SLOVACCHIA
70 mila le vittime della persecuzione comunista
Oltre 70 mila persone furono ingiustamente perseguitate e condannate ad anni di prigione nel periodo 1948-1989, durante l’egemonia del regime comunista nella parte slovacca della ex Cecoslovacchia. 120 persone innocenti furono torturate e messe a morte per il loro credo e per il desiderio di libertà. Queste orribili statistiche e i tragici destini dei prigionieri di coscienza sono commemorati ogni anno dalla Confederazione dei prigionieri politici dalle mura della prigione di Leopoldov – luogo che fu testimone di tante ingiuste sofferenze. La cerimonia commemorativa di quest’anno si è svolta in presenza di un gran numero di rappresentanti della Chiesa Cattolica e della vita politica e sociale del paese ed è stata associata ad uno straordinario atto di solidarietà nei confronti dei prigionieri di coscienza dei nostri tempi. Danka Jaceckova corrispondente di SIR Europa da Bratislava per i Paesi dell’Est europeo, ha incontrato il presidente del Forum delle Istituzioni Cristiane (FCI) della Slovacchia, Frantisek Neupauer.Tra i prigionieri di coscienza nella prigione di Leopoldov c’erano anche il redentorista Metod Dominik Trcka e il vescovo Pavol Peter Gojdic, entrambi beatificati da Giovanni Paolo II. Chi erano?“Soffrirono profondamente per la loro fede. Trcka fu trovato colpevole di spionaggio e di gravi crimini contro lo stato e condannato a 12 anni in prigione dal regime comunista. Nonostante le condizioni orribili, la sua fede rimase salda fino alla fine. A dicembre, cantava le canzoni di Natale. Come punizione, fu immediatamente trasferito alla cosiddetta unità di “correzione”. La sua salute, già gravemente danneggiata, fu peggiorata dalle dure condizioni di prigionia e morì nel marzo del 1959. Il vescovo greco-cattolico Gojdic ricevette una condanna all’ergastolo in un processo montato contro di lui sulla base di false accuse di tradimento. Morì all’età di 72 anni in conseguenza delle torture e di un trattamento barbaro”. Chi sono i prigionieri di coscienza di ieri e di oggi? “Sono persone che non vanno in prigione per furto, omicidio e spesso neppure per atti o comportamenti inaccettabili. Al contrario, spesso venivano catturati perché facevano cose giuste – la richiesta di libertà di credo, il desiderio di pluralità, di libertà. I sistemi totalitari del passato e del presente cercano di ottenere il controllo assoluto sulla società, e questo porta ad arrestare questi “prigionieri di coscienza”. Lì, nei loro atteggiamenti, nella sofferenza, nel martirio è sempre stata l’origine della libertà – tanto ieri quanto oggi”.Come atto di solidarietà, la FCI ha scritto una lettera a due prigionieri di coscienza: Andrei Sanikov, candidato nel 2010 alle elezioni presidenziali in Bielorussia e condannato a Minsk a cinque anni di reclusione in seguito ad una manifestazione di protesta. E Joseph Junqi di Guangzhou, in Cina, il vescovo fedele alla Santa Sede scomparso da luglio di quest’anno. Qual è stato il motivo?“Abbiamo passato un periodo di totalitarismo in Slovacchia. Alcuni testimoni del terrore e della sofferenza sono ancora vivi e gli anni vissuti nelle persecuzioni ingiuste, nella prigionia hanno avuto grosse conseguenze sulle loro famiglie. Continuiamo a tornare alle mura della prigione di Leopoldov per commemorare le vittime. Ma sentivo che era importante esprimere un segno di solidarietà anche con coloro che ancora oggi soffrono in questo modo in tutto il mondo. Per questo ho suggerito di esprimere la nostra vicinanza e il nostro sostegno a due prigionieri di coscienza”.Qual è il messaggio di entrambe le lettere?“Qui, ai cancelli della prigione di Leopoldov, dove i nostri padri hanno sofferto, vi pensiamo e vi custodiamo nei nostri cuori. Non siete soli”.Quali altre iniziative prende il FCI? “Organizziamo tradizionalmente la commemorazione del 25 marzo 1988 – un evento noto come il Venerdì Santo di Bratislava – il giorno in cui il potere di Stato, in una Cecoslovacchia comunista, intervenne brutalmente contro i partecipanti ad una pacifica riunione di preghiera. L’anno scorso, il 13 aprile, abbiamo celebrato il Giorno degli Ingiustamente Perseguitati, in memoria dell’eliminazione forzata degli ordini religiosi nel 1950. Quest’anno, abbiamo arricchito l’evento con un atto di solidarietà nei confronti dei cristiani perseguitati ed abbiamo esortato i massimi rappresentanti politici del nostro paese a dichiarare apertamente la propria posizione e a fare appello per porre fine alle persecuzioni in corso in tutto il mondo. L’anno scorso, abbiamo proposto l’idea di creare un Museo dei crimini del comunismo, essendo l’unico stato post-comunista che non ha un’istituzione del genere. Dopo avere discusso la questione con il primo ministro della Repubblica Slovacca, Iveta Radicova, in occasione della riunione tenuta questa settimana (6 settembre) a Bratislava, speriamo che il progetto vada in porto”.