L'ALTRA ECONOMIA
Loppianolab 2011: un’esperienza controcorrente
I vent’anni dell’economia di comunione e i progetti per il futuro. Questo il tema al centro della giornata odierna di "LoppianoLab 2011", l’evento organizzato, per il secondo anno consecutivo, da Polo Lionello Bonfanti, Centro internazionale di Loppiano, Istituto universitario Sophia e gruppo editoriale Città Nuova. Quattro giorni (da giovedì 15 fino a domenica 18) sul tema "Sperare con l’Italia. In rete per il bene comune nel 150° dell’Unità". Il SIR ne ha parlato con Eva Gullo, presidente di "Economia di comunione spa", la società che gestisce il Polo Bonfanti.
Perché la scelta di riproporre "LoppianoLab"?
"Dopo la prima edizione, siamo stati sollecitati da chi aveva partecipato a continuare il laboratorio con eventi che si sono succeduti durante l’anno, fino a questi quattro giorni. L’interesse che ha ‘LoppianoLab’ è innanzitutto quello di approfondire nuovamente il tema della rete in questo 150° dell’Unità d’Italia. Vogliamo continuare a riflettere, per offrire spunti e stimoli. Per questo, a fianco dell”Expo 2011′, con 41 aziende espositrici oltre alle 23 del Polo Lionello Bonfanti, stiamo svolgendo eventi di tutti i tipi, soprattutto relativi all’area economica, ma anche culturali. L’obiettivo è di conoscersi tra imprenditori, avviare contatti che possono fare rete, creare occasioni di business e anche perché no affrontare meglio la crisi. Lavorare insieme e sostenersi è l”antivirus’ necessario oggi. E questo nasce dalla conoscenza".
Ieri è stata messa a tema dei dibattiti la cultura della reciprocità. In che misura questa serve per fare impresa?
"La ‘cultura della reciprocità’ si manifesta in un’impostazione e gestione dell’impresa che mettano al centro la persona, facendo sì che al cuore di tutte le dinamiche aziendali vi siano il bene-persona, e il benessere della persona. Dai rapporti tra datore di lavoro, lavoratori e collaboratori al rapporto con i fornitori e persino con i concorrenti. Ma anche intendendo l’impresa come bene comune, ricordando che tutto quello che fa ha anche un impatto sociale. Ed è da questo che nasce l’economia di comunione".
Quali sono i principi cardine dell’economia di comunione?
"Come detto, dapprima condurre una vita all’interno dell’impresa ispirata alla cultura della reciprocità. La reciprocità, però, si deve anche aprire fuori dall’impresa, ed ecco che l’imprenditore sceglie di donare liberamente una parte degli utili per promuovere e sviluppare progetti a sostegno degli indigenti, nonché per diffondere questa cultura che diventa precondizione per un’economia nuova. Terzo obiettivo è lo sviluppo dell’impresa, cioè creare posti di lavoro e ricchezza. In sintesi, si tratta di orientare la vita intra ed extra ecclesiale verso il bene comune".
Il Polo Lionello Bonfanti, dove si svolge l’"expo", è un simbolo di questa economia di comunione…
"Sì, e con ‘LoppianoLab’ vogliamo mostrare un distretto industriale sui generis, un laboratorio vivo di questo progetto. Qui sono stabilmente presenti 23 aziende che vivono secondo la cultura dell’economia di comunione e della reciprocità all’interno di ciascuna, come pure nei rapporti tra aziende. Così vediamo pure come è possibile costruire, insieme, risposte ai problemi che ciascuna realtà imprenditoriale, da sola, non sarebbe in grado di dare".
L’economia di comunione non è, però, un’esclusiva di Loppiano: ci sono circa 200 aziende, nelle varie parti d’Italia, che vi aderiscono. Come vivono questo loro impegno sul territorio, magari a fianco di altre realtà che s’ispirano a principi differenti?
"Le linee guida per tutte le aziende che aderiscono all’economia di comunione sono le medesime. Sul territorio gli imprenditori aderenti cercano ovunque di confrontarsi, incontrarsi, e magari creare un certo fermento per diffondere questi principi".
Di fronte alla crisi, quale risposta viene dalle vostre aziende?
"Sicuramente sperimentiamo che l’economia di comunione ci ‘costringe’ ad ampliare lo sguardo, al di là delle nostre singole realtà. L’invito è a tenere duro, costruendo rapporti e relazioni. È questo l’investimento da fare, che sviluppa creatività, nuove idee e soluzioni, anche laddove la situazione è drammatica. Ad esempio, questa mattina si parlava di riduzione degli stipendi per mantenere tutti i posti di lavoro. È stata una proposta partita proprio dai lavoratori: ma se non si fosse seminata negli anni, con fatica e il lavoro di ogni giorno, una certa cultura d’impresa, di sicuro non si sarebbe arrivati a questo risultato. Il rapporto nel segno del rispetto reciproco diventa linfa vitale per affrontare i momenti di depressione".