cristiani discriminati

Anche l’Europa vigili

Mons. Mamberti (Santa Sede) al summit Osce

“Per prevenire i crimini di odio” contro i cristiani “è essenziale promuovere e rafforzare la libertà religiosa, il cui concetto deve essere ben chiaro fin dall’inizio”. Ne è convinto mons. Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati, intervenuto il 12 settembre a Roma al summit di alto livello “Prevenire e rispondere alle aggressioni e ai crimini di odio contro i cristiani” promosso dall’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). Oltre all’esponente vaticano, alle massime cariche dell’Osce – il nuovo segretario generale Lamberto Zannier e il direttore Janez Lenarcic -, all’incontro hanno partecipato il metropolita Hilarion di Volokolamsk, capo Dipartimento relazioni esterne del patriarcato di Mosca; Evaldas Ignatavicius, viceministro degli Esteri della Lituania, che detiene la presidenza di turno dell’organizzazione intergovernativa nata a Helsinki nel 1975; 150 rappresentanti dei 56 Stati membri, di comunità religiose e di ong.Episodi di violenza in 12 Paesi Osce. “Si potrebbe sostenere, e giustamente – ha riconosciuto mons. Mamberti -, che la maggior parte dei crimini di odio contro i cristiani nel mondo si verifica al di fuori dell’area Osce. Vi sono tuttavia segnali di pericolo anche all’interno di questa zona” e “il rapporto annuale dell’Odhir (Ufficio Osce per le istituzioni democratiche e i diritti umani) fornisce prove inconfutabili della crescente intolleranza contro i cristiani”. Secondo il documento, nel 2011 in almeno 12 Paesi dell’area Osce si sono verificati episodi di violenza contro i cristiani: aggressioni e/o discriminazioni, atti di vandalismo, profanazioni di chiese e cimiteri. La situazione è particolarmente critica in Kosovo e Albania, ma si registrano gesti d’intolleranza anche in Austria, Belgio, Francia e Spagna. Per questo, sottolinea mons. Mamberti, la Santa Sede “accoglie con favore” la risoluzione dell’Assemblea parlamentare dell’Osce adottata lo scorso luglio a Belgrado come “passo importante verso l’inizio di un dibattito pubblico sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani”. Rafforzare la libertà religiosa. Nel ribadire l’importanza, per la prevenzione di questi crimini, di promuovere e rafforzare anche in Europa la libertà religiosa, il diplomatico vaticano spiega che quest’ultima “non si può ridurre alla sola libertà di culto” ma, “con il dovuto rispetto per i diritti di tutti, la libertà religiosa comprende, tra gli altri, il diritto di predicare, educare, convertire, contribuire al dibattito politico e partecipare pienamente alle attività pubbliche”. La religione, spiega, “è più che un’opinione privata” e ha sempre “un impatto sulla società e i suoi principi morali”. Per mons. Mamberti, nell’area Osce godiamo di “ampio consenso sull’importanza della libertà religiosa. Per questo è importante proseguire il dibattito” su questa libertà, “sul suo legame fondamentale con l’idea di verità, e sulla differenza tra libertà religiosa e relativismo che si limita a tollerare la religione pur considerandola con un certo grado di ostilità”.Coordinare gli interventi. “È la prima volta che un vertice internazionale chiede che si riconosca quella dei crimini contro i cristiani come una categoria di rilievo anche giuridico e come un’emergenza umanitaria”, osserva il sociologo Massimo Introvigne, rappresentante Osce per la lotta all’intolleranza e alle discriminazioni contro i cristiani. “Questi crimini – precisa – si svolgono principalmente in Africa e in Asia, ma le nazioni dell’area Osce (Usa, Canada, Europa) devono urgentemente coordinarsi fra loro per un intervento più incisivo”. Al vertice di Roma è stato citato il caso di suor Laura Mainetti, religiosa italiana di cui è in corso la causa di beatificazione, “uccisa nel 2000 a Chiavenna da tre ragazze che erano state indotte da siti Internet all’odio e alla violenza contro la Chiesa cattolica”. È stata inoltre presentata una statistica della gendarmeria francese secondo cui ogni due giorni in Francia vengono attaccati una chiesa cattolica o un cimitero con profanazioni, distruzioni o atti vandalici.Minaccia a sicurezza e stabilità. Per il metropolita Hilarion di Volokolamsk, “gli Stati Osce devono fare di più per prevenire e combattere efficacemente i crimini di odio contro i cristiani” che Lamberto Zannier, neosegretario generale dell’organizzazione e già capo della missione Onu in Kosovo (Unmik), definisce “una minaccia alla sicurezza e alla stabilità di tutta l’area”. Per questo, assicura, la loro prevenzione “rientra a pieno titolo nei compiti di controllo e prevenzione dei conflitti dell’Osce” e richiede “la raccolta di dati attendibili sul verificarsi di questi episodi in tutti gli Stati membri”. Di qui la proposta di creare “una banca dati internazionale”. Da Evaldas Ignatavicius la proposta di “includere la violazione della libertà di fede nei codici penali nazionali” e la sottolineatura dell’importanza di “avviare un processo di riflessione ed educazione a tutti i livelli per costruire una consapevolezza pubblica e un’azione legislativa in grado di eliminare questa insidiosissima forma di violazione dei diritti umani”.