi, Senigallia, Loreto, Falconara e Osimo. "Con questa giornata all’insegna dello sport ha detto don Mario Lusek, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, a conclusione dello spettacolo abbiamo voluto dimostrare che non c’è separazione tra lavoro e festa, anzi la festa illumina il lavoro, non ce lo fa pesare come ansia o percepire come schiavitù. Soprattutto oggi, in un momento in cui il lavoro è un problema drammatico per tutti, nel momento della festa si rigenera la speranza e si ritrova la voglia di lottare, anche in un momento di crisi". "Un Dio che lavora è anche un Dio che si riposa", ha osservato don Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, nel video che ha introdotto il dibattito conclusivo della serata, moderato dal giornalista Giampiero Spirito. Ospite d’onore, Clarissa Claretti, arrivata settima alle Olimpiadi di Pechino nel lancio del martello, più volte campionessa italiana della specialità. Nata a Fermo, si può dire che questa volta giocava in casa. Non poteva mancare, nel dibattito finale, il vescovo Edoardo Menichelli, che si è soffermato sulla necessità, per il mondo dello sport odierno, di fuggire una grande tentazione: quella della "separatezza", per cui "o vinco e valgo, o arrivo secondo e sono il primo degli sconfitti". "Se lo sport ci aiutasse a tenere insieme corpo ed anima, avremo delle belle persone", ha concluso mons. Menichelli, secondo il quale per evitare il rischio di uno sport "inteso solo come competizione per la vittoria" bisogna concepirlo come "coefficiente quasi indispensabile per la sinfonia della persona". Storie di sport, storie di vita" è stato scritto e diretto da Vincenzo Cognati.
Sconfitte e obiettivi. "Quando si ha un obiettivo, l’allenamento pesa un po’ meno", ha rivelato Clarissa Claretti in chiusura di serata, poco prima della mezzanotte. Come si accetta una sconfitta? "La sconfitta la risposta della campionessa è importante per apprezzare la vittoria, perché è nella sconfitta che si cresce di più. Per imparare ad accettarla, bisogna guardare dentro se stessi, per potersi rialzare e andare avanti. Anche gli infortuni hanno un peso psicologico molto pesante, con effetti massacranti: non solo hai dolore, ma dei anche stare fermo e non puoi allenarti, mentre gli altri vanno avanti. Ma se c’è un obiettivo davanti a te, riesci sempre a trovare anche la voglia di ripartire". E un obiettivo ce l’aveva, ben chiaro, uno dei più grandi pugili della storia del pugilato italiano: Primo Carnera. In uno dei più bei monologhi della pièce di Jobel Teatro, l’attore che ne ricordava la storia e lo stile ne ha citato una frase: "Ho preso tanti pugni nella mia vita, ma lo rifarei, perché ho fatto studiare i miei figli". E alla fine dello spettacolo, la coppia che fa da "filo rosso" alla narrazione da bambini hanno condiviso lo stesso "sogno" dello sport, diventando amici e gareggiando in discipline diverse, poi si sono sposati e hanno "rinunciato al sogno", salvo poi a consentire di viverlo al proprio figlio e a scoprirsi ancora abitati dallo stesso sogno da vecchi, con le loro inseparabili scarpe da ginnastica – tira le somme del proprio rapporto con lo sport, e dei valori che attraverso di esso hanno contrassegnato la loro vita, e dice: "Oggi troppo spesso nello sport si punta dritti alla vittoria, magari aiutandosi anche con le scorciatoie della chimica. Si dimenticano valori come umiltà e sacrificio, per puntare solo a successo, fama, denaro. Ma la cosa più importante non è la vittoria, è saper lottare".
a cura di M.Michela Nicolais inviata SIR ad Ancona