EVASIONE FISCALE

Illegalità da combattere

Francia: un documento di associazioni cattoliche e organismi ecclesiali

Lotta all’evasione e ai paradisi fiscali e giudiziari, campagna di denuncia per l’assenza di trasparenza nei sistemi bancari, no alle legislazioni che proteggono gli evasori. È un sistema sommerso da combattere perché le sue conseguenze finanziare favoriscono il mercato illegale, togliendo finanziamenti alle fasce di popolazioni più deboli e ai progetti di sviluppo nei Paesi del sud del mondo. Un vero e proprio giro di miliardi di euro che vengono tolti alla solidarietà e intascati dalla grande finanza. Questa la battaglia che un gruppo di associazioni francesi sta portando avanti con una serie di iniziative concrete e la pubblicazione di un documento di 13 pagine diffuso in 55 mila copie dal titolo "Al servizio del bene comune. In nome della loro fede, i cristiani si impegnano per una più forte giustizia fiscale". Protagonisti dell’iniziativa sono "Ccfd-Terre Solidaire", Ceras, Caritas Francia e Giustizia e Pace Francia, con il suo presidente mons. Michel Dubost, vescovo di Evry-Corbeil Essonne.

I buchi neri della finanza. Il documento si apre con un appello alla responsabilità sociale, al dovere cioè di contribuire al finanziamento delle spese pubbliche attraverso il sistema fiscale. "Questo obbligo – si legge nel libretto – fa parte di un etica minimale costitutiva della responsabilità sociale di ciascuno, senza la quale le società si trasformerebbero in giungle dominate dalla legge del più forte. I fenomeni di interdipendenza da una parte e l’estrema povertà che colpisce alcune popolazioni dall’altra, rendono poi ancor più imperativo il compimento di questo obbligo". "I paradisi fiscali e giudiziari sono buchi neri della finanza internazionale. Essi non si trovano più solo in qualche isola esotica, spesso sono localizzati anche nel cuore delle grandi metropoli, nei quartieri degli affari. Questi sistemi finanziari offrono un alto grado di opacità, soprattutto grazie al segreto bancario e la possibilità di creare società-scrigno che preservano l’anonimato dei loro proprietari ed una fiscalità debole o nulla per i non-residenti". Si creano dunque territori che permettono alle imprese di evadere le imposte, di eludere ai controlli e addirittura di riciclare denaro sporco del crimine organizzato.

Uno strumento di democrazia. Il giro d’affari – denunciano le associazioni francesi – è "colossale". In Francia, la frode fiscale costa al Paese dai 40 ai 50 miliardi di euro. Ma la cosa che preoccupa di più sono le conseguenze sullo Stato sociale. "Senza imposta – fanno notare le associazioni – lo Stato si riduce all’impotenza e la solidarietà è lasciata alla responsabilità personale. La mancanza di entrate per gli Stati riduce considerevolmente i loro margini di manovra e lede le popolazioni più deboli. Sono infatti le politiche di ridistribuzione ad esserne maggiormente danneggiate: i servizi pubblici come sanità ed educazione non possono essere assicurati; gli investimenti per il futuro sono bloccati, l’indebitamento diviene problematico. E per compensare queste perdite, gli Stati non hanno altra soluzione che aumentare le imposte sui consumi penalizzando i più poveri, accrescere la pressione fiscale sulle imprese che non fanno ricorso ai paradisi fiscali, indebitarsi o fare appello ai finanziamenti internazionali". Di fronte a questo scenario, "è tempo di riabilitare l’imposta per quello che è e deve essere: uno strumento al servizio della solidarietà e del bene comune, un mezzo che contribuisce al legame sociale e alla democrazia".

Salute economica. "Noi non siamo nemici della finanza", assicura Guy Aurenche, presidente di Ccfd-Terre Solidaire, anche se poi aggiunge subito: "riteniamo però che lungi dall’essere una questione riservata ai soli specialisti, il problema dei paradisi fiscali coinvolge tutti e deve essere portata per strada, davanti ai nostri politici, fino alle urne. Noi riteniamo che sia arrivato il momento di farlo. Perché se nessuno gioisce della crisi, essa però ci invita concretamente e in maniera pressante a superarla e a ricostruire". Non è la prima volta che in Francia, i cristiani intraprendono un impegno a favore della giustizia fiscale ottenendo anche dei risultati: nel 2008, la petizione lanciata da un cartello di associazioni cattoliche e pubblicata sulla rivista "Pelerin" ha indotto il presidente della Repubblica francese a rivedere lo statuto di Andorra e Monaco come paradisi fiscali. "Si tratta – aggiunge François Soulage, presidente del Secours catholiqeu-Caritas France – di combattere un sistema che impedisce di fatto a miliardi di euro e di soldi pubblici di entrare nel circuito degli aiuti allo sviluppo e poiché i tempi di crisi questi aiuti diminuiscono, occorre andare a cercare le risorse finanziarie là dove esistono". Oltre quindi alla pubblicazione del documento, sono previste una serie di iniziative come la campagna "Aidons l’argent": la sua finalità è porre al centro del G20 di Cannes (previsto dal 3 al 4 novembre) la questione "urgente" dei paradisi fiscali, di "denunciare questo scandalo". "Non è solo una questione morale, è anche una questione di salute economica e per i Paesi del Sud del mondo, uno snodo centrale per lo sviluppo". La campagna prevede l’invio al presidente Sarkozy per mail e posta di cartoline entro il 27 ottobre ed un Summit a Nizza (31 ottobre-3 novembre), su questi temi, sempre in vista del G20 di Cannes.