LIGURIA
Le risorse europee del Programma di sviluppo rurale per l’anno 2011
La Liguria non perderà le risorse europee del Programma di sviluppo rurale per l’anno 2011 che ammontano a 15 milioni di euro. Lo ha reso noto, a metà settembre, l’assessorato competente dopo la denuncia di Confagricoltura sui ritardi nella spesa da parte di regioni del Mezzogiorno e di alcune regioni del Centro Nord. Secondo i dati resi noti dagli uffici regionali, la Liguria sta affrontando la scadenza del 31 dicembre 2011 avvicinandosi a grandi passi al traguardo della spesa per evitare il disimpegno delle risorse comunitarie. Al 15 settembre, infatti, restavano da ripartire 800 mila euro. Risorse che, ha assicurato l’assessore competente, saranno certamente spese nelle prossime settimane, centrando l’obiettivo con un anticipo di tre mesi. Si può fare meglio. “Nella media dell’utilizzo dei fondi europei, la Liguria è a buon punto, nel particolare del settore agricolo si può fare di meglio”. Ad affermarlo il segretario generale Fai (Federazione agroalimentare italiana) Cisl Paolo Carrozzino. “Come Fai Cisl – aggiunge – ci siamo sempre impegnati affinché nell’accesso ai fondi europei ci fosse un parametro legato all’occupazione, un incremento di ore lavoro, sia a livello di coltivatore direttore o imprenditore che di lavoratore dipendente”. “Purtroppo – prosegue – fino ad oggi questo parametro non è mai stato inserito a livello di Piano sviluppo rurale anche se il nuovo assessore ha mostrato maggiore sensibilità verso queste tematiche”. Carrozzino sottolinea che, sebbene la Liguria “stia rispettando i tempi nell’utilizzo dei fondi europei, a causa della chiusura delle comunità montane attualmente ci sono grossi problemi a livello burocratico nella gestione e nell’erogazione dei fondi sia a livello logistico che nell’analisi e valutazione dei progetti e quindi nell’erogazione dei contributi”. Carrozzino ricorda poi “la crisi che sta vivendo il settore floricolo che rappresenta il 70% del Pil agricolo della regione”.Servono maggiori finanziamenti. In Liguria sono presenti diversi agriturismi anche se, come afferma il presidente regionale dell’Unione generale coltivatori (Ugc) Cisl, Gian Carlo Cova, “rimane da provare che possano essere veicoli di traino per un’economia legata anche al turismo in quanto, per la maggior parte, sono di piccolissime dimensioni”. L’Ugc ha costituito una struttura nazionale denominata “Agrivacanze” alla quale aderiscono numerose aziende agrituristiche. Quella ligure annovera fra i propri associati una ventina di agriturismi i quali, più che vere imprese turistiche, “rappresentano un’integrazione al reddito del contadino” in quanto, per la maggior parte, “offrono solo la possibilità di pranzo o cena realizzati con prodotti dell’azienda, oppure hanno poche camere per pernottare o, ancora, non offrono neppure pranzo e cena ma solo la possibilità di pernottamento con prima colazione”. Su questo tema, prosegue il responsabile Ugc, “la Liguria non sta neppure favorendo l’apertura di nuovi agriturismi perché non finanziando al momento nessuna operazione di questo genere, non suscita, soprattutto nei giovani il desiderio d’intraprendere questo percorso”. Lavorare insieme. Tra le positività, Carrozzino e Cova ricordano che “in Liguria esiste una sperimentazione, unica su scala nazionale, che unisce le due categorie Cisl che si occupano di agricoltura, la Fai, che si occupa della tutela del lavoro dipendentente, e l’Ugc che rappresenta le aziende agricole”. “Abbiamo deciso di lavorare insieme – notano i due – costituendo un’associazione Acal (Associazione Cisl Agricoltura Liguria) con l’obiettivo di seguire tutte le problematiche in campo agricolo della nostra Regione sia a livello aziendale sia a livello dei lavoratori dipendenti”. Infatti, “l’agricoltura ligure è legata a un territorio difficile per cui tutelare il lavoro dipendente è possibile avendo un buon rapporto con l’imprenditore e con l’azienda. Inoltre, creare opportunità di lavoro è un vantaggio sia per l’imprenditore, per il coltivatore diretto, sia per il dipendente collaboratore, perché, lavorando insieme siamo riusciti a fare molte cose nell’interesse di entrambi”.Fiore Giusto. Altra peculiarità della Liguria è stata la creazione, nel 2008, del “Fiore Giusto”, il principale marchio italiano per fiori recisi coltivati in modo sostenibile. “Come Cisl – proseguono i responsabili – abbiamo fatto nostra una certificazione sociale, etica e ambientale perché riteniamo che è importante produrre fiori che, oltre ad essere di qualità, abbiano anche la possibilità di essere visti come il risultato di un processo produttivo realizzato nel rispetto dell’ambiente e degli uomini e delle donne che lavorano nel comparto, possiamo arrivare al consumatore con un prezzo di nicchia e di qualità”. Le aziende certificate, per il momento provengono tutte dalla Liguria (in particolare dall’Imperiese) e possono utilizzare il marchio “Fiore Giusto – Ffp”, sia sul mercato italiano, sia estero.a cura di Adriano Torti(30 settembre 2011)