150° UNITÀ D'ITALIA

Pagine migranti

Emigrati e immigrati: i ”due volti” della nostra storia

Mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, è intervenuto oggi a Roma (Camera dei Deputati) al Forum internazionale "150 anni dell’Unità d’Italia, Emigrazioni: dalle braccia ai cervelli". Titolo della relazione: "150 anni di Unità e migrazioni, 150 anni di cura delle persone".

Questo Forum internazionale in maniera originale unisce la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, con un impegno italiano per lo sviluppo umano, tema al centro della recente enciclica di Benedetto XVI, "Caritas in Veritate".
Non si può ricordare i 150 anni di storia di un’Italia unita dimenticando come questa storia è strettamente connessa a una storia di migrazioni. Dal 1861 ad oggi oltre 60 milioni di italiani, un’altra Italia, è stata costretta a lasciare la propria casa, la propria città per cercare lavoro, sicurezza, salute in un altro Paese del mondo. Metà degli emigrati italiani sceglierà un altro Paese europeo (Germania, Svizzera, Belgio e Francia in particolare); l’altra metà sceglierà le Americhe (in particolare gli Stati Uniti, il Canada, l’Argentina, il Brasile, il Venezuela).
Nel 1861 gli emigranti sono poche migliaia, ma diventano già, mediamente, 130/135.000 ogni anno negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento. Nell’ultimo decennio dell’Ottocento e nel primo decennio del Novecento gli emigranti diventano mediamente 450.000 all’anno, fino a raggiungere oltre 800.000 negli anni immediatamente precedenti alla prima guerra mondiale. L’emigrazione unisce l’Italia, soprattutto l’Italia dei poveri braccianti agricoli, per lo più analfabeti, della Lombardia, del Veneto, del Friuli prima e poi della Sicilia, della Campania e della Calabria, che non vedono riconosciuto il loro diritto alla terra e al giusto salario. Nel periodo tra le due guerre, l’emigrazione ha un rallentamento sia per la chiusura delle frontiere, ma anche per la politica antiemigratoria del fascismo. A partire saranno soprattutto nuclei familiari che raggiungeranno parenti in Europa e nelle Americhe e minori di 14 anni. Dopo la seconda guerra mondiale inizia una nuova fase dell’emigrazione italiana che dura fino agli anni Ottanta e che ha due caratteristiche: una migrazione interna, dal Sud verso il Nord Italia, con la nascita di quartieri periferici nelle grandi metropoli (Milano, Torino, Bologna, Brescia, Genova) con una situazione di degrado (chiamata "coree"); e una migrazione verso l’Europa, soprattutto di operai. Negli anni Ottanta l’emigrazione italiana, che continua oggi con la caratteristica che a emigrare sono gli universitari e i professionisti, lascia il posto all’immigrazione che da un numero di 350.000 persone a fine anni Ottanta raggiunge oltre 5 milioni di persone nel 2010. L’Italia dei poveri emigranti lascia il posto al mondo dei poveri immigrati di 198 nazionalità diverse, anche se oltre la metà sono europei.
Emigrazione e immigrazione sono due volti che si sono alternati in questi 150 anni della nostra storia italiana. Sono due volti che richiamano come la mobilità caratterizza la storia e le stagioni della vita delle persone e dei popoli in tempi diversi: negli anni Ottanta gli italiani erano ancora il primo Paese in Europa per numero di emigranti (oltre 1 milione); oggi con oltre 2 milioni sono al primo posto i rumeni. Emigrazione e immigrazione hanno insegnato e insegnano al nostro Paese il valore dell’accoglienza, della differenza, della qualità delle relazioni, del riconoscere in ognuno dignità e libertà, della cura. Le migrazioni hanno reso l’Italia più unita, anche più ecumenica e capace di dialogo, più aperta.
L’Europa che è nata in questi 150 anni di Italia unita è anche il frutto di una conoscenza e di uno scambio cresciuto nelle migrazioni, che ha avvicinato le persone, ha creato scambi, ha costruito nuove famiglie, ha generato nuove opportunità, frutto di "un genio e di un cuore" italiano. Ogni forma di chiusura, di rifiuto, di disprezzo, di discriminazione tradisce l’Unità d’Italia costruita in 150 anni da uomini diversi, diversi ma tutti appassionati: da vescovi come Bonomelli e Scalabrini, a santi religiosi come Vincenzo Pallotti e Giovanni Bosco, da religiose come Francesca Cabrini a politici come i liberali Della Volpe, Jacini, i socialisti Bissolati e Ferri o il democristiano De Gasperi, ai professionisti italiani (medici, ingegneri, artisti…) che hanno contribuito allo "sviluppo umano dei popoli". Uomini tutti consapevoli che solo una democrazia costruita sull’egualitarismo e una cittadinanza diffusa, nel rispetto dei diritti e dei doveri, nella solidarietà proietta l’Italia nel futuro.

Giancarlo Perego – direttore generale Fondazione Migrantes