UE E CRISI ECONOMICA

Non parole al vento

Il monito di Barroso va anche al G20

Una nuova fase recessiva forse non è imminente, ma di certo l’economia Ue è ancora ferma al palo. Gli Stati Uniti rallentano, la Germania non fa da volano all’Europa, mentre il quadro mondiale è fosco. È quanto emerge dalle Previsioni intermedie rese note il 15 settembre dal commissario agli affari economici e monetari Olli Rehn. Il quale ha prontamente avvertito: "La crisi del debito sovrano si è aggravata e le turbolenze sui mercati finanziari sono destinate a frenare l’economia reale". Per "avviare la ripresa è fondamentale salvaguardare la stabilità finanziaria e mettere i bilanci su un percorso che non lasci dubbi sulla sua sostenibilità".
Dunque rigore nei conti pubblici per liberare, nel medio periodo, energie finanziarie da destinare alla crescita e all’occupazione, perché la mancanza di lavoro è un vero dramma per milioni di famiglie in tutto il continente.
Rigore e sviluppo: le istituzioni comunitarie lo ripetono da mesi. Lo hanno sottolineato per l’ennesima volta nei giorni scorsi anche il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e quello della Commissione, José Manuel Barroso. Quest’ultimo è stato piuttosto esplicito in settimana dinanzi all’emiciclo dell’Europarlamento a Strasburgo: "I governi devono fare sul serio. Le chiacchiere non bastano".
E mentre la crisi fa un’altra "vittima politica" – in Danimarca il governo di centrodestra del liberale Lars Loekke Rasmussen cede il passo nelle elezioni politiche alla leader socialdemocratica Helle Thorning Schmidt – sembra finalmente intravvedersi un accordo sul "six-pack", ovvero i sei provvedimenti legislativi che aprirebbero la strada alla governance economica rafforzata a livello Ue (un vertice dei 27 capi di Stato e di governo è già fissato per il 17-18 ottobre).
Rehn, dopo aver segnalato che l’Europa è prossima alla crescita zero, ha ribadito agli Stati membri che "le riforme strutturali sono più importanti che mai per creare il futuro potenziale di crescita". Ad esempio le riforme dei sistemi previdenziali o quelle del mercato del lavoro, come pure gli investimenti per la formazione e la ricerca: non si tratta di "obblighi" che devono essere "imposti dall’Ue", come qualche premier insiste a raccontare, ma sono piuttosto dei punti fermi per il buon governo di ogni paese, da realizzare "a prescindere", nel rispetto delle realtà nazionali, e tenendo fisso lo sguardo sulla complessa situazione internazionale.
Non a caso il summit G20 del 3-4 novembre a Cannes, sotto presidenza francese, tornerà sui temi economici e sui tentativi di risposta alla crisi, affrontando il punto-chiave della crescita sostenibile. Che, come direbbe Barroso, richiede impegni precisi e fatti concreti, non parole al vento.