CARD. ANGELO SCOLA
Incontro con la politica e le istituzioni
(Milano) – Ha voluto mettersi in ascolto della città proprio nei primissimi giorni d’inizio del suo magistero ambrosiano. Il card. Angelo Scola ha chiuso i quattro incontri di conoscenza dei mondi della fragilità (27 settembre), della comunicazione (29 settembre), dell’economia (4 ottobre) e della politica (6 ottobre) chiedendo a Milano di tornare a essere una "città operosa", di ritrovare quello spirito che la contraddistingue "non dal 1989 con il crollo dei muri e delle ideologie, ma dal 1945, dal dopoguerra".
La buona politica. "Milano illuminata, operosa e ospitale ha detto l’arcivescovo Angelo Scola ha una vocazione di traino indiscussa. È già un dato di fatto. Ognuno porterà fuori la propria faccia ha affermato rivolgendosi in particolare al sindaco Giuliano Pisapia . Ci sono principi irrinunciabili ma discuteremo su tutto". Il sindaco ha riconosciuto alla Chiesa la capacità di guardare lontano in forma profetica, anche negli interventi concreti. "Da qui noi partiamo per un percorso comune", ha detto Pisapia sottolineando come l’esperienza del Fondo famiglia-lavoro sia stata modello per la Fondazione welfare e il progetto di microcredito che porta avanti.
Ripartire dalle relazioni. Ricostruire il tessuto sociale è, dunque, uno dei primi passi di questo lavoro comune delineato nei momenti di confronto. "Identità individuale e perdita del senso delle relazioni sono alla radice della crisi che stiamo vivendo", ha affermato l’arcivescovo nell’incontro con il mondo dell’imprenditoria e dell’economia milanese. "Bisogna ripartire dalla società civile ha aggiunto rispettando il primato del soggetto e del lavoro e allargando la ragione economica alla gratuità e alla fraternità". Questo incontro, il terzo, si è svolto al Collegio degli Oblati missionari di Rho. Nel parterre c’erano nomi di primo piano dell’economia lombarda e italiana, tra cui Mario Monti, Federico Falck, Carlo Sangalli, Giovanni Bazoli, Corrado Passera, Luigi Roth e Bernardo Caprotti.
Costruire assieme la risposta alla società liquida. "In una società così fluida non abbiamo altra strada che costruire qualcosa di solido che stia dentro l’insieme". E per farlo occorre ragionare nella logica della "libertà" che "comporta sempre un rischio". Sono alcune riflessioni proposte dal card. Scola al termine dell’incontro con il mondo della cultura. Prima di lui hanno parlato personalità ambrosiane, di nascita o di adozione, sottolineando gli aspetti contraddittori del momento storico in cui siamo immersi: la crisi, evidenziata dal giornalista Gianni Riotta, dalla quale "non è immune nemmeno Milano e che, quando finirà, ci farà sentire tutti profondamente diversi rispetto a quello che siamo ora". Ma la prospettiva di speranza l’ha data di certo il personaggio più inaspettato: Giacomo Poretti, del trio Aldo Giovanni e Giacomo. "Io ha detto rivolgendosi direttamente all’arcivescovo Scola le prometto di non perdere di vista Dio, ma lei non perda di vista gli oratori, dove si praticano i tre ‘giochi’ più belli per l’uomo: il calcio, il cinema e il teatro". Poretti ha ricordato che, nonostante ormai nella città imperversino le multisale, "la Chiesa di Milano ha ancora 120 sale della comunità, un patrimonio e una ricchezza per tanti ragazzi".
Con uno sguardo alla fragilità. Nell’incontrare il mondo della sofferenza e del disagio, nel primo incontro, il card. Scola ha sottolineato che occorre "mordere la realtà per non perdere di vista l’essenziale. Per non separare il cristianesimo dalla vita quotidiana, come troppo spesso oggi la maggioranza delle persone tende a fare". Un invito accorato rivolto alle cinquecento persone che hanno affollato la chiesa dell’Istituto Sacra famiglia di Cesano Boscone. Il mondo della fragilità si è presentato al card. Scola raccontando che cosa si fa di concreto in questo vasto territorio per assistere i più vulnerabili. Alberto Guariso, che fa parte di "Avvocati per niente", associazione che difende gratuitamente le persone più deboli e disagiate, ha spiegato che "la dimensione della gratuità anche nel nostro mestiere di legali non deve sganciarsi dal quotidiano. Ci sono troppi diritti che vengono solo proclamati e poi di fatto non sono declinati nella realtà". Gli ultimi fragili arrivati nel territorio della diocesi di Milano in ordine di tempo sono i profughi. Giovanna Marelli, di Caritas ambrosiana, ha raccontato le difficoltà di questa accoglienza: "Sono 195 i profughi accolti in strutture legate alla diocesi, direttamente in parrocchie o in fondazioni, cooperative e ordini religiosi. Ma è la cura della relazione personale che sta vedendo impegnati in prima persona volontari, singoli e famiglie".