XXV CEN
Perché l’esperienza di Ancona continui
Si è concluso ieri, 11 settembre, ad Ancona, alla presenza di Benedetto XVI, il XXV Congresso eucaristico nazionale, che ha avuto per tema "Signore da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana". A Giuseppe Savagnone, direttore del Centro per la cultura della diocesi di Palermo, abbiamo posto qualche domanda sulle prospettive che sono emerse dall’incontro.
Come si può fare in modo che l’Eucaristia effettivamente incida sulla vita quotidiana?
"Il Congresso eucaristico ha scelto, a mio avviso, la strada migliore, individuando gli ambiti concreti in cui l’Eucaristia deve diventare offerta della propria vita. Perciò, il Congresso di Ancona ha rilanciato, in modo opportuno, nella loro ricchezza e nelle loro sfumature, gli ambiti individuati già nel Convegno ecclesiale di Verona del 2006: affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza. Infatti, il grande problema di calare l’Eucaristia nella vita sta nel metterla in rapporto con le situazioni e gli impegni che ognuno di noi vive. Il Congresso eucaristico ha dato lo stimolo, ma ora, per evitare che tutto ciò resti a livello astratto, le singole comunità parrocchiali, nodo vitale del nostro popolo cristiano, si devono interrogare su cosa significa vivere l’Eucaristia nella quotidianità: non esiste una ricetta unica, valida ovunque, ma bisogna rapportarla a un concreto territorio e all’oggi, a questo determinato momento storico".
In questo senso, i laici giocano un ruolo importante?
"I laici vanno, innanzitutto, formati, educati e valorizzati. È necessario nelle nostre chiese una formazione permanente affinché il laicato sia veramente capace di assumersi responsabilità. Altrimenti, c’è il rischio di trovarci di fronte a un laicato che vive una partecipazione episodica e individualistica, che difficilmente riesce ad agire in modo sistematico nella realtà. Adesso c’è molto protagonismo del laicato appartenente ai movimenti, una bellissima esperienza, ma non basta: dovrebbero essere protagonisti della nostra società anche gli altri laici, appartenenti al popolo di Dio che è in Italia".
Ieri, nella messa conclusiva ad Ancona, il Papa ha parlato dell’Eucaristia come antidoto all’individualismo…
"Per vincere l’individualismo, è necessario che le nostre comunità vivano una nuova stagione, in cui si sviluppi uno spirito educativo e la formazione di coloro che poi devono essere, nella società civile, educatori: genitori, professori, operatori di mezzi di comunicazione sociale. Questo è uno sforzo che richiede una conversione delle nostre parrocchie, come hanno sottolineato gli Orientamenti pastorali del primo decennio del Duemila. Perciò, la formazione permanente deve diventare la spina dorsale delle nostre parrocchie, per aiutare il discernimento comunitario e il confronto costruttivo sulla vita quotidiana".
Benedetto XVI ha anche detto che dall’Eucaristia nasce una nuova assunzione di responsabilità a tutti i livelli. Cosa possiamo dire di Eucaristia e politica?
"Purtroppo negli ultimi anni la dottrina sociale della Chiesa non è stata, come dovrebbe invece essere, un faro luminoso della politica. Non a caso, sia il Papa sia la Chiesa italiana insistono sulla necessità di una nuova stagione di politici. Secondo me, la nuova generazione di politici deve essere una generazione di cristiani che nelle loro comunità studiano la dottrina sociale della Chiesa, scoprendo così che essa ha un concetto di bene comune che non si riflette nelle scelte politiche degli ultimi vent’anni. L’Italia è andata indietro dal punto di vista etico e dell’immagine. C’è il rischio che i giovani considerino come l’unica legge possibile per andare avanti quella della giungla. Allora, come prima dell’Eucaristia c’è un esame di coscienza da parte di tutti, facciamo ammissione di quello che non ha funzionato nel passato, per dar vita a una svolta radicale. Per questo, ha fatto benissimo la Cei a fare dell’educazione il punto di partenza degli Orientamenti dei prossimi dieci anni: occorre educare i cristiani alla dottrina sociale della Chiesa".
Il card. Bagnasco, nel suo saluto al Papa, ha affermato che l’Eucaristia può essere una risposta alla marginalizzazione della fede e alla secolarizzazione. Cosa ne pensa?
"L’Eucaristia è il ‘più laico’ di tutti i sacramenti, perché il rito del sacrificio antico è stato abolito da Cristo e sostituito con il dono della vita reale, che Gesù ha fatto con la sua persona e che noi a nostra volta facciamo, celebrando l’Eucaristia, sulla scia dell’unico sacrificio importante davanti a Dio, quello di Cristo. Questo comporta che l’Eucaristia è incompatibile con ogni dualismo tra sacro e profano: non si può varcare la soglia del tempio come se si entrasse in un altro mondo, poi uscire e tornare nella vita reale, non tenendo conto di quello che il Vangelo ci chiede. Perciò, il Congresso eucaristico ha voluto giustamente proporre il radicale superamento del dualismo tra la sfera di un sacro avulso dalla vita e di un profano avulso dalla fede".