1° FESTIVAL DOTTRINA SOCIALE

Volti, idee, azioni” “

Da domani a Verona con molti giovani

Domani, venerdì 16 settembre, si apre a Verona il primo Festival della dottrina sociale della Chiesa (www.festivaldsc.it). La manifestazione si svolgerà nel quartiere fieristico e nelle piazze della città e si concluderà domenica 18 con una "lectio magistralis" del card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato della Santa Sede, sul tema: "La spiritualità cristiana come modo di essere nel mondo per cambiarlo", e con una celebrazione eucaristica nel Duomo di Verona, presieduta dallo stesso cardinale. Durante i tre giorni della manifestazione, il mondo cattolico si confronterà su questioni economiche e sociali, partendo dal bagaglio culturale e valoriale sintetizzato all’interno della dottrina sociale. "Alla vigilia dell’evento, gli iscritti a partecipare sono più di mille, di cui molti giovani", annuncia Claudio Gentili, portavoce del Festival e direttore della rivista "La Società", soffermandosi sulle ragioni dell’iniziativa. Lo abbiamo intervistato.

Appare interessante la presenza dei giovani, in questo c’è continuità con la Settimana Sociale?
"Assolutamente sì. Ritengo che il Festival della dottrina sociale si ponga in diretta continuità con l’agenda sociale della speranza. Concretizziamo, come auspicato da Benedetto XVI nella ‘Caritas in Veritate’ ma anche in più occasioni dal card. Angelo Bagnasco e da mons. Mariano Crociata, quell’invito a dare importanza alla formazione nei confronti della dottrina sociale della Chiesa. In primo luogo, i soggetti più ansiosi di essere formati sono i giovani e la loro numerosa presenza al Festival né è una testimonianza. In secondo luogo, più che i politici o coloro che hanno responsabilità in ambito di partito, quello che ci ha veramente colpito è la partecipazione degli operatori del mondo sociale, economico, della cooperazione d’ispirazione cattolica, degli imprenditori, delle banche, delle assicurazioni. Tutto quel mondo degli uomini del fare, che di fronte al richiamo della creazione di una nuova generazione di politici cattolici intende dare un contributo".

Come s’inserisce il Festival nell’impegno educativo richiamato dai vescovi per il decennio?
"L’educazione e la formazione nei confronti dei valori della dottrina sociale si inseriscono pienamente nel programma per educare alla ‘vita buona del Vangelo’. Per farlo, però, occorre conoscere, praticare e testimoniare i quattro valori fondamentali, quei quattro punti cardinali della dottrina che sono il principio della persona, il principio di solidarietà, il principio di sussidiarietà e il principio del bene comune. Noto che questi principi, nell’agire quotidiano, negli spot televisivi, nella cultura diffusa, nel pensiero del laicismo dominante, sono costantemente contraddetti: il principio ‘persona’ dal diffuso individualismo, il principio ‘solidarietà’ dalla sua trasformazione in quell’assistenzialismo e parassitismo che tanta responsabilità hanno nei disastrosi conti pubblici del Paese, il principio ‘sussidiarietà’ con un asfissiante statalismo e il principio del ‘bene comune’ con una riflessione che nulla a che vedere con l’idea di bene morale inteso come vita buona della moltitudine".

In tutto questo che ruolo ha il territorio?
"Tra i protagonisti del Festival ci sono numerose realtà del mondo economico come Confcooperative e Ucid giovani. Direi, però, che fra i protagonisti ci sono i gruppi territoriali della dottrina sociale della Chiesa, alcuni nati dal collegamento sociale cristiano, attivi già da un po’ di anni, molti altri nati dopo la Settimana Sociale di Reggio Calabria, per rispondere al richiamo di rimettere al centro la formazione alla dottrina sociale della Chiesa. Parecchi di coloro che parteciperanno al nostro Festival sono stati protagonisti della rinascita di molte scuole diocesane di dottrina sociale".

Come si pone il Festival in questo momento di grave crisi?
"Sono convinto, come già sottolineato in diverse occasioni, che la crisi che viviamo non è soltanto, o meglio, non è prevalentemente finanziaria. È certamente anche una crisi finanziaria, causata da quella ‘cupiditas’, di cui dal Vangelo alla scuola francescana si richiama alla responsabilità nell’uso cattivo dell’attività economica. Ma accanto a questo tema della crisi finanziaria c’è la grande questione della credibilità del Paese. Penso che i cattolici, che lo vogliano o no, sono chiamati a una responsabilità sociale. Come hanno contribuito all’unità dell’Italia, alla nascita della Repubblica con la Resistenza, concorrendo in modo costruttivo alla Costituzione, sono chiamati oggi a dare una mano per ricostruire moralmente il Paese".

a cura di Costantino Coros – inviato SIR a Verona