MINORI, MEDIA E SESSO
Urgono leggi adeguate che si affianchino all’impegno educativo
"Dobbiamo ‘abolire’ il concetto di innocenza dell’infanzia; prendere atto di questa realtà e attrezzarci per prevenirne e contenerne le gravi conseguenze", tuttavia l’impegno educativo non basta: "Servono strumenti legislativi per tutelare i nostri bambini dall’ipersessualizzazione, ossia dall’eccessiva esposizione a stimoli di natura sessuale attraverso i media". Non usa mezzi termini Tonino Cantelmi, psichiatra e presidente dell’Aippc (Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici), interpellato dal SIR sui dati emersi dall’indagine su affettività e sessualità promossa dall’Istituto di Ortofonologia di Roma che nei giorni scorsi ha lanciato, in collaborazione con la Società italiana medicina dell’adolescenza, la rubrica online "Se Sso è meglio!" sul portale diregiovani.it.
Dove sono le famiglie? "Che il 70% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni scinda l’affettività dalla sessualità non è affatto sorprendente commenta lo psichiatra ; né che i primi rapporti completi avvengano anche a 13-14 anni. Questo è certamente il risultato di una profonda crisi antropologica all’interno della quale si è sviluppata una sorta di ‘rivoluzione sessuale’ in nome di una distorta nozione di ‘nuove libertà’, mentre si registrava una forma di ‘resa educativa" da parte di famiglie e agenzie educative". Ma proprio su questo terreno fragile "si è insinuato il fenomeno dell’ipersessualizzazione attraverso Internet anzitutto, ma anche tv, cellulari, riviste e pubblicità". Per Cantelmi, la rubrica appena lanciata "va a colmare un vuoto che dovrebbe essere riempito dalla famiglia, ma non in età preadolescenziale, quando i ragazzi mettono i genitori in discussione, bensì molto prima, quando i nostri figli ci considerano ancora dei modelli. Invece sono proprio i genitori a non sapere/volere affrontare questi temi in modo tempestivo". Oggi, assicura lo psichiatra, "un bambino di sei anni non è più ‘troppo piccolo’; certo occorre usare linguaggio e modi adeguati" e "occorre far capire, soprattutto con l’esempio, che l’affettività è un orizzonte più ampio della mera reazione emotiva: richiede amore, attenzione per l’altro, rispetto, responsabilità", ma è necessario iniziare a farlo prima della fine della cosiddetta "età dell’innocenza" che, "nella nostra società ipersessualizzata e precocizzata, difficilmente dura oltre i sei anni", anche se "la maggior parte dei genitori ignora che a sette/otto anni un bambino conosce già alcune pratiche sessuali".
Fenomeno pervasivo e distruttivo. E questo, avverte, grazie al "fenomeno pervasivo e distruttivo dell’ipersessualizzazione attraverso i media, che va ben al di là delle nostre forze ma che con tutte le nostre forze dobbiamo denunciare", e per il quale "l’allusione sessuale è ovunque, la sessualità è trasgressiva e svincolata dal rapporto d’amore, il corpo è visto sempre più come oggetto, la pornografa è facilmente accessibile a tutti". Cantelmi, che ha di recente pubblicato uno studio in materia, chiama in causa soprattutto Internet, da cui è possibile scaricare materiali di ogni tipo; denuncia il "Sexting", "scambio di immagini, video e foto del proprio corpo via Pc o cellulare, spesso accompagnato dalla "microprostituzione", che sta spopolando in Italia, mentre negli Usa, dove è nato, ha indotto una riflessione legislativa", ma punta il dito anche contro alcune emittenti televisive. Fra tutte Mtv e "la nostra piattaforma Sky che trasmette un programma di educazione sessuale insegnando la seduzione a ragazzine di 11-13 anni", per non parlare dei talk-show, telefilm e spot pubblicitari più o meno espliciti che accomunano tutte le reti. Quali le conseguenze? "Prima ancora di sviluppare capacità relazionali e schemi mentali adeguati risponde lo psichiatra , questi ragazzini, poco più che bambini, hanno già erotizzato le relazioni interpersonali". Di qui "rapporti sessuali sempre più precoci, bullismo a sfondo sessuale a partire dagli ultimi anni delle scuole elementari, dipendenza da cybersex; rafforzamento del narcisismo e preoccupazione eccessiva per il proprio aspetto esteriore"; un vero e proprio "corto circuito" di fronte al quale per Cantelmi non ci si può arrendere.
Una chiara presa di posizione. "Nel Regno Unito afferma a seguito di ripetute denunce da parte di associazioni familiari è allo studio una serie di misure legislative per proteggere i minori da questo fenomeno devastante". "Perché si chiede tutto questo in Italia non avviene? Forse gli interessi in gioco sono più forti?". Se da un lato "occorre una rinnovata competenza educativa per formare i bambini fin da piccoli alle relazioni autentiche", per Cantelmi "dovremmo anche essere più coraggiosi e chiedere interventi legislativi per impedire che l’industria mediatica continui indisturbata ad inondare i nostri figli di messaggi e stimoli distruttivi". "Basta con l’ipocrisia di non voler sapere e vedere. È venuto il momento conclude di una chiara ed energica presa di posizione da parte di tutti: famiglia, Chiesa, mondo associativo e della scuola, società, politica. Forse dovremmo addirittura immaginare la configurazione del reato di ipersessualizzazione del minore attraverso i media".