EDITORIALE

Aprire il cuore a Dio

Prolusione del card. Péter Erdő all’Assemblea plenaria del Ccee

Di fronte alla grave situazione economica di tanti Paesi europei, la Chiesa “cerca di mostrare una via d’uscita. Per giungere a questa via d’uscita è fondamentale aprire la ragione e il cuore a Dio e quindi avere anche un’altra prospettiva della vita sociale determinata dalla solidarietà e dalla gratuità”. Lo ha detto il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), aprendo il 29 settembre l’Assemblea plenaria del Ccee a Tirana. Pubblichiamo di seguito ampi stralci dell’intervento.La situazione economica di tanti Paesi europei è segnata da una grave crisi. Questo ha conseguenze molto serie per la vita delle famiglie e dei singoli. Tante persone – senza alcuna colpa da parte loro – sono senza lavoro, spesso indebitate oltre le loro possibilità e sovraccaricate di tasse o incapaci di comprare i beni essenziali per il loro stesso sostentamento. La Chiesa, attraverso le sue opere e la sua parola, ma soprattutto attraverso non pochi cristiani impegnati nella vita pubblica, cerca di mostrare una via d’uscita. Per giungere a questa via d’uscita è fondamentale aprire la ragione e il cuore a Dio e quindi avere anche un’altra prospettiva della vita sociale determinata dalla solidarietà e dalla gratuità, come ci ricordava due anni fa il Santo Padre nella sua Lettera Enciclica Caritas in Veritate. Uno dei sintomi più visibili della crisi in Europa è senz’altro il collasso dell’economia, ma molto più profonda e insidiosa è la crisi etica e antropologica che si annida specialmente nella vita delle famiglie, nelle strutture educative, nei media…. Le tensioni sociali, le crisi familiari, la droga tra i giovani, l’aborto e l’eutanasia sono oggi, spesso, segni di una “cultura della morte”, impronte tristi dell’assenza del senso profondo della vita. Si nota, di fatto, una crescita dell’aggressività e della violenza soprattutto tra i giovani e si ha la sensazione che l’insicurezza sia aumentata. Certamente la vera pace, che ci è offerta in Gesù, non può essere ridotta a una semplice assenza di violenza. Essa ha bisogno della giustizia e, più ancora, essa è carità.Oggi tutti gli esperti che verificano la situazione della libertà religiosa nel mondo sono d’accordo nell’affermare che i cristiani sono i più perseguitati a causa della loro fede. Questo ci preoccupa moltissimo. Non esiste una vera sicurezza e solidarietà quando non c’è pieno rispetto per il diritto alla libertà religiosa. Il mio pensiero va a tutti i cristiani che sono perseguitati in varie parti del mondo. Desidero esprimere loro la vicinanza della Chiesa in Europa assicurandoli della nostra preghiera. La vostra difficile situazione ci è nota e non vi dimenticheremo mai! Allo stesso tempo chiediamo ai Governi democratici e all’Unione Europea, che tante volte hanno dimostrato il loro impegno nella difesa dei diritti umani, di essere più esigenti verso i governi dei Paesi, dove la libertà religiosa non è rispettata.Il fatto che in Europa di oggi non si presentano spesso casi così clamorosi di persecuzioni, non ci deve comunque fare dimenticare che anche qui l’ambiente sociale non è esente di problemi. Basta dare uno sguardo ai fatti riportati dall’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa per rimanere sconcertati di fronte al numero di casi presenti in Europa di persone discriminate, in modo velato o evidente, nel loro luogo di lavoro o nei vari ambiti della vita sociale soltanto perché sono cristiane. D’altra parte, noi tutti sappiamo come, anche nei nostri Paesi, l’influenza di un certo atteggiamento anti-cristiano si diffonde sistematicamente nei mezzi di comunicazione sociale, nei libri di scuola o nell’opinione pubblica… In tutti questi casi spesso la fede cristiana o la Chiesa sono trattate ingiustamente e in modo disinformativo. È preoccupante inoltre costatare come spesso sui social networks, le pagine con contenuti cristiani siano sistematicamente escluse o censurate.Di fronte a questo scenario, anche la Chiesa in Europa è impegnata nel rinnovamento della società in cui vive, attraverso l’annuncio della Buona Novella, in forme rinnovate e attualizzate, così bene espresso dall’idea di una Nuova Evangelizzazione. Questo è un segno chiaro che la proposta del Santo Padre, di non smettere di annunciare Cristo, anche quando le circostanze sembrano avverse, ci ha trovato disponibili e concordi con il suo giudizio riguardo all’urgenza della nuova evangelizzazione.