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Accoglienza: pensieri e realtà a confronto
"L’Eucaristia, che ci spinge ad essere ‘pane spezzato’ per gli altri, ci porta ad impegnarci ‘per un mondo più giusto e fraterno’. Con la gente in movimento, cerchiamo di costruire tale mondo proprio lì dove essi vivono": lo ha detto oggi a Osimo, al teatro cittadino "La Nuova Fenice" aprendo l’incontro dedicato al tema dell’accoglienza, il presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, mons. Antonio Maria Vegliò. Illustrando di fronte a numerosi esponenti di Caritas, Migrantes e di varie realtà dell’assistenza e del volontariato il compito del Pontificio consiglio, mons. Vegliò ha detto che "concretamente, si tratta di sollecitudine pastorale nei confronti di rifugiati e migranti, apolidi, nomadi e gente dello spettacolo viaggiante, marittimi" e diverse altre categorie. In particolare ha richiamato come esempio "il pellegrinaggio di diverse etnie di Zingari, provenienti da tutta l’Europa, alla tomba dell’Apostolo Pietro, nello scorso mese di giugno, ricevuti per la prima volta in udienza dal Papa".
Individualismo "al tramonto". "Siamo indebitati, invecchiati, ingrassati, depressi e disuguali": questa l’analisi della nostra società da parte del sociologo dell’Università Cattolica di Milano, Mauro Magatti. Dopo aver notato che l’ "individualismo è divenuto una specie di costante della nostra società", ha sottolineato che "ora la crisi economica ci pone davanti alle sue insufficienze e scorie, di cui i debiti sono un segno. Ci lascia un mondo con disuguaglianze molto forti e grandi, concentrazioni di ricchezza molto superiori a prima. In una parola, mondi sociali impoveriti, confusi, spaventati". Il sociologo ha poi affermato che "abbiamo vissuto al di là delle nostre possibilità e la crisi potrebbe tradursi in una grande opportunità, perché ci dice che il modello individualistico fin qui perseguito ha fatto il suo tempo. Anzi ci costringe a mettere in discussione la nostra visione della libertà, in vista di impegnarsi per ciò che ha veramente valore". Dopo aver notato fenomeni come "l’angoscia che il PIL cresca poco, solo lo 0,8% il prossimo anno", ha suggerito di "iniziare a curarci di questi atteggiamenti sul piano culturale per rimettere in pista valori dimenticati. Ciò ci permetterà di non vivere questa epoca come intrisa di angoscia e di paura".
Una mistica sociale. "La celebrazione dell’eucaristia giudica evangelicamente le nostre realizzazioni concrete, ma vale il reciproco: una prassi non escludente, la possibilità di dividere spazi e tempi e parole anche con sinti e rom, giudica le nostre celebrazioni e ce ne consente una migliore qualità": lo ha detto la teologa Cristina Simonelli, docente alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, che da anni vive una esperienza di condivisione in un campo rom a Verona. Oltre al rapporto con minoranze come i rom, la teologa ha fatto riferimento a tematiche di esclusione più vaste. Citando il documento dei vescovi "Per un paese solidale", sulla questione meridionale e i rapporti nord-sud, ha parlato di una parallela “questione settentrionale”. "Benché la questione abbia dimensione anche economica e politica, – ha affermato – ne sottolineerei l’aspetto culturale. Mi riferisco alla dis-educazione rappresentata da logiche discorsive che incitano al razzismo, all’esclusione infine alla grettezza. Si dà anche il caso che più che episodicamente tali comizi si offrano anche come baluardi della tradizione cristiana, delle sue radici, delle sue ragioni". Ha quindi esortato all’accoglienza come "sfida e memoria di futuro", perché ha detto – “la mistica del sacramento ha un carattere sociale”.
Vecchi e nuovi trentini. "Il sogno di Gesù è una famiglia umana unita": lo ha detto don Mimmo Battaglia, presidente della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (Fict), che ha parlato della vicinanza con i malati ed emarginati. Riferendosi alla sua esperienza del Centro calabrese di solidarietà e anche a quella più ampia dei 48 centri federati alla Fict, don Battaglia ha esortato a perseguire "un progetto di bene comune che abbatte le diseguaglianze", aggiornando ai bisogni della nostra epoca la figura del "samaritano che si muove a pietà e fascia le ferite, cura e assiste il viandante ferito". Nel dibattito che è seguito, Lia Beltrami, assessore alla solidarietà e convivenza della provincia di Trento, ha illustrato il progetto di integrazione di quelli che sono chiamati non "immigrati" o "clandestini" o "profughi" ma ha sottolineato "nuovi trentini", che ormai rappresentano il 10% della popolazione totale. La Beltrami ha parlato del sito www.cinformi.it dove si possono conoscere le politiche di integrazione avviate a Trento. Tra gli atti più originali ha citato l’avvicinamento alle Alpi delle oltre 50 etnie presenti, che vedrà domenica 11 una giornata di "ascensioni" dei "nuovi trentini" guidati dai "vecchi trentini".
a cura di Luigi Crimella inviato SIR a Osimo