UE

Far crescere le regioni

La proposta della Commissione per la futura politica di coesione

La grande "torta" dei fondi per la politica di coesione europea fa gola – inutile nasconderlo – a tutti gli Stati aderenti all’Ue e a tutte le regioni che li compongono. Attraverso questo settore di sua competenza, l’Unione sostiene infatti lo sviluppo territoriale e sociale. In vista del nuovo quadro finanziario comunitario per il periodo 2014-2020, l’Esecutivo ha delineato una proposta per rendere la politica di coesione più rispondente alle necessità di crescita che emergono dai Ventisette.Motore del cambiamento. "La politica di coesione ha costituito un motore per il cambiamento nell’ultimo decennio, apportando un reale valore aggiunto alla crescita e alla convergenza nell’Unione". Per proseguire tali attività in futuro "e focalizzare maggiormente l’attenzione sulle priorità economiche europee", la Commissione ha approvato il 6 ottobre un pacchetto legislativo per la politica di coesione e regionale per il periodo 2014-2020. "Tale pacchetto è volto a rilanciare i settori produttivi e il lavoro in Europa, destinando gli investimenti comunitari all’agenda per la crescita, l’innovazione e l’occupazione", strategia denominata Europa 2020. Attraverso 5 fondi comunitari si punterà su alcune priorità che saranno definite con gli Stati membri. Johannes Hahn, commissario per la politica regionale, ha dichiarato ancora: "La politica di coesione ha già contribuito a sviluppare la prosperità dell’Unione. Tuttavia, data la crisi economica, deve ora diventare un volano per la crescita e la competitività. Le nostre proposte faranno sì che i fondi siano ancora più efficaci". Gli investimenti futuri della politica di coesione saranno indirizzati su alcuni punti strategici per la crescita, fra cui – ha specificato Hahn – piccole e medie imprese, innovazione, efficienza energetica. Le proposte della Commissione passeranno ora a Parlamento e Consiglio Ue che insieme dovranno decidere entro il 2012 le iniziative da finanziarie mediante il budget pluriennale. La Commissione ha già proposto di stanziare 336 milioni di euro per gli strumenti della politica di coesione nel periodo 2014-2020. Allo stesso tempo proseguiranno i negoziati sul quadro finanziario pluriennale per l’intero bilancio dell’Unione. "Gli stanziamenti definitivi da parte degli Stati membri e l’elenco delle regioni ammissibili saranno decisi – avverte la Commissione – solo dopo l’adozione definitiva del pacchetto in esame".La dimensione sociale. Questi argomenti saranno fra l’altro discussi dal 10 al 13 ottobre a Bruxelles nell’ambito degli Open Days 2011, ovvero la Settimana europea delle regioni e delle città. Anche Laszlo Andor, commissario per l’occupazione e gli affari sociali, ha commentato le linee emerse dall’Esecutivo: "Questa proposta integrata rafforza la dimensione sociale della politica di coesione garantendo" quote precise per il Fondo sociale europeo e consolidando il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. "Dare la priorità ai cittadini è una parte fondamentale del nostro sforzo per uscire dalla crisi. Questi fondi sono gli strumenti finanziari che traducono le nostre politiche in realtà sul campo per milioni di cittadini, aiutandoli a trovare uno sbocco professionale e contribuendo a una ripresa che crei numerosi posti di lavoro". Tali proposte dovrebbero favorire soprattutto "l’investimento sociale, consentendo ai cittadini di affrontare le sfide future del mercato del lavoro; in questo quadro il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e il nuovo Programma per il cambiamento sociale e l’innovazione integrano e potenziano il Fondo sociale europeo".I risultati raggiunti. Si calcola che nell’ultimo decennio la politica di coesione (che assorbe ampia parte del budget Ue e che si attua principalmente attraverso Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo, Fondo di coesione, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca) abbia direttamente creato un milione di posti di lavoro e abbia migliorato l’occupabilità di oltre dieci milioni di persone investendo nella formazione. I vari fondi hanno poi cofinanziato la costruzione di oltre 2mila chilometri di autostrade e 4mila chilometri di rete ferroviaria. Sempre per restare agli esempi, 800mila piccole e medie imprese sono state create mediante la politica regionale Ue o ne hanno in qualche modo beneficiato. "L’impegno a concentrarsi su un minor numero di priorità di investimento in linea con tali obiettivi – specifica la Commissione – sarà al centro dei nuovi contratti di partenariato, stipulati tra la Commissione e gli Stati membri". Questi ultimi fisseranno obiettivi chiari e costituiranno "una riserva di efficacia ed efficienza finanziaria per premiare le regioni che ottengono i risultati migliori nel raggiungimento dei loro obiettivi". Per garantire che l’impatto degli investimenti Ue non sia compromesso "da politiche macroeconomiche precarie o da una scarsa capacità amministrativa", la Commissione può chiedere di riesaminare i programmi o sospendere il finanziamento in mancanza di misure correttive.