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In gravi difficoltà i ”giornali della gente”
Da sempre navigano nell’incertezza, con contributi pubblici in calo anno dopo anno, ma ora in gioco è la stessa sopravvivenza di un centinaio di testate che "all’inizio del 2012 potrebbero essere costrette a chiudere". Il motivo: l’ennesimo taglio ai fondi pubblici all’editoria che si va configurando con le manovre economiche 2011. La denuncia è giunta dall’assemblea nazionale dell’editoria cooperativa, non profit e di partito, riunita oggi a Montecitorio per iniziativa di Mediacoop, Fnsi, Articolo 21, Fisc, Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo, Federcultura-Confcooperative.
Il rischio della chiusura. "Il fondo per l’editoria è stato continuamente eroso in questi anni, passando da 240 milioni di euro a 80 milioni per il 2011", ha rilevato il presidente onorario di Mediacoop, Lelio Grassucci. Inoltre, "per il 2012 e il 2013 sono stati stanziati 194 milioni di euro", dei quali detratte voci di spesa come quelle per vecchio debito con Poste italiane spa (50 milioni) e la convenzione con la Rai per il servizio pubblico (40 milioni) "per i contributi diretti restano circa 80 milioni rispetto a un fabbisogno di 170-180 milioni". "E non siamo neppure sicuri che questi soldi, alla fine, arrivino…", ha aggiunto Grassucci sottolineando la difficoltà di fare impresa in una simile situazione. "Il rischio è che il prossimo anno molti di noi non ci siano più": un pericolo che porterebbe alla scomparsa di "500 mila copie al giorno di giornali", "400 milioni di euro di giro d’affari in meno", oltre a "4 mila tra giornalisti e poligrafici senza lavoro".
Iva sui gadget e convenzione Rai. Come fare? Due le proposte, che il governo dovrebbe introdurre nel disegno di legge di stabilità da presentare entro il 15 ottobre: Iva ordinaria per i gadget che si vendono in edicola (e che non hanno un contenuto editoriale), così come avviene per la loro vendita nei negozi, e non pagare con le risorse destinate all’editoria la convenzione per il servizio pubblico della Rai. "Non si capisce perché una bambolina in edicola abbia l’Iva al 4%, mentre nel negozio di fianco è al 21%", ha precisato Grassucci: così "s’incasserebbero 40-45 milioni di euro", che sommati a quelli dati alla Rai andrebbero a ripristinare altri 80 milioni di euro essenziali per la sopravvivenza di tante piccole testate.
Rigore ed equità. L’importante, però, è che "i contributi vadano ai giornali veri, e non a piccoli profittatori", come invece talora avviene, e lo ha recentemente dimostrato la vicenda de "L’Avanti" di Valter Lavitola. Un richiamo che venne avanzato per la prima volta tra l’indifferenza generale proprio dalla Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), ha rimarcato il presidente Francesco Zanotti citando il suo predecessore alla guida della Federazione, don Giorgio Zucchelli, allorquando in un incontro a Palazzo Chigi esclamò che "è ora di finirla di dare contributi a giornali che non esistono". Rigore ed equità sono le parole chiave usate da Zanotti, ricordando che "fuori da queste stanze c’è un Paese reale, c’è la gente a cui anche noi diamo voce, che non appare sui grandi media". Uomini e donne che vivono nelle "periferie d’Italia" e conoscono più facilmente il direttore del locale settimanale diocesano piuttosto che le firme di punta dei maggiori quotidiani. Per questo "ogni volta che chiude un giornale ha ammonito il presidente della Fisc è una perdita per tutti".
Rivoluzione, non riforma. All’assemblea, dopo un fitto dibattito tra parlamentari e direttori, è intervenuto Paolo Bonaiuti, sottosegretario con delega per l’informazione e l’editoria, assicurando a nome del governo che "alla fine di quest’anno potremo con tutta probabilità garantire circa il 90% dei contributi all’editoria per il 2010". Per il futuro, poi, per Bonaiuti non serve "una riforma dell’editoria", ma "una piccola rivoluzione da fare insieme e in tempi brevi", che si muova nell’ottica della "semplificazione", parametrando eventuali contributi prevedendo "una riduzione della platea di soggetti destinatari" al "numero di giornalisti e poligrafici impiegati" e alle "copie vendute". Infine, le tariffe postali agevolate: dopo un anno e mezzo dalla loro improvvisa soppressione, "dalla prossima settimana ha annunciato il sottosegretario apriremo un tavolo con le onlus perché entrino in un meccanismo virtuoso con le Poste", andando alla ricerca di una soluzione che possa tornare a dare un po’ di fiato, quantomeno su questo versante, alle loro pubblicazioni.