UNIONE EUROPEA
Barroso: "Uscire dalla crisi è possibile e doveroso"
"Uscire dalla crisi è possibile e doveroso"; "la Grecia resterà membro dell’area euro"; "andiamo avanti su Tobin Tax ed Eurobond"; "mettiamo un freno al potere di veto degli Stati, perché ciò rallenta la marcia dell’Unione". Un José Manuel Barroso particolarmente ispirato e combattivo strappa applausi a scena aperta durante il discorso "sullo stato dell’Unione", pronunciato il 28 settembre nell’emiciclo dell’Europarlamento a Strasburgo. Nel dibattito poi i deputati lo incalzano: "Passare dalle parole ai fatti".
Fiducia nell’Europa. Quello di Barroso è un intervento preparato con cura, in modo da affrontare i principali temi in discussione in questa fase della vita comunitaria, tenendo conto delle notizie che riempiono le prime pagine dei giornali: dai rischi che corre la moneta unica alle proteste di piazza in Grecia, dal possibile scontro tra turchi e ciprioti alle trasformazioni politiche in corso nel Mediterraneo, dal prossimo G20 ai rapporti con i Paesi partner dell’est europeo… Sulla Grecia, Barroso dichiara che l’Unione "ha dato e darà forte sostegno al Paese, che rimarrà nell’Eurozona", ma Atene "deve dimostrare di realizzare le riforme richieste e di raggiungere risultati" apprezzabili. Secondo il politico portoghese, "questo non è però uno sprint, è piuttosto una maratona, perché è necessario agire a breve, medio e lungo termine". Per la Grecia sono stati "lanciati progetti di sviluppo" cui contribuiranno i fondi strutturali Ue. Più complessivamente, "va ripristinata la fiducia nell’Europa e nell’euro", risolvendo "i problemi del debito sovrano"; si devono creare "protezioni forti" per la moneta unica. Barroso rilancia il fondo di stabilità finanziaria e il "six pack" per la governance, votato lo stesso giorno dagli eurodeputati.
Verso la Tobin Tax. La Commissione europea ha predisposto un progetto per introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie (la cosiddetta Tobin Tax, illustrata sempre il 28 settembre a Bruxelles dal commissario Algirdas Semeta), che "potrà rendere 57 miliardi all’anno". "È una questione di equità afferma in Parlamento l’oratore -. Se i lavoratori e le imprese pagano le tasse e danno il loro contributo alla società, anche il settore bancario e finanziario deve portare il suo contributo, per un consolidamento fiscale e di bilancio". "Abbiamo bisogno di più entrate e non possiamo aumentare ancora le tasse sul lavoro o sui consumi". Ecco dunque la tassa sugli scambi di capitali. Barroso sostiene poi che "servono riforme strutturali, bisogna potenziare il mercato unico per accrescere la competitività", è necessario procedere per realizzare connessioni efficaci nel campo dei trasporti, dell’energia e nel digitale. Non solo rigore, quindi, ma sviluppo per uscire dalla recessione.
Lavoro per i giovani. Il discorso si porta sui temi sociali, la lotta alla disoccupazione ("in alcuni Paesi la situazione dei giovani è drammatica, uno su cinque non trova lavoro), il valore dell’inclusività. José Manuel Barroso chiama a raccolta Commissione e Parlamento per sbloccare il nodo degli aiuti alimentari ai più poveri. Concentra l’attenzione sull’impegno per garantire i diritti fondamentali dei cittadini europei, sanciti dal Trattato di Lisbona: "Il rinnovamento europeo può avere successo se risponde agli interessi dei cittadini e se coinvolge le parti sociali"; Barroso ha in mente una "Europa delle opportunità". Così introduce il problema dell’applicazione delle regole di Schengen: "Continueremo a difendere la libera circolazione delle persone entro i confini dell’Unione", scandisce, suscitando vasti consensi in emiciclo.
Stop al potere di veto. Passando ad analizzare il funzionamento dell’Ue, Barroso attacca il "metodo intergovernativo", che affida poteri eccessivi ai governi dei Paesi aderenti, mentre "noi abbiamo bisogno di un vero approccio comunitario". Il presidente ritiene che sia venuto il momento di limitare il voto all’unanimità ovvero il potere di veto in seno al Consiglio Ue, perché "questo costringe tutta l’Unione a procedere al passo degli Stati più lenti. Invece chi vuole marciare più speditamente" nell’integrazione "deve poterlo fare". Barroso punta l’indice ancora una volta contro i nazionalismi che sono tornati a minacciare la "casa comune" e dei quali alcuni governi e forze politiche dell’Euroassemblea sono oggi espressione istituzionale. Il discorso sullo stato dell’Unione si sposta infine sulla politica estera: "C’è bisogno di un’unica rappresentanza sulla scena politica mondiale", per far pesare di più l’Europa e il suo impegno per la democrazia, la pace e lo sviluppo, in regioni come il nord Africa e l’est europeo. La "primavera araba" non può mancare nell’intervento (l’Europa sottolinea – deve restare al fianco di libici, tunisini, egiziani che lottano per la libertà, con aiuti immediati e un partenariato strategico), e tanto meno la Terra santa: "Siamo per uno Stato palestinese che vive pacificamente accanto allo Stato israeliano".