L'ALTRA NAPOLI
Un prete e i suoi giovani nel Rione Sanità
"Solo la bellezza può salvare il mondo". Partendo da questo presupposto don Antonio Loffredo, parroco di tre basiliche e quattro chiese nel Rione Sanità di Napoli, un convento, tre case canoniche e direttore delle catacombe di san Gennaro, di san Gaudioso e di san Severo, è riuscito in un decennio a fare tanto in un quartiere noto soprattutto per il degrado e la criminalità.
Due ricchezze. "Io sono originario di un quartiere adiacente a quello della Sanità racconta il sacerdote ma poi sono stato parroco in periferia. Quando sono arrivato dieci anni fa qui, mi sono messo in ascolto del Rione, che ha profonde ferite e quindi sospettoso verso chiunque viene da fuori". Un quartiere che ha l’aspetto di un ghetto chiuso e dove "la criminalità trova un terreno fertile", ma dove don Antonio, nella sua attività di "osservazione", ha colto subito due ricchezze: "La prima è l’umanità, che in questo quartiere è vissuta nella quotidianità. La seconda è il ricco patrimonio storico e artistico". A questo punto don Loffredo ha deciso di puntare sui più giovani del Rione attraverso tre tipi di azione: "Rieducare, recuperare i beni, fare impresa". In questo percorso "di riqualificazione urbanistica e di riscatto sociale" è stato importante, ricorda il parroco, l’incontro con l’associazione "L’Altra Napoli" di Ernesto Albanese, che "ha offerto competenze e contatti con aziende e istituzioni private che hanno finanziato i nostri sogni".
Il fattore cultura. Il primo passo è stato, da un lato, "il restauro e la valorizzazione dei beni storico-artistici monumentali del quartiere" e, dall’altro, "coinvolgere i giovani in laboratori di musica, teatro, restauro. Infatti, il fattore culturale può guarire le ferite dell’uomo dal di dentro e cambiare il cuore delle persone". Così, chiarisce don Antonio, "abbiamo iniziato a restaurare case, chiese, chiostri per poi renderli fruibili a tutti, abbiamo creato nel convento una piccola struttura recettiva, abbiamo lanciato una campagna di ‘adozione’ di affreschi nascosti nel quartiere per trovare sponsor privati che ci aiutassero a restaurarli". Un investimento fondamentale è stato quello sui giovani del Rione, "poco adatti a stare costretti tra i banchi di scuola perché qui nelle famiglie non c’è tradizione di scuola". Dal 2001 si è cercato di aprire la loro mente in un altro modo: "Viaggiare per il mondo per un confronto con gli altri, per alimentare lo spirito vitale". "I ragazzi, dopo essersi accostati a musei, pinacoteche, conservatori, affreschi, basiliche, biblioteche, sentono il bisogno di acculturarsi dice il parroco ; perciò, lavorano di giorno e di sera frequentano la scuola serale, poi vanno all’Università con ottimi risultati. Questo è un cambiamento notevole". Per i più piccoli, che in casa non trovano sostegno negli studi, è pensato il doposcuola in due case: "L’altra casa" e la "Casa dei Cristallini", dove "educatori aiutano i bambini a crescere e ad appropriarsi di un uso ricco della parola. Nelle case si gioca, si riflette, si studia insieme".
Opportunità di lavoro. Le iniziative non si fermano qui. Ad esempio, da quattro anni il sacerdote ha fondato, seguendo il sistema Abreu, l’orchestra sinfonica "Sanitansamble" di 34 ragazzi, oggi di età compresa tra i 10 e i 16 anni, che ha suonato al San Carlo e in altre città italiane. "Lo studio della musica afferma don Loffredo ha avuto ricadute positive anche sul rendimento scolastico. L’obiettivo, in generale, è fare cittadini migliori". Ad un altro gruppo di ragazzi, riuniti nell’associazione "Sotto il ponte", è stata data un’altra chiesa con locali annessi: così "nel quartiere di Totò dove tutto è teatro, ci sono cento ragazzi che fanno danza, teatro, palestra". Non basta: se il lavoro non c’è, bisogna crearlo, così nascono al Rione Sanità delle imprese per i giovani. "Le imprese sono tre racconta ancora don Antonio . La prima è la cooperativa ‘La Paranza’, che è composta da 11 giovani, che gestisce le Catacombe di Napoli e la struttura recettiva nel convento, la Casa del Monacone, e accompagna gli ospiti in giro per il quartiere. La seconda, la cooperativa ‘Iron Angels’, è un laboratorio di arte povera dove tre giovani sono guidati dall’architetto e designer Riccardo Dalisi. Opera loro sono gli arredi alle Catacombe di san Gennaro, alla Casa del Monacone, al Giardino degli Aranci. La terza è la cooperativa ‘L’Officina dei talenti’, dove lavorano con contratto cinque ragazzi e altri sono chiamati quando c’è più lavoro. Frutto del loro impegno l’impianto di illuminazione delle Catacombe di san Gennaro e di tutte le altre strutture rinnovate nel Rione". Proprio le Catacombe di san Gennaro sono un fiore all’occhiello dell’attività di don Loffredo. "L’arcivescovo di Napoli ha chiesto alla Pontificia Commissione di archeologia sacra di passare la gestione alla diocesi che poi l’ha affidata ai giovani de ‘La Paranza’. È stato rimarca il sacerdote un grande atto di fiducia ai giovani". Il 1° ottobre a visitare le Catacombe sarà il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invitato dalla Fondazione con il Sud, che in occasione del suo quinto anniversario di fondazione, organizza a Napoli la manifestazione "Con il Sud Giovani e Comunità in rete", proprio negli spazi delle Catacombe di san Gennaro.