EDITORIALE

Una buona scossa

Europa: l’urgenza di una fede cristiana autentica

Nell’anno in cui il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa celebra i suoi 40 anni, è ancora più evidente il bisogno che in Europa, ogni persona, le comunità e anche le istituzioni, hanno di Cristo. Non a caso l’assemblea plenaria del Ccee nel 2011 rifletterà sul tema della nuova evangelizzazione, in attesa della XIII Assemblea generale del Sinodo dei vescovi convocata dal Papa sullo stesso tema per l’ottobre 2012, e prima di realizzare, il 22 novembre prossimo, insieme al Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, un incontro tra vescovi e persone della cultura, della politica e della comunicazione per una reciproca testimonianza. Con la missione evangelizzatrice, la Chiesa che è in Europa, seguendo il Suo Maestro, ha sempre l’inquietudine di portare il Vangelo a tutti. La nuova evangelizzazione non è sicuramente il risultato di una campagna di marketing o di un adattamento della morale della Chiesa alle idee oggi in voga. Nell’approccio alla nuova evangelizzazione bisogna essere consapevoli del principio dell’Incarnazione, che ci fa cogliere il modo di agire di Dio nel suo entrare nella storia degli uomini. La nuova evangelizzazione parte dalla fede nell’Incarnazione, dove trova il suo centro, e si lascia guidare dall’avvicinarsi di Dio alla vita dell’uomo contemporaneo. Per evangelizzare allora è importante ascoltare gli impulsi culturali, cercare di conoscerne i dinamismi intrinseci, ossia i valori di fondo e le relazioni complesse che vi sono sottese, sapendo tuttavia che il mistero dell’Incarnazione porta con sé la sfida del dono inaspettato e che l’incontro con Cristo è assoluta novità per ogni persona umana.La Giornata mondiale della gioventù, da poco vissuta da milioni di giovani a Madrid, ha mostrato che quello che più attira i giovani – ma anche gli adulti – è la verità e la bellezza della carità come anche il silenzio della preghiera e la testimonianza del coraggio di quelli che si mettono totalmente al servizio di Dio. L’uomo toccato da Dio è l’uomo che si è incontrato con il Volto di Gesù e la cui vita veramente inizia a rinascere. L’evangelizzazione comincia sempre come risposta alle domande di senso che l’uomo porta in sé. All’interno del pluralismo culturale odierno, nell’attuale realtà variegata e frammentaria, l’annuncio del Vangelo può essere efficace se raggiunge le coscienze e favorisce l’incontro personale con Cristo, perché solo l’amicizia personale con Lui può portare luce sul cammino dei credenti e li rende capaci di testimoniarLo ed annunciarLo.Questo, tuttavia, presuppone innanzitutto che ci si renda conto che il primo protagonista dell’evangelizzazione è, sempre e comunque, lo Spirito Santo. È lo Spirito di Dio che parla ai cuori degli uomini, li apre alla comprensione del piano divino, accompagna nella missione ed infonde coraggio. È Lui che rende ognuno di coloro che liberamente si lasciano trascinare dalla Sua presenza, capaci di ferma e decisa testimonianza del Vangelo. Non esiste qualcosa di più provocante del Vangelo, realtà che oltrepassa l’orizzonte terreno e ci rivela la portata dell’Incarnazione del Figlio di Dio, punto focale della storia, manifestazione dell’amore che si dona fino alla fine.L’Europa ha bisogno di persone capaci di vivere la loro fede fino in fondo nella vita quotidiana, ma anche nel mondo della cultura, dell’educazione, della scienza, della politica, dell’economia…e di comunicarla a tutti. Già nel 1943, come ha ricordato il Santo Padre in Croazia durante la sua visita nello scorso mese di giugno, il beato Cardinale Stepinac, diceva: “Uno dei più grandi mali del nostro tempo è la mediocrità nelle questioni di fede. Non facciamoci illusioni…O siamo cattolici o non lo siamo. Se lo siamo, bisogna che questo si manifesti in ogni campo della nostra vita” (Omelia nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, 29 giugno 1943). Per riuscire a vincere questa tentazione alla mediocrità, il cristiano ha bisogno di tenere vivo il suo rapporto con Cristo, ben chiara la sua appartenenza alla Chiesa, la sua coscienza di essere membro vivo della comunità ecclesiale che offre una pienezza di vita prima inimmaginabile e quindi di accogliere tutti i doni di Dio soprattutto attraverso i sacramenti. Il tesoro ricevuto è anche un richiamo ad andare all’incontro degli altri senza pretesa ma traboccando di gioia per la scoperta del volto buono di Dio che ci abbraccia e ci salva.La nuova evangelizzazione avviene attraverso coloro che sono stati toccati dalla presenza di Cristo sperimentata nella comunione della Chiesa e che vedono la loro vita cambiata per la potenza dello Spirito Santo. Queste persone apportano al mondo una novità, una continua novità, una gioia ed una vera fecondità. La loro fede non toglie, anzi spesso aumenta, il peso della croce anche fino al martirio, se necessario, ma colloca ognuno nella posizione di poter affrontare, insieme a Cristo, tutte le sfide non come minacce ma come occasioni per entrare in una relazione ancora più profonda con Cristo e con tutti gli uomini. Come si è visto a Madrid, ma ho anche ben presente la visita del Santo Padre in Croazia nel giugno 2011, ci sono tante famiglie e tanti giovani desiderosi di vivere fino in fondo la fede cristiana. Non c’è quindi bisogno di cambiare le circostanze o tanto meno l’insegnamento della Chiesa per cominciare ad evangelizzare. C’è bisogno di cambiare i cuori, di essere innamorati di Cristo e di lasciare che il suo Spirito rinnovi la vita. La Vergine Santissima, nel suo Sì a Dio, ci indichi il cammino e ci accompagni nella nostra risposta di adesione ed offerta, nel nostro Sì, anche quando questo è più titubante; la sua materna intercessione non venga mai a mancare.