MOLDOVA
Alla vigilia della prima Settimana Sociale
Mettersi “in ascolto” per comprendere “quale debba essere il nostro impegno nei prossimi anni”. Questo l’intento della prima Settimana Sociale dei cattolici moldavi secondo mons. Anton Cosa, vescovo di Chisinau, che la ospiterà dall’11 al 14 ottobre. “Il coraggio di crescere accanto agli ultimi” è il tema che farà da filo conduttore alle diverse giornate. A pochi giorni dall’avvio della Settimana sociale, SIR Europa ha rivolto alcune domande al vescovo Cosa.È la prima volta che la Chiesa moldava celebra la Settimana Sociale: quali aspettative?“Nel momento in cui, celebrando il 14 ottobre il patrono della diocesi – Madre del Buon Consiglio -, ci apprestiamo a vivere la ricorrenza dell’anniversario della presenza istituzionale della Chiesa cattolica in Moldova, abbiamo ritenuto opportuno riflettere come comunità sul nostro reale impegno in questa terra, su quanto abbiamo potuto realizzare e quanto ancora c’è da fare. Negli ultimi decenni è accaduto di tutto: non solo il crollo di un sistema politico ma anche l’avvicinamento all’Europa, il flusso migratorio, l’impoverimento del tessuto sociale e l’indebolimento di alcuni valori che a noi cattolici stanno molto a cuore, come la fede, la famiglia, i giovani, il rispetto della vita, l’educazione dei ragazzi. Abbiamo sentito il bisogno di metterci in ascolto del Magistero della Chiesa, di cattolici impegnati, di saggi educatori, per comprendere alla luce del Vangelo quale debba essere il nostro impegno nei prossimi anni”.Crescere accanto agli ultimi: perché la scelta di questo tema?“La Moldova è un Paese povero. Lo dicono le statistiche internazionali, che lo definiscono il più povero in quest’area geografica. Ed è confermato dalla realtà con la quale ci confrontiamo ogni giorno, che richiama il nostro dovere di essere accanto agli ultimi, che sono soprattutto anziani e ragazzi. Ma il termine ultimi ci riporta ovunque ci sia bisogno dell’amore di Dio che ama, serve, ascolta, guarisce e compie stupendi miracoli di carità. In Moldova, povertà è la solitudine degli anziani e dei ragazzi i cui genitori sono emigrati. Ultimi sono le donne, spesso giovani, sfruttate e oggetto di violenza. Ultimi sono i malati che non hanno possibilità di accedere alle cure. Ultimi sono gli alcolizzati e i carcerati detenuti in strutture fatiscenti. Ultimi sono coloro che, affamati di materialismo, hanno dimenticato l’esistenza di Dio. Noi vogliamo dire loro che il Vangelo e la carità sono la soluzione a tale miseria umana”.Qual è la realtà sociale del Paese?“A causa dell’emigrazione, regolare e irregolare, il 25% della popolazione è andato via, per cui attualmente il Paese conta poco più di 3.800.000 abitanti. Il 36% della popolazione residente lamenta una condizione di povertà, contro un 12% che gode di assoluto benessere. Il resto vive in uno stato mediamente accettabile, soprattutto grazie alle rimesse degli emigrati, che rappresentano la maggior parte del prodotto interno lordo. La Moldova non ha risorse e vive soprattutto di agricoltura e terziario. Le ultime elezioni, nel 2008, hanno rimesso in discussione il governo comunista con l’affermazione di un’alleanza di centrodestra, la quale fino ad ora non è riuscita a esprimere un presidente della Repubblica. Permane la difficile situazione del territorio separatista della Transnistria, la cui soluzione, nonostante un tavolo di trattative in corso, è ben lontana. Di fatto si tratta di un Paese che si sente proiettato verso l’Europa, confinando con la Romania, ma nello stesso tempo ha uno stretto legame geografico, economico e culturale con la Russia”.E la dimensione religiosa? Gli anni del comunismo si fanno ancora sentire?“La popolazione è di tradizione ortodossa, almeno per il 93%, nella maggior parte legata al Patriarcato di Mosca e con una minoranza a quello di Bucarest. I cattolici sono poco meno dell’1%, poi ci sono ebrei, protestanti di varie provenienze e un’esigua presenza musulmana. Negli anni del comunismo molti sono diventati atei, pur avendo avuto genitori credenti e per di più cattolici, nel caso di coloro che provenivano dalla Polonia. Il comunismo ha sempre inculcato nella popolazione una forte diffidenza e spesso opposizione verso ogni forma di espressione del proprio credo religioso, le cui tracce ci sono ancora”. La presenza cattolica in Moldova quale incidenza ha sulla società?“I cattolici ci sono da sempre. Un tempo la Chiesa cattolica aveva anche dei beni, requisiti dai diversi regimi e che attualmente, come ha ricordato papa Benedetto XVI il 9 giugno scorso accettando le credenziali da parte del nuovo ambasciatore moldavo presso la Santa Sede, si spera vengano in parte restituiti. Si tratta di una presenza di valore, perché è elevato l’impegno nelle opere di carità e assistenza sociale. Ci sono le parrocchie, le comunità religiose, ma soprattutto numerose opere di vicinanza a tutto il popolo, che trae grande sollievo dalla carità di una Chiesa che ha scelto di essere accanto a chi soffre”.