CCEE

Proficua collaborazione

In corso a Tirana (Albania) l’Assemblea plenaria

“La nuova evangelizzazione in Europa” è il tema attorno a cui si stanno confrontando i presidenti delle Conferenze episcopali europee, riuniti da ieri a Tirana (fino al 2 ottobre) per l’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Con un messaggio del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, indirizzato al card. Péter Erdő, presidente del Ccee, papa Benedetto XVI ha incoraggiato i vescovi europei a “individuare con audacia missionaria strade nuove di evangelizzazione specialmente al servizio delle nuove generazioni” e “proseguire l’opera di codesta preziosa struttura di collegamento tra episcopati europei, che da quarant’anni promuove una proficua collaborazione in attività pastorali ed ecumeniche”. Il messaggio è stato letto dal nunzio apostolico in Albania, mons. Ramiro Moliner Inglés, intervenuto in apertura dei lavori. Il nunzio ha ricordato “la folle decisione” avvenuta 44 anni fa “di dichiarare questo Paese, Albania, ufficialmente e costituzionalmente ateo”. I lavori sono proseguiti poi con la prolusione del cardinale presidente (di cui ampi stralci sono pubblicati nell’editoriale di questo numero di SIR Europa). Stamattina è atteso l’incontro con il presidente della Repubblica d’Albania, Bamir Topi, mentre nel tardo pomeriggio verrà eletta la nuova Presidenza del Ccee per il quinquennio 2011-2016.La ricchezza dell’incontro. L’esperienza quarantennale del Ccee è “una messa in pratica del Concilio Vaticano II”, ha ricordato il card. Péter Erdő presentando alla stampa – nella mattinata di ieri – l’Assemblea. Il cardinale ha posto in evidenza “la ricchezza di un incontrarsi sistematicamente nel tempo che ha messo in dialogo fraterno le Chiese europee nelle loro diversità e ha consentito e incoraggiato un crescente scambio di doni che le ha fatte crescere insieme in un’Europa che è più grande dell’Unione europea”. Oggi, ha aggiunto il card. Erdő, “siamo chiamati a rievangelizzare questo continente tenendo conto di un cambiamento antropologico che, ad esempio, vede prevalere nelle persone la dimensione emozionale su quella razionale. Una situazione, questa, che lascia spazio alla manipolazione con tutti i rischi che ne derivano sul piano della coscienza”. Salutando nel pomeriggio il primo ministro di Albania, Sali Ram Berisha, che ha partecipato alla sessione d’apertura dell’Assemblea, il presidente del Ccee ha poi ricordato che la Chiesa e lo Stato hanno il comune compito di “servire il popolo”. L’Albania e l’Europa. Nel saluto a Berisha, il card. Erdő ha fatto riferimento pure alla lunga storia di persecuzione della Chiesa in Albania, “Paese che ha tanto sofferto a causa di un regime durissimo”, dove “la religione è stata totalmente proibita”. “Siamo molto contenti – ha proseguito – di vedere come l’Albania, che ha tanto da dare all’Europa, si stia riprendendo anche economicamente”, auspicando ora una “sincera e feconda collaborazione, nel rispetto per le convinzioni e le religioni di ciascuno, senza per questo dover nascondere la propria fede”. “Con la vostra presenza – ha affermato il primo ministro Sali Ram Berisha – avete onorato i Pastori della Chiesa di Albania che sono stati martirizzati. La Chiesa ha pagato il prezzo amaro della doppia fedeltà a Dio e al Papa, alla Patria e al suo bene”. “La Chiesa e la società in Albania hanno vissuto una crescita impensabile durante questi vent’anni, ma l’Albania ha ancora tanto bisogno dell’Europa”, ha ribadito da parte sua mons. Rrok Mirdita, arcivescovo di Tirana-Durazzo e presidente della Conferenza episcopale albanese, salutando i vescovi presenti, chiedendo loro “di essere avvocati del mio Paese presso i vostri Paesi”. Una stessa famiglia. “Diversità nell’unità” è la definizione che il card. Jean Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux, ha dato della sua esperienza di vicepresidente del Ccee. “In questi anni – ha affermato – è molto maturata la coscienza di appartenere alla stessa famiglia, alla stessa casa europea. L’Europa dell’Ovest, l’Europa del Centro e l’Europa dell’Est sono state rappresentate dalle rispettive Chiese nelle loro diverse storie e sensibilità, ma con una grande passione per l’unità che nel legame con il Papa ha sempre trovato pieno significato”. Si è pure lavorato “per tenere vivo il dialogo ecumenico e con gli ortodossi sono stati affrontati temi di grande rilievo quali il matrimonio, la famiglia, il rapporto Chiesa e Stato”, mentre il dialogo interreligioso ha contribuito a proporre una “alternativa di rispetto e fraternità all’intolleranza e alla violenza”. Si è “camminato insieme con convinzione”, ha ricordato a sua volta il card. Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria e vicepresidente Ccee. “Mettendo in comune difficoltà e fatiche – ha osservato – ogni singola Chiesa ha trovato incoraggiamento e serenità di fronte ai problemi che la angustiavano”. Il legame delle Chiese d’Europa con le Chiese di Africa e America Latina è stato richiamato infine dal card. Bozanic come “un’esperienza arricchente sia sul piano della fede sia come richiamo al ruolo di pace e di giustizia dell’Europa nel mondo”.