IL PAPA IN GERMANIA
Oggi con musulmani, Chiesa evangelica, celebrazione ecumenica e vespri
L’incontro con la comunità musulmana presso la nunziatura apostolica di Berlino, poi il trasferimento a Erfurt, dove il Papa ha incontrato i rappresentanti del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania e partecipato a una celebrazione ecumenica nell’ex convento degli Agostiniani. Questi gli appuntamenti principali della seconda giornata del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Germania. Nel pomeriggio, in programma la celebrazione dei vespri mariani alla Wallfahrtskapelle di Etzelsbach.
Rispetto reciproco e valori inalienabili. "Molti musulmani attribuiscono grande importanza alla dimensione religiosa" e "la Chiesa cattolica s’impegna fermamente perché venga dato il giusto riconoscimento alla dimensione pubblica dell’appartenenza religiosa" in una società che, invece, "tende ad emarginare questo aspetto o ad ammetterlo tutt’al più nella sfera delle scelte individuali dei singoli", ha detto il Papa nel primo incontro della giornata, quello con la comunità islamica. La dimensione pubblica dell’appartenenza religiosa, ha aggiunto, è "un’esigenza" che non è irrilevante nel contesto di una società maggiormente pluralista, ma va fatta "attenzione che il rispetto verso l’altro sia sempre mantenuto. Il rispetto reciproco cresce solo sulla base dell’intesa su alcuni valori inalienabili, propri della natura umana, soprattutto l’inviolabile dignità di ogni persona". In Germania "tale quadro di riferimento comune è rappresentato dalla Costituzione", ha ricordato Benedetto XVI, per il quale "è significativo il fatto che la legge fondamentale" esprima principi come la libertà di culto pubblico "in un modo ancora oggi valido". Quel testo è valido perché "i padri della legge fondamentale ebbero la piena consapevolezza" di "dover cercare un solido terreno, nel quale tutti i cittadini potessero riconoscersi. Nel fare ciò essi non prescindevano dalla propria appartenenza religiosa; per molti di loro, anzi, la visione cristiana dell’uomo era la vera forza ispiratrice". Tuttavia "sapevano di doversi confrontare con uomini con una base confessionale diversa o addirittura non religiosa: il terreno comune fu trovato nel riconoscimento di alcuni diritti inalienabili, che sono propri della natura umana e che precedono ogni formulazione positiva". Su questa base, secondo Benedetto XVI, è "possibile una collaborazione feconda tra cristiani e musulmani".
Testimoniare insieme il Vangelo. Parlando poi ai membri della Chiesa evangelica, a Erfurt, nell’ex convento agostiniano dove per alcuni anni studiò teologia Lutero e nel 1507 fu ordinato sacerdote, il Santo Padre ha sottolineato che, di fronte a un mondo secolarizzato in cui "l’assenza di Dio nella nostra società si fa più pesante", i cristiani devono oggi "vivere e testimoniare" insieme il Vangelo senza "cedere alla pressione della secolarizzazione". Nel suo discorso il Papa ha dedicato grande spazio alla teologia e al percorso spirituale di Lutero: "La forza motrice di tutto il suo cammino ha confessato Benedetto XVI mi colpisce sempre nuovamente". Poi rivolgendo lo sguardo alla situazione ecumenica, il Papa ha detto: "La cosa più necessaria per l’ecumenismo è innanzitutto che, sotto la pressione della secolarizzazione, non perdiamo quasi inavvertitamente le grandi cose che abbiamo in comune, che di per sé ci rendono cristiani e che ci sono restate come dono e compito". Il Papa ha riconosciuto che, negli ultimi decenni, i cristiani hanno maturato una sempre più profonda consapevolezza della comunione. Ma ha aggiunto: "Il pericolo di perderla, purtroppo, non è irreale". È a questo punto che il Santo Padre ha presentato ai membri della Ekd una sfida: "Si tratta ha detto del contesto del mondo secolarizzato, nel quale dobbiamo vivere e testimoniare oggi la nostra fede. L’assenza di Dio nella nostra società si fa più pesante, la storia della sua rivelazione, di cui ci parla la Scrittura, sembra collocata in un passato che si allontana sempre di più. Occorre forse cedere alla pressione della secolarizzazione, diventare moderni mediante un annacquamento della fede? Naturalmente, la fede deve essere ripensata e soprattutto rivissuta oggi in modo nuovo per diventare una cosa che appartiene al presente". Tuttavia, ha concluso il Pontefice, "non è l’annacquamento della fede che aiuta, bensì solo il viverla interamente nel nostro oggi. Questo è un compito ecumenico centrale".
La fede, fondamento su cui viviamo. Infine, la celebrazione ecumenica, nella quale il Papa ha risposto a quanti alla vigilia della sua visita in Germania hanno parlato di "un dono ecumenico" che avrebbe potuto fare in questi giorni. "La fede dei cristiani ha evidenziato non si basa su una ponderazione dei nostri vantaggi e svantaggi. Una fede autocostruita è priva di valore. La fede non è una cosa che noi escogitiamo o concordiamo. È il fondamento su cui viviamo". Questo è il motivo per cui ha spiegato Benedetto XVI "l’unità cresce non mediante la ponderazione di vantaggi e svantaggi, bensì solo attraverso un sempre più profondo penetrare nella fede mediante il pensiero e la vita". Un’omelia intensa in cui Benedetto XVI è tornato a ribadire la finalità del dialogo ecumenico: testimoniare il "Dio vivente è il nostro comune compito nel momento attuale". Perché "quanto più il mondo si allontana da Dio, tanto più diventa chiaro che l’uomo, nell’hybris del potere, nel vuoto del cuore e nella brama di soddisfazione e di felicità, ‘perde’ sempre di più la vita". Secondo Benedetto XVI questa testimonianza deve tradursi in un impegno "molto concreto" per l’uomo. "Viviamo ha detto in un tempo in cui i criteri dell’essere uomini sono diventati incerti. L’etica viene sostituita con il calcolo delle conseguenze. Di fronte a ciò noi come cristiani dobbiamo difendere la dignità inviolabile dell’uomo, dal concepimento fino alla morte nelle questioni della diagnosi pre-impiantatoria fino all’eutanasia". "Senza la conoscenza di Dio, l’uomo diventa manipolabile. La fede in Dio deve concretizzarsi nel nostro comune impegno per l’uomo".
Il cuore di una madre
I vespri mariani al santuario di Etzelsbach
"Non è l’autorealizzazione a compiere il vero sviluppo della persona, cosa che oggi viene proposta come modello della vita moderna, ma che può facilmente mutarsi in una forma di egoismo raffinato. È piuttosto l’atteggiamento del dono di sé, che si orienta verso il cuore di Maria". È il passaggio centrale dell’omelia pronunciata stasera dal Papa ad Etzelsbach, durante i vespri mariani nel celebre santuario dell’Eichsfeld, che hanno concluso la seconda giornata del 21° viaggio apostolico di Benedetto XVI fuori dall’Italia. Domani, 24 settembre, dopo la messa nella Domplatz di Erfurt, città natale di Lutero, il Papa si recherà a Friburgo: dopo la visita alla cattedrale e il saluto alla cittadinanza, nel pomeriggio Benedetto XVI incontrerà l’ex-cancelliere tedesco Helmut Kohl nel Seminario, luogo dei successivi incontri con rappresentanti delle Chiese ortodosse e con il Consiglio del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (Zdk). Tra i due appuntamenti, l’incontro con i seminaristi nella Cappella del Seminario.
L’amicizia con Maria. "Ora si realizza il mio desiderio di visitare l’Eichsfeld e di ringraziare, assieme con voi, la Vergine Maria qui a Etzelsbach", ha esordito Benedetto XVI: "In due dittature empie, che hanno mirato a togliere agli uomini la loro fede tradizionale, la gente dell’Eichsfeld era sicura di trovare qui, nel santuario di Etzelsbach, una porta aperta e un luogo di pace interiore. L’amicizia particolare con Maria, amicizia che è cresciuta da tutto questo, la vogliamo continuare, anche con la celebrazione dei Vespri mariani di oggi". "Quando i cristiani in tutti i tempi e in tutti i luoghi si rivolgono a Maria ha spiegato il Santo Padre – si fanno guidare dalla certezza spontanea che Gesù non può rifiutare le richieste che gli presenta sua Madre". Maria, inoltre, è "Madre nostra" perché "ha sperimentato la sofferenza più grande di tutte", e dunque "percepisce insieme con noi tutte le nostre difficoltà e pensa in modo materno al loro superamento".
Due cuori, rivolti l’uno verso l’altro. "Una donna di mezza età con le palpebre appesantite dal molto pianto e al contempo lo sguardo trasognato rivolto lontano, come se stesse meditando nel suo cuore su tutto ciò che era accaduto". E’ l’immagine della Madonna che campeggia nella "Pietà" del santuario mariano, la cui "particolarità" ha sottolineato Benedetto XVI – è la posizione del Crocifisso: "Nella maggior parte delle rappresentazioni della Pietà, Gesù morto giace con il capo verso sinistra. Così l’osservatore può vedere la ferita del costato del Crocifisso. Qui a Etzelsbach, invece, la ferita del costato è nascosta, perché la salma, appunto, è orientata verso l’altro lato". Secondo il Papa, in tale rappresentazione si nasconde "un profondo significato, che si svela solo ad un’attenta contemplazione: nell’immagine miracolosa di Etzelsbach i cuori di Gesù e di sua Madre sono rivolti l’uno verso l’altro; s’avvicinano l’uno all’altro. Si scambiano a vicenda il loro amore". "Sappiamo che il cuore è anche l’organo della sensibilità più delicata per l’altro, come pure l’organo dell’intima compassione", il commento di Benedetto XVI: ciò significa che "nel cuore di Maria c’è lo spazio per l’amore che il suo Figlio divino vuole donare al mondo".
Compagna e protettrice. "Nella vita noi attraversiamo alterne vicende, ma Maria intercede per noi presso il Figlio suo e ci comunica la forza dell’amore divino". Con queste parole il Papa ha riassunto l’importanza della dimensione mariana nella spiritualità del cristiano. "In Maria ha spiegato infatti il Pontefice – Dio ha fatto concorrere tutto al bene e non cessa di far sì che, attraverso Maria, il bene si diffonda ulteriormente nel mondo. Dalla Croce, dal trono della grazia e della redenzione, Gesù ha dato agli uomini come Madre la propria Madre Maria. Nel momento del suo sacrificio per l’umanità, Egli rende Maria in certo modo mediatrice del flusso di grazia che deriva dalla Croce. Sotto la Croce, Maria diventa compagna e protettrice degli uomini nel loro cammino di vita". "Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata", si legge ad esempio nella Lumen gentium.
"Là è aperto il cielo". "Che cosa vuol dirci veramente Maria, quando ci salva dal pericolo?", si è chiesto Benedetto XVI nella parte conclusiva dell’omelia pronunciata ad Etzelsbach. "Vuole aiutarci a comprendere l’ampiezza e la profondità della nostra vocazione cristiana", la risposta. "Con delicatezza materna ha proseguito il Papa – vuole farci capire che tutta la nostra vita deve essere una risposta all’amore ricco di misericordia del nostro Dio. Come se dicesse a noi: comprendi che Dio, il quale è la fonte di ogni bene e non vuole nient’altro che la tua vera felicità, ha il diritto di esigere da te una vita che si abbandoni senza riserve e con gioia alla sua volontà e si adoperi perché anche gli altri facciano altrettanto". "Dove c’è Dio, là c’è futuro", ha esclamato il Santo Padre citando il motto del suo viaggio apostolico in Germania: "dove lasciamo che l’amore di Dio agisca totalmente sulla nostra vita, là è aperto il cielo. Là è possibile plasmare il presente così che corrisponda sempre di più alla Buona Novella del nostro Signore Gesù Cristo. Là le piccole cose della vita quotidiana hanno il loro senso e là i grandi problemi trovano la loro soluzione".