EUROPA
Il card. Ravasi all’Europarlamento
Un sì deciso al dialogo, per "costruire armonia"; sì all’impegno per alimentare, preservare e rispettare le diversità culturali e religiose, che attraversano il Vecchio continente; un no secco, invece, alle chiusure immotivate, alle "fortezze", allo "scontro di civiltà". Per "ridare smalto" all’identità europea è necessario percorrere le strade della post modernità, dove prevalgono frammentarietà e soggettivismo, e dove a maggior ragione occorrono testimonianze convinte di valori alti, di condivisione, di nuove speranze. Il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura, ha fatto tappa a Strasburgo il 27 settembre, nella sede dell’Europarlamento, invitato a parlare della Sacra scrittura come fonte della cultura europea.
Con innumerevoli esempi, Ravasi ha cercato di spiegare come si possa considerare "la Bibbia un grande codice dell’identità dell’Europa di oggi, certo non l’unico, ma sicuramente imprescindibile". "Immaginiamo ha affermato l’alto prelato – di non conoscere la Bibbia e di visitare il museo dell’Hermitage, oppure il Louvre o la galleria degli Uffizi. Cosa comprenderemmo della maggior parte delle opere d’arte esposte?". Secondo il cardinale, infatti, nella Bibbia si "ritrovano elementi essenziali per la comprensione della storia e dell’ethos" contemporaneo.
Durante il suo intervento, il relatore ha ricordato come esistano quattro possibili modelli interpretativi per spiegare il contributo della Bibbia per plasmare il Dna europeo. Il "modello attualizzante", ovvero il tentativo di utilizzare il testo antico per rispondere alle domande dell’oggi; il "modello degenerativo", quando la Parola di Dio viene travisata, piegata, accomodata, rimanendo ugualmente capace di interrogare il pensiero e l’umanità; il "modello trasfigurativo", con l’esaltazione del libro sacro; infine il "modello performativo", secondo cui la Bibbia non è solo informazione e narrazione, ma parola che semina, che incide nella realtà e lascia traccia nel tempo.
Dinanzi a una platea composta da eurodeputati, diplomatici, giornalisti, religiosi (fra cui mons. Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa), il card. Ravasi ha poi sostenuto che "il dialogo interculturale e interreligioso rappresentano la via da percorrere per seminare, nella cultura e nel tempo attuale, una presenza diversa", unificante, intesa a evitare lo "scontro delle civiltà" o delle fedi, per seguire la via del dialogo e dell’incontro.
Sollecitato da alcuni interventi dei presenti, il porporato ha quindi lanciato un appello "alle religioni, alla grande politica", affinché "si adoperino per ricomporre il mosaico della frammentazione", in una "unità feconda" al servizio dell’umanità.