GIOVANI E PACE

Incontrarsi per cambiare

L’Agorà del Mediterraneo oggi al XXV Cen

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Venticinque bandiere sventolano nel piazzale del Centro Giovanni Paolo II a Loreto. Una per ogni nazione dei partecipanti alla decima edizione dell’Agorà dei giovani del Mediterraneo, che si concluderà oggi con la partecipazione alla messa celebrata ad Ancona da papa Benedetto XVI. Tra loro tante storie diverse, come diversi sono i Paesi di provenienza: dall’Egitto alla Siria, dai Balcani al Portogallo, dall’Italia alla Germania. Paesi in alcuni casi al centro di conflitti e odi antichi. Giovani come Khalem, 25 anni di Nazareth, che a Loreto ha scoperto con sorpresa l’esistenza della Casa di Maria. "Venendo da Nazareth e visitando il santuario mi sono sentito subito un po’ a casa", scherza Khalem prima di raccontare le difficoltà di essere un cittadino israeliano di origine araba appartenente a una minoranza come quella cristiana. "Quando sono arrivato a Loreto il primo giorno – spiega – avevo un po’ di preoccupazione e non sapevo come sarei stato con giovani di Paesi così diversi. Ho trovato, invece, subito apertura e accoglienza da parte di tutti, anche dai ragazzi di quei Paesi come Libano e Siria con cui Israele è in uno stato di conflitto. Non avevo mai incontrato giovani siriani o libanesi ed è stato bello scoprirsi uniti dalla fede, scoprirsi amici. Questo è stato il dono dell’Agorà che sicuramente porterò con me a casa tra i miei amici, nella mia parrocchia e non solo".

Valicando i confini. Conversando con i giovani dell’Agorà si possono incontrare, sedute sulla stessa panchina, una ragazza serba, una croata e una montenegrina. Lì accanto ragazze del Kosovo e della Macedonia. L’intero scacchiere balcanico ricomposto e mescolato, oltre ogni confine, tra le colline delle Marche. "All’inizio è stato curioso – racconta Miljena, croata – perché fin dal primo giorno, in maniera spontanea, si è creato all’intero dell’Agorà un piccolo gruppo di ragazzi dei Balcani. È stato naturale perché abbiamo scoperto come la lingua, le canzoni, il cibo e persino i giochi e i modi di scherzare ci unissero". Ma quello che sembra facile e naturale a Loreto non lo è nei loro Paesi d’origine. "Non ci sono tante occasioni come questa d’incontrarsi nei Balcani, gli unici incontri tra giovani sono all’interno dei singoli Paesi", racconta Angela dal Montenegro. La sua storia personale è uno spaccato chiaro della storia recente dei Balcani. "Sono di origine albanese – racconta – ma vivevo in Kosovo con la mia famiglia. Nel 1999, a causa della guerra, siamo scappati in Albania e, poi, ci siamo trasferiti in Montenegro". Un’esperienza non tanto diversa da quella di Miljena, croata nata in Bosnia, e Jelena, serba proveniente dalla Croazia. "Questa esperienza – racconta Jelena – mi ha fatto capire come i giovani debbano alzare la voce perché un altro futuro è possibile. A me la politica non interessa e nemmeno sapere chi è stato il primo a iniziare le violenze. Abbiamo bisogno d’incontrarci e di stare insieme".

Un’avventura che non finisce. Per tutti i giovani, anche per quelli provenienti da zone meno "calde" del Mediterraneo, l’Agorà è stato un’occasione per allargare lo sguardo. "Questa per noi – continua Miljena – è stata un’opportunità per conoscere popoli che avevo visto solo in televisione. È stato bello riscoprirsi parte di un’unica Chiesa". A loro il responsabile del Centro Giovanni Paolo II, don Francesco Pierpaoli, ha lasciato un mandato preciso: "Tessete la pace con il filo d’oro della giustizia, della libertà e del perdono nella quotidianità, dentro la storia". "Questo – ha spiegato il sacerdote – non è solo il decimo anniversario dell’Agorà, ma anche il 25° anniversario dell’incontro interreligioso di preghiera voluto da papa Giovanni Paolo II ad Assisi. Portate questo spirito nelle vostre comunità. Da domani non saremo più in questa casa, ma lo spirito percepito qui deve continuare a vivere in tutti noi".

Scoprendo i volti. Un messaggio che non può essere ristretto ai confini del Mediterraneo. A portarlo più lontano, fino all’Asia, saranno i giovani provenienti dalle Filippine e dal Pakistan presenti a Loreto. "Sono qui per rappresentare il mio Paese e la piccola comunità cristiana, una comunità viva", racconta Khurram, pakistano di Islamabad, per la seconda volta all’Agorà. "Questa esperienza e l’incontro con altri giovani cristiani da tutto il mondo – spiega – mi hanno fatto diventare un cristiano più motivato e felice. Tornato in Pakistan m’impegnerò con ancora più slancio per portare questo messaggio a tutti i giovani". Durante la celebrazione che ha chiuso l’ultima giornata a Loreto, i giovani hanno preso le loro bandiere e le hanno portate ai piedi dell’altare. "All’inizio dell’Agorà – racconta don Pierpaoli, responsabile del Centro di Loreto – abbiamo chiamato i vari giovani per nazionalità. A distanza di una settimana li abbiamo chiamati per nome, abbiamo scoperto i loro volti. Un modo per capire come le bandiere vengano dopo le storie, perché il rischio, mettendole davanti, è quello di perdere di vista i volti e, quando questo avviene, si può aprire la strada all’ostilità e alle violenze".

a cura di Michele Luppi – inviato SIR a Loreto