DEMOGRAFIA IN ITALIA

Un’alleanza contro il declino

Il Rapporto-proposta del “Progetto culturale Cei”

Il progetto culturale continua a svolgere il suo compito, seminare sul lungo periodo e invitare a pensare e a operare, realizzando il massimo della convergenza, con attenzione in particolare ai processi lunghi e strutturali. C’è la fede, al cuore delle questioni elaborate, ma anche la vita, i grandi nodi dell’esistenza. A febbraio ci sarà un grande evento su Gesù, "nostro contemporaneo" e ora viene presentato un impegnativo lavoro sul "cambiamento demografico", con un sottotitolo molto indicativo: "Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia" (www.progettoculturale.it). Del resto il cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione al Consiglio permanente della scorsa settimana aveva detto con chiarezza: "Se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale che, considerando anche l’apporto dei nuovi italiani, sia in grado di raccordare fisco, previdenza e pensioni avendo come volano un’efficace politica per la famiglia, l’Italia non potrà invertire il proprio declino".
Non si tratta ovviamente solo di una questione politica o sociale: non sono solo in gioco le strutture e la sostenibilità dello stato sociale. Ma è un tema che investe prima di tutto proprio la concezione e la realtà della persona e delle famiglie. È finita la stagione del disinvolto e inconcludente consumismo.
Secondo di una serie che si era aperta affrontando il tema dell’educazione (più esattamente la "sfida educativa") il Rapporto vuole essere una rigorosa ricerca sulla situazione, svolta però in prospettiva, in funzione di una proposta. Tanto più che i processi in corso sono talmente rapidi, che è necessario conoscerli a fondo, e intervenire di conseguenza con sollecitudine, perché le decisioni siano efficaci. Ma per fare questo occorre anche una mentalità adeguata o, più esattamente, un cambiamento di mentalità.
Anche questo secondo Rapporto-proposta conclude con l’appello ad una "grande alleanza o sinergia". L’ambizione del progetto culturale è sotto questo profilo di ordine culturale e sociale. Questo Paese, l’Italia, è spesso diviso, radicalmente diviso, spesso in modo autolesionistico, cioè sulle quisquilie, proprio perché non è capace di ritrovarsi sui fondamentali. Convenire sui fondamentali rende le divisioni, che pure sono necessarie e fanno bene alla crescita complessiva del corpo sociale, non devastanti, ma appunto fisiologiche.
È questa la dinamica del dibattito di un Paese maturo, che in Italia si è pure spesso toccata, ma ancoro più spesso dimenticata.
Ricordarcelo oggi e invitarci al cambiamento è un buon servizio per tutti. La crisi rende inevitabili processi di ristrutturazione importanti. Cerchiamo di affrontarli nella giusta prospettiva, mettendo a frutto le nostre energie migliori e correggendo trend, come questo della demografia, che non sono più sostenibili da parte di nessuno.