BIOETICA
A Noto il secondo Convegno internazionale
"Nella riflessione e nel dibattito bioetico questa è una piccola luce che si accende per noi e il Paese, c’è bisogno della speranza che tutti collaborino nell’esercizio di pensare in grande". Così stamani, nella Cattedrale di Noto, il vescovo, mons. Antonio Staglianò, ha aperto il secondo Convegno internazionale di Bioetica sul tema "Quale spazio per la bioetica nella pratica clinica? Presenza-saggezza e umanità al servizio della persona". "Perseveriamo con questo argomento ha spiegato perché vogliamo riflettere e favorire il dialogo e il confronto tra le discipline che pongono la persona al centro".
Ciò che è etico è anche umano. Nella sua prolusione, mons. Staglianò ha scandagliato le ragioni per le quali "la natura dell’uomo può fondare il discernimento etico" e ha spiegato come, "dal momento che l’agire etico corrisponde alla realtà vera dell’umanità, l’orientamento etico consista nello sviluppo, nell’azione, delle dinamiche di bene e umanità, e come comporti necessariamente una conversione morale". Perciò, ha aggiunto, "per fronteggiare la difficoltà di discernimento dell’etico, dobbiamo imparare a distinguere ciò che è umano da quello che non lo è. Lo si può fare cominciando a scartare quello che non lo è: in questo momento di disorientamento non ci resta, parafrasando Montale, che dire ciò che non siamo e ciò che non vogliamo".
Salvare l’umanità dell’uomo. "La sapienza del Vangelo dà speranza e liberazione, ma anche risposte razionali e scientifiche", ha spiegato il vescovo di Noto. "Il logos, infatti, non è uno spazio separato dalla realtà della totalità dell’io, perché anche i sentimenti hanno un logos. È l’unitarietà dell’io che dobbiamo tutelare dal rischio di frantumazione sempre in agguato per via della dittatura del relativismo". "D’altro canto la questione in gioco ha concluso mons. Staglianò – è importante: resterà la nostra umanità su questo pianeta? Resisterà l’umano nell’uomo?"
La vita, sfaccettatura d’infinito. "La tecnologia applicata alla vita ubriaca l’uomo di onnipotenza ha evidenziato il vescovo – ma così l’umanità si disperde e non riesce a comprendere a pieno il valore della vita, che sfugge ad ogni definizione. Essa infatti ha detto non è solo condizione fisica, biologica o psicologica. È molto, molto di più: è avere occhi per gli altri e rispetto per le altre culture, è visione, intuizione dell’essere, orizzonte, visione, infinitezza, trascendenza. La vita – ha aggiunto – è sensata, perché è fatta di progetti, è relazione, perché è fatta di prossimità, è sacra, quindi non è manipolabile, ed ha un tempo: nessuno sogni di essere immortale se vuole rimanere umano. La vita ha concluso mons. Staglianò – ha direzione, relazione, sacralità e temporalità: non è Dio ma è divina".
a cura di Lorena Leonardi – inviata SIR a Noto