CHIESA ED EUROPA (3)

La lezione dei “padri”

Interviste con i vescovi della Comece: mons. Christo Proykov (Bulgaria)

Con l’intervista a mons. Christo Proykov, esarca apostolico di Sofia e Presidente della Conferenza episcopale interrituale di Bulgaria, prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63/2011).Quale opinione e quali attese hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Unione europea?“I cattolici in Bulgaria senz’altro hanno un atteggiamento positivo verso le istituzioni europee. Siamo contenti che dopo anni di un regime totalitario e la guerra fredda oggi l’Europa praticamente è unita e può respirare con i suoi due polmoni, come amava dire il beato Giovanni Paolo II. Sappiamo che l’integrazione dell’Europa non riguarda solo il Parlamento Europeo a Brussel e neanche solo la collaborazione più stretta dei governi degli stati membri. Essa non si può ridurre solo all’ euro e il mercato comune. L’unione Europea prima di tutto è un’incontro e collaborazione fra le persone che vivono negli stati membri, una collaborazione che si fonda sulle nostre radici comuni, che sono sopratutto radici di tradizione cristiana, senza le quali non possiamo pensare l’Europa. Questa è la lezione dei nostri ‘padri’ dell’Europa unita: Jan Mone e Moris Shuman, De Gasperi e Adenauer, fino al beato Giovanni Paolo II”.L’opinione pubblica si fonda su una informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia una informazione appropriata sulle istituzioni UE e sulle Chiese europee?“Penso che le informazioni che abbiamo riguardo l’attività delle istituzioni europee, sono abbastanza corrette. Il problema è che esse stesse, con la loro burocrazia complicata, con il loro modo di prendere le decisioni, sofisticato e incomprensibile per un semplice cittadino europeo, con il fatto di ridurre la politica europea solo alle decisioni economiche e le ricette tecnocratiche, con la mancanza di una visione chiara riguardo il futuro dell’Europa, le sue frontiere, del suo posto nel mondo globale, di come si caverà di fronte alle grani sfide del tempo, con tutto questo le istituzioni europee si allontanano da un semplice europeo, che da parte sua esprime pericolosamente crescente scetticismo, scontentezza o semplicemente indifferenza verso la loro attività e funzionamento. E in questo campo la Chiesa fa tanto”.Quale contributo la Chiesa del suo Paese può dare all’Europa?“Insieme a tutti i cattolici in Europa anche noi lottiamo per una politica, che mette al centro l’uomo e i suoi reali bisogni, non solo materiali, ma anche spirituali. Cerchiamo di trasmettere alla società bulgara quei valori umani, che sono stati il fondamento dell’Europa unita al suo sorgere, e che provengono e contengono in se la forza del cristianesimo. Nello stesso tempo, come successori dei santi fratelli Cirillo e Metodio, vorremmo dare il nostro contributo per rinforzare l’unità dell’Europa, per un dialogo fruttuoso fra l’oriente e l’occidente europeo”. Quale bilancio si sente di tirare riguardo al lavoro compiuto fino ad oggi dalle Chiese europee nell’Ue?“Penso che tanto è stato già fatto, e che grazie alle Chiese in Europa i valori cristiani sono ancora vivi e praticati, e continuano a dare un senso alla vita di milioni europei. C’è però ancora tanto da fare per un effettivo, istituzionale e giuridico riconoscimento del ruolo delle Chiese cristiani nell’integrazione e nello sviluppo dell’Europa, per rinforzare il dialogo e collaborazione con varie istituzioni dell’Unione Europea, affinché la buona novella di salvezza raggiunga ogni europeo”.