editoriale

Una nuova missione

L’Europa al centro del meeting “Bound to live together”

L’Europa è stata uno dei protagonisti della 25ª edizione dell’incontro mondiale di preghiera per la pace (Monaco di Baviera, 11-13 settembre) “Bound to live together” (“Destinati a vivere insieme”), promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Più volte chiamata in causa, rievocata nelle sue radici cristiane, nella sua capacità di superare conflitti e divisioni, l’Europa è stata al centro di vari interventi, tra i quali quello della cancelliera tedesca Angela Merkel, tra i più attesi e apprezzati dell’incontro interreligioso. “Non dobbiamo dimenticare i valori comuni europei, quelli che ci hanno permesso di avere una nostra Costituzione, all’interno della quale sarebbe stato molto importante avere il ricordo delle radici cristiane dell’Europa”, ha affermato la Merkel. “La casa europea non è nata in poco tempo, ha visto guerre e divisioni, ma oggi è solida grazie anche alle Chiese che hanno dato un contributo fondante al loro superamento”. Ed è questo messaggio di speranza che oggi l’Europa è chiamata a dare anche ad altri Paesi nella certezza che “la guerra è madre della povertà, la pace dello sviluppo”. Sulla missione dell’Europa nel mondo si sono soffermati anche altri relatori, come Maram Stern, vicesegretario generale del World Jewish Congress, che ha parlato il 12 settembre, e Andrea Riccardi, che, sempre il 12 settembre, ha aperto l’assemblea plenaria del convegno. Presentiamo alcuni passaggi dei due discorsi.“L’Europa dovrebbe essere protagonista sulla scena mondiale, anziché tirarsi indietro… Ci si aspetta dall’Europa che essa si assuma una maggiore responsabilità a livello internazionale. Ciò rappresenta un problema, non fosse altro perché in un concerto non tutti possono fare il primo violino. Nella politica europea ci sono troppi solisti e troppo pochi musicisti pronti a sottomettere le proprie ambizioni personali a quelle dell’orchestra. A causa di questi egoismi le istituzioni europee non funzionano bene come potrebbero. Questo è un peccato, perché la fondazione del Consiglio d’Europa e la graduale costruzione dell’Ue sono stati e sono ancora un modello che ha avuto successo e che ha portato la riconciliazione al continente. L’Europa si è data molti strumenti politici e diplomatici per aiutare e integrare: può stipulare accordi internazionali, dispone di mezzi per dare aiuto finanziario ed umanitario ecc. E tuttavia il peso diplomatico e politico delle istituzioni europee è troppo spesso inefficace, e attraverso i conflitti di competenza e la piccineria politica l’Europa perde la sua capacità di agire. Nel novembre del 2009 il nuovo presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ci ricordava che l’Europa è una comunità basata su valori, e che essa deve assumere un ruolo importante nel mondo. Considerando la realtà attuale, c’è veramente da fare molto. Cosa dunque deve fare l’Europa, intendendo non l’Ue, ma l’Europa in senso lato? Penso innanzitutto che l’Europa possa avere un ruolo guida soltanto se riflette sulle sue tradizioni socioculturali e, da osservatore passivo di ciò che avviene nel mondo, diventa attore. Le trasformazioni politiche, economiche e sociali che il nostro mondo sta vivendo sono drammatiche, anche se, al momento, sono poco avvertite nell’Europa ricca e stabile. Nel nostro mondo sempre più interattivo, in cui tutto si svolge velocemente, non è più concepibile affrontare i problemi – per esempio quello dei rifugiati alle nostre frontiere – nel momento in cui essi si manifestano. Piuttosto, per anticipare crisi future, è necessario agire in via preventiva, mantenendo uno sguardo globale. L’Europa ‘opera politica’ si trova davanti a grandi sfide, che riguardano il suo futuro e la sua immagine nel continente stesso e nel mondo”.(Maram Stern, vicesegretario generale del World Jewish Congress)“Finora l’Europa è sempre stata un esempio per il mondo… La democrazia, lo stato di diritto e la salvaguardia dei diritti umani, come è noto, sono parte dei ‘beni’ che l’Europa ha avuto più successo nell’esportare. Dovunque, nel mondo, gli uomini e le donne trovano nel successo che questi principi e valori hanno avuto e tuttora hanno in Europa la motivazione per la loro lotta per la libertà e per la dignità umane. (…) D’altra parte, dopo i massacri della guerra e dell’olocausto divenne anche evidente che l’Europa sarebbe cambiata e che avrebbe assunto una nuova missione, un nuovo compito: quello di diffondere la democrazia, la pace e la protezione degli uomini – e promuovere i diritti delle minoranze nel mondo. Dal mio punto di vista questa è la missione centrale dell’Europa nel mondo. L’Europa non è il poliziotto del mondo. Piuttosto, l’Europa dovrebbe offrire il proprio aiuto affinché anche altrove si affermi quel patrimonio spirituale che nel nostro continente è stato la base per il benessere e la pace”. (Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio)