CHIESA ED EUROPA (6)

Il rispetto per la Chiesa

Interviste con i vescovi Comece: mons. Adolfo González Montes (Spagna)

Con l’intervista a mons. Adolfo González Montes, vescovo di Almería, prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65/2011).Quale opinione e quali attese hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Unione europea?“Fra i cattolici spagnoli non esiste un’opinione sufficientemente informata sull’Ue, forse perché non si conosce bene l’influenza che quest’ultima può esercitare sull’ordinamento economico del mercato e sull’ordinamento giuridico di ogni singolo Paese. Ciononostante, i cattolici si aspettano dall’Ue la salvaguardia della libertà economica e delle libertà fondamentali. Si aspettano, soprattutto, che l’Ue preservi l’ordinamento giuridico dei Paesi membri dalla tendenza sempre più interventista da parte dello Stato, che invade anche la vita privata, costringendo i cittadini ad adottare quello che assomiglia sempre di più a un unico pensiero corretto. Si aspettano inoltre, per lo stesso motivo, che l’equilibrio di forze all’interno del Parlamento europeo eviti l’imposizione del positivismo giuridico, contrario ai diritti della persona e dei gruppi sociali. In questo senso, l’Ue non ha un’alternativa in termini di futuro, eccetto il ritorno all’egoismo dei nazionalismi”.L’opinione pubblica si fonda su un’informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia un’informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“L’informazione pubblica sull’Ue è ora più centrata sull’attività economica della Commissione europea che sull’attività legislativa del Parlamento europeo. L’opinione pubblica non ha una conoscenza approfondita degli interessi ideologici e della strategia dei gruppi politici che compongono il Parlamento europeo, gli interessi sociali che rappresentano e la portata delle lobby che mediatizzano le decisioni del Parlamento. Per il cittadino medio non risulta chiara neppure la distinzione fra il Parlamento europeo e il Consiglio d’Europa. Manca anche una conoscenza precisa dell’attività delle Chiese nell’Ue: ad esempio, i cattolici non conoscono ancora bene né l’attività della Comece né quella del Consiglio delle Conferenze episcopali cattoliche d’Europa né quella della Conferenza delle Chiese europee non cattoliche (Kek). Occorre dare più informazioni sull’attività delle Chiese come interlocutori delle istituzioni dell’Ue, sul modo in cui la Comece segue lo sviluppo della legislazione europea e gli impegni che l’Ue assume con i Paesi in via di sviluppo o che più hanno bisogno d’aiuto”.Quale contributo la Chiesa del suo Paese può dare all’Europa?“Benché l’invecchiamento della popolazione cattolica sia notevolmente avanzato negli ultimi decenni e nonostante l’allontanamento di tanti giovani, la Chiesa spagnola continua ad essere una Chiesa particolarmente viva, grazie ai movimenti e alle comunità e alla forte presenza sociale della devozione e della religiosità popolare cattoliche. La Chiesa spagnola si trova anche ad affrontare il compito della nuova evangelizzazione, al pari degli altri Paesi europei, ma può offrire come contributo all’Ue l’importanza sociale e culturale di far valere, di fronte al laicismo come ideologia, il rispetto per la concezione religiosa della vita e per la natura globalizzante dell’esistenza umana, il rispetto per i sentimenti religiosi e la presenza sociale della Chiesa”.Quale bilancio si sente di trarre riguardo al lavoro compiuto fino ad oggi dalle Chiese europee nell’Ue?“Le Chiese hanno conquistato il rispetto nei loro confronti come realtà istituzionali di carattere sociale di fronte alle istituzioni statali. Sono riuscite a fare in modo che venga riconosciuto lo statuto che ognuna di esse possiede nell’ordinamento giuridico dei rispettivi Paesi dell’Ue, perché ogni Chiesa ha la propria storia e il proprio retroterra sociale in ogni Paese. Inoltre, le Chiese si sono adoperate al massimo per stabilire un ponte umanitario e di solidarietà fra l’Ue e i Paesi in via di sviluppo o che più hanno bisogno d’aiuto. Hanno lavorato per il riconoscimento, che è una questione di giustizia, delle radici cristiane dell’Europa, ma allo stesso modo hanno lavorato per il rispetto effettivo della libertà religiosa per tutti, incoraggiando con impegno il rispetto di tutte le confessioni religiose nel quadro dell’ordinamento giuridico dell’Ue e promuovendo il dialogo ecumenico e il dialogo interreligioso, reso più necessario che in passato dal fenomeno dell’immigrazione. Le Chiese non sono istituzioni politiche, e il loro contributo alla pace sociale facilita la predicazione del Vangelo, che costituisce la fonte dei valori morali che hanno ispirato le migliori opere della civiltà dell’Europa. Per questo, occorre sottolineare gli sforzi compiuti dalle Chiese affinché i grandi problemi umani, come il problema culturale e sociale che l’immigrazione rappresenta, vengano affrontati alla luce del Vangelo. Le Chiese portano questa luce sull’attività politica di coloro che hanno il compito di elaborare la legislazione dell’Ue”.