MEETING SANT'EGIDIO

Un destino comune

Il prossimo anno a Sarajevo

Una preghiera per la pace in diversi luoghi di Monaco, secondo le diverse tradizioni religiose. Cristiani, religioni indiane, buddisti, ebrei, scintoisti e musulmani. Si sono poi riversati sulle strade del centro della città raggiungendo in processione la celebre Marienplatz di Monaco di Baviera. Qui la Comunità di Sant’Egidio ha costruito un immenso palco dove tutti i leader religiosi hanno preso posto per la cerimonia finale. Dietro di loro campeggia la scritta con il titolo di questa 25ª edizione dell’incontro mondiale di preghiera per la pace (11-13 settembre): "Bound to live together" ("Destinati a vivere insieme"). L’appuntamento è il prossimo anno a Sarajevo.

Da Monaco, un’invocazione di pace. Ad accogliere a Marienplatz tutti i partecipanti all’incontro di preghiera per la pace è stato il card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco. "Dallo spirito di Assisi e dallo spirito della Sant’Egidio – ha detto – sorge un’ispirazione per la nostra comunità mondiale. Non sottovalutate la forza di questo incontro". L’arcivescovo ha invitato i leader religiosi a non sottrarsi "al futuro per paura" e a ricercare "le vie che ci permettono di progredire". Ed ha concluso: "Noi tutti siamo responsabili per la pace e per il futuro del mondo. Per questo non possiamo e non vogliamo risparmiarci. La pace è degna di ogni sforzo". Anche Andrea Riccardi ha detto: "Da Monaco si leva un’invocazione di pace, un inno alla vita. Partiamo più forti e più pieni di speranza di prima perché non abbiamo ceduto alla rassegnazione e al pessimismo". "Questa forza – ha aggiunto – spegnerà il fuoco della guerra, ci sosterrà quando dovremo portare la pace dove c’è odio, incomprensione, indifferenza. Non diamoci riposo finché non ci sia pace vicino a noi e in tutto il mondo".

Giappone, Norvegia, Repubblica democratica del Congo. Si sono alternate sul palco tre testimonianze. Dal Giappone ha preso la parola Gijun Sugitani, rappresentante straordinario del Tendai Zasu, monaco supremo della denominazione buddhista Tendai. "Dal fortissimo terremoto – ha detto – abbiamo imparato che gli esseri umani devono essere più umili di fronte alla natura e che siamo parte integrante di una grande famiglia". Il futuro, ha poi concluso, "è nella saggezza d’imparare l’arte della convivenza come scritto nelle antiche tradizioni religiose. Un mondo, una famiglia umana, questo è lo spirito di Assisi". Sulla tragedia del 22 luglio scorso in Norvegia che ha provocato la morte di 77 persone, la cui maggioranza erano giovani, ha dato la sua testimonianza il vescovo luterano di Oslo, Ole Christian Maelen Kvarme: "I fiori sono ormai sbiaditi. Ora dobbiamo vivere con il dolore e impegnarci per le nostre illusioni infrante". "Ciò di cui abbiamo bisogno ora non è minore apertura, ma più democrazia, e costruire la fiducia con il dialogo". E infine, Edith Dunia Daliwonga, di Bukavu, Repubblica democratica del Congo: aveva solo 9 anni quando scoppiò il genocidio rwandese: "Non ci si può salvare se non insieme – ha detto –, senza abbandonare nessuno al suo destino. Non bisogna abbandonare l’Africa".

L’appello finale. La lettura dell’appello finale è stata preceduta da un minuto di silenzio in cui si è fatto memoria di tutte le vittime delle guerre e delle violenze. "Non c’è futuro nella guerra. Non c’è alternativa al dialogo. Il dialogo è un’arma semplice a disposizione di tutti. Con il dialogo costruiremo un nuovo decennio e un secolo di pace. Diventiamo tutti artigiani della pace". È questo l’appello che i leader mondiali delle religioni hanno lanciato al mondo al termine del loro incontro a Monaco. "Dobbiamo con forza riproporre il problema della pace in tutte le sue dimensioni" perché "siamo destinati a vivere insieme e tutti siamo responsabili dell’arte del convivere. Il dialogo si è rivelato oggi l’arma più intelligente e pacifica. È la risposta ai predicatori del terrore, che addirittura usano le parole delle religioni per diffondere l’odio e dividere il mondo. Niente è perduto con il dialogo".

Sarajevo 2012. Sarà Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, ad ospitare l’edizione 2012 del meeting interreligioso mondiale della Comunità di Sant’Egidio. L’annuncio è stato dato dal Gran Mufti della città, Mustafa Ceric, e dal vescovo cattolico, mons. Pero Sudar, i quali hanno ricordato che nel 2012 ricorre il 20° anniversario del "sanguinoso e drammatico assedio" della città. "Sarajevo – hanno detto – è la città dell’antica coesistenza di ebrei, cristiani e musulmani. Da sempre viviamo insieme. Quando scoppiò la guerra, questo sembrò non essere più possibile". Oggi, dopo queste giornate a Monaco, "siamo ancor più convinti che questo antico sogno sia ancora possibile. Il prossimo anno a Sarajevo!".

a cura di Maria Chiara Biagioni e Daniele Rocchi – inviati SIR a Monaco di Baviera