UNIVERSITÀ EUROPEE

Più risorse per più qualità

Sono 4.000 con 19 milioni di studenti: urge alzare il livello

Sono 4mila gli atenei presenti nell’Ue, con oltre 19 milioni di studenti, eppure “l’istruzione superiore non riesce a fornire all’Europa un numero sufficiente di persone con le giuste competenze” per far crescere l’economia e contribuire più adeguatamente allo sviluppo sociale e culturale. I Ventisette, stando a un recente documento della Commissione, hanno bisogno di accrescere il numero di laureati, di aumentare quindi il livello complessivo di istruzione. Ma per questo i passi da compiere a livello nazionale ed europeo sono numerosi e richiedono risorse aggiuntive rispetto a quelle attuali.Numeri, qualità. In realtà, segnala l’Esecutivo con un documento intitolato “Modernisation of higher education in Europe: funding and the social dimension”, non è solo un problema di numeri. “A livello internazionale molti concorrenti dell’Europa, in particolare le economie emergenti, aumentano rapidamente gli investimenti nell’istruzione superiore”. Soldi spesi bene, secondo Bruxelles. La Commissione muove infatti da queste constatazioni per proporre all’Unione e agli Stati aderenti “una strategia di riforma finalizzata a incentivare il numero di laureati, a migliorare la qualità dell’insegnamento e a massimizzare il contributo dell’istruzione superiore per far sì che l’Ue emerga più forte dalla crisi”. Le proposte dell’Esecutivo, che passano ora per competenza a Consiglio Ue ed Europarlamento, riguardano fra l’altro il sostegno alle opportunità di studio per i giovani, la formazione transnazionale, i finanziamenti pubblici, il rafforzamento dei legami tra ricerca e imprese.Formazione e lavoro. Nel presentare la strategia, la commissaria Androulla Vassiliou ha affermato: “Dobbiamo riformare l’istruzione superiore in modo da fornire ai nostri giovani le competenze di cui hanno bisogno per realizzare il proprio potenziale in termini di sviluppo e occupabilità”. L’università e la formazione di livello post universitario sono, per la responsabile del settore cultura e istruzione, “un potente fattore di crescita economica che apre le porte a condizioni di vita migliori e crea opportunità. Rappresenta inoltre la migliore garanzia contro la disoccupazione”. Eppure, riconosce la Vassiliou, “troppi laureati incontrano difficoltà a trovare un’occupazione o un lavoro di qualità”. La strategia illustrata identifica dunque le aree prioritarie in cui i Paesi comunitari devono attivarsi maggiormente e definisce le modalità in base alle quali l’Unione stessa può sostenere le loro politiche di modernizzazione. Le iniziative dell’Ue, chiarisce Vassiliou, comprenderanno una classifica multidimensionale delle università, “atta a informare gli studenti sui corsi a loro più adatti” e “il sistema di prestiti garantiti Erasmus for Masters, destinato a coloro che seguono l’intero corso di laurea all’estero”.Le aree prioritarie. L’Europa è certamente la culla delle università e l’elevatissimo numero di atenei sembrerebbe dimostrare che il vecchio continente sia in pole position in tale ambito. In realtà non sempre la qualità dell’insegnamento e della ricerca universitaria è di alto livello; e non tutte le facoltà rispondono alle esigenze formative dei giovani e del mercato del lavoro. Ancora: fra un Paese e l’altro si evidenziano tendenze diverse, che vanno a privilegiare – per numero di corsi di laurea, studenti iscritti, possibili sbocchi professionali – ora gli studi economici, ora quelli umanistici, oppure medicina, ingegneria, scienze politiche, sociologia, chimica, informatica… La Commissione propone, come si diceva, alcune “aree prioritarie” in cui occorrono riforme e cambiamenti. Ad esempio si pone in evidenza la necessità di aumentare il numero di laureati, “attirando una più ampia sezione trasversale della società verso l’istruzione superiore” e riducendo il numero di abbandoni degli studi. Bisogna poi “migliorare la qualità e la pertinenza dell’istruzione superiore affinché i programmi soddisfino le esigenze dei singoli, del mercato del lavoro e delle carriere del futuro”; così pure servono incentivi e premi (ma di quale tipo?) per l’eccellenza nell’insegnamento e nella ricerca. L’Esecutivo chiede di “offrire agli studenti maggiori opportunità di acquisire competenze aggiuntive mediante studi o formazione all’estero” e di incoraggiare la collaborazione transfrontaliera” tra atenei. Una base di confronto. È giusto ricordare che nel presentare le proprie proposte per il prossimo bilancio pluriennale Ue (2014-2020), il Collegio ha chiesto un incremento degli stanziamenti per istruzione e gioventù (+73%) e per la ricerca (+46%). Volendo peraltro valutare le difficoltà che il mondo universitario attraversa in tanti Paesi Ue (senza trascurare le pur innumerevoli eccellenze), le proposte della Commissione appaiono lontane dalla realtà, mentre il ritardo formativo che l’Ue sta accumulando verso i competitori internazionali è riconosciuto da innumerevoli voci. La strategia enunciata ha almeno il merito di indicare dei punti per un serio confronto su scala europea.