SAN FRANCESCO
Le celebrazioni di oggi ad Assisi
Un appello, rivolto alle istituzioni, a "dare il lavoro ai tanti giovani e padri e madri di famiglia che soffrono il dramma della disoccupazione". A rivolgerlo è stato questa mattina mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo metropolita di Campobasso-Bojano, nell’omelia per la consegna dell’olio per la lampada di Assisi, offerto quest’anno dal Molise. Dalla basilica di S. Francesco, l’arcivescovo ha chiesto "la grazia d’ispirare le menti e i cuori dei nostri politici, ai vari livelli, perché si preoccupino di più del mondo giovanile, perché possano avere l’opportunità di realizzarsi, di costruirsi un futuro dignitoso e onesto". "Se tanti di questi giovani sono senza lavoro, se cadono nella malavita e nella droga, se sono vittime della depressione ha affermato mons. Bregantini è perché a livello sociale c’è uno strato massiccio d’indifferenza e non curanza". "Non possiamo non accorgerci di come stia cadendo nel baratro la nostra gioventù italiana", il grido d’allarme dell’arcivescovo: "Ogni giorno ascoltiamo, come vescovi, situazioni di povertà". Una povertà, però "imposta e non scelta", come quella di Francesco, che nasce invece "da un atteggiamento interno di servizio ai fratelli, nella sequela di Cristo. La povertà dei giovani, per mons. Bregantini, "si fa appello sofferto a tutto il mondo politico per lottare contro gli sprechi, le spese inutili, il proprio tornaconto". Quest’anno, le celebrazioni per la festa di san Francesco d’Asissi, patrono d’Italia, coincidono con le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità nazionale.
Insieme, per essere "invincibili". "I nostri giovani sono perseguitati dalla paura del domani, di essere e restare soli, di non farcela", la denuncia del presule, che ha dipinto l’Italia come una terra "dove non regna il bene comune, dove c’è discordia, egoismo", eppure nel contempo "assetata del sacramento della concordia". "La nostra Italia oggi è qui convocata per riprendere coraggio e avere dai santi concrete risposte, soprattutto per i nostri giovani", ha detto mons. Bregantini, secondo il quale "solo nella bellezza dell’insieme è possibile ricavare il segreto per il cammino della nostra amata terra d’Italia". "Il processo di unità, di alleanza, di dialogo, di sviluppo, di rinnovo per la nostra società l’auspicio del vescovo avvenga allora a partire dall’armonia sia tra le generazioni che tra le regioni italiane, senza artificiose contrapposizioni o mura, per dare origine a modelli sociali conformi alla dignità umana. Così l’esperienza dei più adulti sarà fusa con la freschezza dei giovani". Non è mancato un riferimento all’immigrazione: "Non la paura né i respingimenti faranno la strada del futuro", la tesi dell’arcivescovo, per il quale le "armi" di Francesco "imparare le lingue, accogliere con fiducia, studiare le altre culture, incontrare il Sultano" rimangono "le nostre invincibili armi per un dialogo tra generazioni, tra regioni in Italia e tra popoli e religioni diverse".
Alla scuola di Francesco. "La fede è esposta a tutti i venti di una crisi del pensiero e della morale, che infiacchisce le convinzioni tradizionali, e soprattutto espone le nuove generazioni allo scetticismo e all’incredulità. Dappertutto stiamo constatando la difficoltà di tenere i giovani interessati e ancorati alla fede. Che cosa sarà la Chiesa del futuro, se quella di oggi non intercetta la condizione giovanile?". La domanda l’ha posta mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, nella messa nella basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola. "Alla problematica del senso, dei valori, della trasmissione della fede l’analisi del presule si aggiunge la più vasta problematica sociale, che ci attanaglia con la sua crisi economica e con le convulsioni di una politica che non raramente fatica a trovare il suo cardine sul servizio al bene comune". Perciò, "la Chiesa ha levato alta la sua voce, anche recentemente, per sensibilizzare ad un nuovo senso di responsabilità". Per mons. Sorrentino, "c’è bisogno di rimetterci a scuola da Francesco, l’uomo scelto per riparare la casa di Dio in un tempo difficile, capace di gettare nuovi motivi di speranza anche tra le sabbie mobili della nostra società e della nostra cultura". Così "Francesco torna a ricostruire, con la sua testimonianza luminosa, la casa della nostra fede anche in questo tempo difficile", indicandoci Cristo crocifisso come "unica via di salvezza". Tra qualche settimana, il 27 ottobre ha ricordato mons. Sorrentino "il mondo si ritroverà idealmente qui, nel pellegrinaggio di Benedetto XVI e degli altri leader delle varie confessioni cristiane e delle altre religioni, per un momento alto di costruzione della fraternità e della pace, sulle orme tracciate dal beato Giovanni Paolo II". "Francesco ha concluso mons. Sorrentino continuerà ad esserci da stimolo e da guida, chiedendoci non di attenuare le nostre convinzioni di fede in un ambiguo dialogo, ma di ancorarci ad una fede che, nella sua fedeltà, sa essere mite e umile, secondo l’esempio di Cristo crocifisso".