LAMPEDUSA

Improvvisamente vuota

Dopo l’incendio e la guerriglia urbana

Lampedusa si trova a vivere una fase nuova della sua storia. Dopo l’incendio al centro e la guerriglia urbana della settimana scorsa, ora l’isola si è svuotata. Centinaia di tunisini sono stati imbarcati sulle navi verso la terraferma (alcune sono ancora in attesa di sbarcare), altri rimpatriati con ponti aerei. Abbiamo incontrato a Roma, durante un incontro promosso dall’ufficio immigrazione di Caritas italiana, il referente della Caritas parrocchiale di Lampedusa, Damiano Sferlazzo, che ci racconta la sua versione dei fatti.

L’incendio al centro, poi la guerriglia urbana. A Lampedusa vi aspettavate che la situazione degenerasse così?
"I presupposti perché la bomba esplodesse c’erano tutti. Durante l’ultimo incontro con istituzioni e organizzazioni, dieci giorni prima dell’incendio, il parroco aveva avvertito sul rischio che si ripetesse un incendio come due anni prima. Si è trattato di una tragedia annunciata. Si è creato un mix letale: lo stress dei tunisini provocato dal fatto di essere chiusi per mesi in una struttura con la prospettiva del rimpatrio, e alcuni lampedusani che hanno usato la violenza".

La comunità parrocchiale come ha vissuto questi eventi?
"Come parrocchia siamo dispiaciuti per l’accaduto: finora eravamo riusciti ad essere compatti a favore dell’accoglienza, della non violenza, della difesa dei diritti umani. Quel giorno qualcosa è scattato, perché il mix che ha fatto esplodere la violenza è stato veramente forte. Ma noi condanniamo assolutamente la violenza, sempre e comunque. Ci dà quindi fastidio se qualcuno vuole usare l’immagine di quella Lampedusa per poter giustificare i respingimenti e i rimpatri. Lampedusa ha sempre accolto, anche prima dell’emergenza Nord Africa. Da fuori non si capisce che la comunità parrocchiale e civile è la stessa. Ora come comunità dobbiamo metabolizzare quello che è successo. Come parrocchia e come Caritas siamo fermi nelle nostre posizioni, di accoglienza, dando un messaggio positivo di una Italia che riesce ad assorbire gente disperata che scappa dal proprio Paese. Nei prossimi giorni e settimane ci incontreremo per riflettere e cercare di ristabilire gli equilibri perduti".

Cosa volete chiarire all’opinione pubblica?
"Che non tutti i tunisini sono criminali, così come non tutti i lampedusani sono criminali. Dobbiamo far attenzione a non entrare nello scenario mediatico che criminalizza l’uno o l’altro. Ovviamente il cittadino che riceve l’informazione da un tg non riesce a comprendere bene la situazione. La violenza è esplosa per un mix di circostanze che si sono concentrate la mattina del 21 settembre. Però constatiamo che l’Italia non è capace di assorbire queste migrazioni. Noi subiamo le direttive e le decisioni prese altrove".

Qual è la vostra denuncia?
"Dobbiamo denunciare, ancora una volta, che ci sentiamo abbandonati, non dalle istituzioni che lavorano sul territorio, ma da una politica sbagliata. Siamo stati ulteriormente abbandonati dallo Stato, non so se per una ragione politica o per incapacità ad accogliere. Non dimentichiamo che centinaia di tunisini sono ancora a Palermo nelle navi. C’è quindi una reale difficoltà ad assorbire i migranti. Chi fa il politico deve agire politicamente per decongestionare questa situazione".

A quanto pare, d’ora in poi le imbarcazioni dei migranti verranno dirottate verso la Sicilia e non ci saranno più sbarchi a Lampedusa. Come accogliete questa notizia?
"E’ una notizia che ci disorienta. Il fatto che il centro sia chiuso ci dà il modo per riflettere su come cambia la realtà. Abbiamo vissuto troppi eventi tutti insieme. Ora ci troviamo in una situazione nuova che non sappiamo ancora valutare. Lampedusa è stata improvvisamente svuotata: non ci sono più forze dell’ordine, il centro è chiuso, 120 famiglie non lavorano più al centro. Ci stanno spostando verso un nuovo equilibrio che qualcun altro ha voluto o indirettamente si è creato. Alla lunga si vedrà se sarà un bene o un male. Qualcuno crede che sia un bene, per continuare a lavorare nel turismo come nelle altre località. Altri, come noi, pensano che si può continuare a lavorare nel turismo anche continuando ad accogliere. Anzi noi dovremmo valorizzare l’accoglienza e vicinanza con i tunisini e dare ospitalità e accoglienza in varie modalità, grazie all’aiuto, che non è mancato, da Caritas e altre organizzazioni. Vogliamo fare un discorso di accoglienza e turismo sostenibile. Vogliamo essere accoglienti e rispettare i diritti umani di chi si sposta dal proprio Paese per vari problemi, e contemporaneamente vogliamo che sia rispettato il diritto dei lampedusani di abitare nella propria terra come cittadini italiani a pieno titolo".

Spesso i lampedusani si lamentano per il calo del turismo, ora migliorerà…
"Il calo del turismo quest’anno è stato fisiologico, come avvenuto nelle altre località a causa della crisi. Per il resto ad agosto è andata bene e poi abbiamo lavorato tutto l’anno per l’indotto che si è creato. Ora è importante vedere il nuovo equilibrio verso cui tenderà l’economia dell’isola. Era nell’aria che se fosse continuato in questo modo, gestendo i flussi dalla Tunisia rinchiudendoli nel centro per mesi con la prospettiva del rimpatrio, la situazione sarebbe esplosa. Non ci aspettavamo in questo modo, con il coinvolgimento dei lampedusani nelle violenze".