COMMISSIONE UE
Il documento “Governance Schengen” sulla mobilità interna
Un documento intitolato “Governance Schengen – Rafforzare lo spazio senza controlli alle frontiere interne” e due proposte legislative: la prima intesa a “rafforzare la gestione dello spazio Schengen”; la seconda per “definire un meccanismo decisionale europeo che tuteli l’interesse comune”. La Commissione europea, rispondendo al mandato ricevuto dai 27 Stati Ue, interviene sul problema della mobilità interna ai confini dell’Unione, al fine di “garantire la libera circolazione di centinaia di migliaia di cittadini Ue e di Paesi terzi che ogni giorno viaggiano al suo interno”. Un vero sistema europeo. Dopo i numerosi problemi evidenziatisi negli anni, e acuiti negli ultimi tempi con gli sbarchi di immigrati provenienti dal nord Africa, l’Esecutivo intende mettere dei punti fermi sul funzionamento dell’area Schengen. “In effetti – sostiene la Commissione – urge raccogliere alcune sfide che, in mancanza di un approccio efficace e coordinato, rischiano di mettere a repentaglio l’intero funzionamento” dello spazio di libera circolazione, il quale rimane uno dei capisaldi dell’integrazione comunitaria. “Con queste proposte tuteliamo il futuro dello spazio Schengen – ha affermato Cecilia Malmström, commissaria per gli affari interni -. È nostro dovere assicurare una governance Schengen salda e basata su regole chiare e trasparenti che vadano nel senso di una maggiore efficienza del sistema”. Secondo la rappresentante svedese nel Collegio, le proposte avanzate il 16 settembre “introducono un sistema decisionale europeo che andrà a rafforzare la fiducia reciproca fra Stati membri e renderà lo spazio Schengen più atto a far fronte a sfide future ed eventi imprevedibili”. Le regole attuali non funzionano. “Rafforzandone la dimensione comunitaria intendiamo proteggere una delle conquiste più care dell’Unione europea: la libera circolazione dei suoi cittadini”, ha precisato ancora Cecilia Malmström. Nel documento di valutazione del sistema di libera circolazione entro i confini dell’Unione, che ha richiesto mesi di preparazione, sollevando anche visioni differenti del problema in sede Ue, si legge ancora: “In uno spazio senza frontiere interne, intaccare l’integrità di una sola delle sue parti significa intaccare la totalità del territorio Schengen e dell’Unione in generale”. L’attuale sistema, “fondato su un meccanismo intergovernativo di valutazione tra pari e coniugato con la possibilità, in circostanze eccezionali, di decisioni nazionali di ripristino dei controlli alle frontiere interne, si è dimostrato inefficiente. Occorre fare di più per migliorare la gestione di questo spazio comune e dare sostegno adeguato agli Stati membri alle prese con situazioni critiche”. La Commissione ha adottato una linea che ora verrà sottoposta a Consiglio e Parlamento Ue.Check-up periodici. La Commissione, dopo aver valutato vari casi concreti, fra cui il braccio di ferro politico tra Francia e Italia proprio in ragione della gestione dei migranti provenienti dall’Africa, ha constatato che “gli strumenti di cui attualmente disponiamo per monitorare i nostri punti deboli e porvi rimedio sono insufficienti”. Da qui l’idea di sviluppare un nuovo meccanismo di valutazione Schengen, che “trasformerebbe l’attuale approccio intergovernativo di valutazione tra pari in una autentica governance di livello europeo”. Più potere decisionale all’Europa, dunque, facendo salvo il diritto degli Stati di bloccare le frontiere temporaneamente (5 giorni) in casi eccezionali (motivi di sicurezza interna e di ordine pubblico), rimettendo poi la decisioni alla Commissione Ue per un giudizio “super partes”. Per controllare l’applicazione delle regole di libera circolazione potrebbero poi essere predisposte “visite di monitoraggio” in uno o più Stati membri, guidate dalla Commissione “insieme a esperti di altri Stati membri e di Frontex”. “Una relazione stilata a seguito di ciascuna visita identificherà le lacune e presenterà proposte chiare di intervento correttivo”. Inoltre viene proposto un check-up del funzionamento di Schengen da tenersi due volte l’anno nell’ambito di un dibattito in sede di Consiglio e di Parlamento europeo.Approccio collettivo e solidarietà. Il nuovo regime prevede anche la possibilità di ripristinare i controlli alle frontiere interne per eventi definiti “prevedibili”, come manifestazioni sportive o importanti riunioni politiche: in questo caso la decisione andrebbe assunta a livello europeo “sulla base di una proposta della Commissione sostenuta da una maggioranza qualificata” di Stati membri. La Commissione prevede anche interventi a favore di un singolo Stato che è interessato a fenomeni straordinari di pressione alle frontiere esterne, in chiave solidaristica (misure di sostegno tecnico e finanziario a carico dell’Ue). Ma, “se nonostante le misure di sostegno le carenze gravi dovessero persistere, allora si potrà decidere di autorizzare il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne”, per evitare decisioni unilaterali dei singoli Stati membri e “stabilire un approccio collettivo a tutela dell’interesse comune”.