CHIESA ED EUROPA (1)

L’unità nella diversità

Interviste con i vescovi Comece: mons. Virgil Bercea (Romania)

Quali pensieri ha la Chiesa cattolica nelle sue espressioni in 24 Paesi Ue a proposito della “casa comune”? Con l’intento di riassumere le risposte in un affresco di diverse situazioni e sensibilità, SIR Europa ha rivolto alcune domande ai vescovi delegati dalle Conferenze episcopali nazionali alla Commissione degli episcopati della Comunità europea. Questo organismo, in breve la Comece, riunisce i rappresentanti di 24 Conferenze episcopali d’Europa. A ciascun vescovo è stato chiesto di riassumere a livello personale opinioni, preoccupazioni e speranze nei confronti dell’Unione europea.Il rapporto delle Chiese con l’Unione europea non è a senso unico: per questo, si è chiesto di illustrare anche come la Chiesa dei rispettivi Paesi può contribuire alla costruzione di un’Europa che nelle radici cristiane trova le ragioni e la forza per un autentico sviluppo umano e sociale.Non manca una domanda sull’adeguatezza dell’informazione europea e dell’informazione ecclesiale nel Vecchio Continente.Il servizio, coordinato da Guillaume Frison e che verrà pubblicato in più numeri di SIR Europa, si apre con le risposte di mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare (Romania).Mons. Bercea, quale opinione e quali attese hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Unione europea?“L’Unione europea come istituzione è un simbolo dell’unità e della diversità. Incarna i valori fondamentali della cultura occidentale, formatasi nel corso di duemila anni su fondamenti cristiani. I cattolici rumeni sono molto aperti ai valori sviluppati dall’Ue perché questi rispondono alle loro aspirazioni. I cattolici hanno due aspettative principali nei confronti dell’Ue: da una parte, auspicano che i valori universali che si riscontrano nella religione siano condivisi all’interno della società civile. Si aspettano dall’Ue un discorso identitario che affermi l’importanza del cristianesimo nella storia della civiltà contemporanea. D’altra parte, insistono sul necessario rispetto dei diritti umani fondamentali. I cattolici rumeni si aspettano un intervento fermo da parte dell’Ue al fine di eliminare alcune discriminazioni. Inoltre, auspicano delle prese di posizione comuni dell’insieme delle Chiese d’Europa in alcune situazioni concrete comuni”.L’opinione pubblica si fonda su una informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia una informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“I media rumeni presentano informazioni d’interesse generale. Nell’ambiente cattolico, il dialogo con gli altri culti è favorito a livello istituzionale e a livello delle comunità locali che coabitano in una stessa regione. Penso che i cattolici rumeni siano ben informati sulle istituzioni dell’Ue e le Chiese europee”.Quale contributo la Chiesa del suo Paese può dare all’Europa?“Il contributo della Chiesa cattolica della Romania si articola a diversi livelli. Innanzitutto, la Chiesa greco-cattolica della Romania ha già dato un contributo notevole alla cultura europea, in particolare tramite l’implementazione di un sistema didattico moderno in Transilvania e la corrente di emancipazione culturale chiamata ‘Scoala Ardeleana’. Inoltre, ha una grande esperienza in materia di dialogo e coabitazione con gli altri culti, in un contesto plurietnico e multiconfessionale. La sua ‘teologia del dialogo’ risale alla firma, verso la fine del XVII secolo, dell’atto d’unione fra la Chiesa rumena di Transilvania e la Chiesa di Roma. Il perseguimento del dialogo ecumenico costituisce un contributo importante della nostra Chiesa nei confronti dell’Europa. Infine, la Chiesa cattolica di Romania ha sviluppato una propria scuola di pensiero. Tramite la formulazione di opinioni ben argomentate, è in grado di arricchire la riflessione in materia di teologia, di sociologia o di bioetica”.Quale bilancio si sente di tirare riguardo al lavoro compiuto fino ad oggi dalle Chiese europee nell’Ue?“La presenza della Comece a Bruxelles costituisce un elemento molto positivo. Vorrei mettere in evidenza in particolare i risultati soddisfacenti ottenuti nella discussione sul crocifisso in Italia, con l’introduzione dell’espressione ‘aggressione contro i cristiani’. La Comece è molto attiva e informa regolarmente le conferenze episcopali su ciò che avviene a livello dell’Ue”.