Pmi, “spina dorsale” dell’economia europeaCresce il peso delle piccole e medie imprese (Pmi) nell’economia dell’Unione europea. Il 4 ottobre la Commissione ha presentato la sua relazione annuale su questa parte dell’economia comunitaria, sottolineando: “Nel 2011 si prevede che il numero delle Pmi aumenti dello 0,9%” a livello dei 27 Stati Ue, e il loro valore aggiunto lordo dovrebbe crescere del 3,9%. “Dopo un calo biennale, il numero dei loro occupati dovrebbe crescere dello 0,4%”. La Commissione però segnala: “La crisi non è tuttavia superata e le piccole e medie imprese europee devono ancora operare in un clima economico incerto”. La relazione viene discussa anche in alcuni momenti seminariali promossi all’interno della settimana europea delle Pmi, che si svolge fino al 9 ottobre. “La relazione – commenta la Commissione – conferma che le Pmi rimangono la spina dorsale dell’economia dell’Unione. Nel 2010 vi erano quasi 20,8 milioni di Pmi nell’economia non finanziaria, di cui 19,2 milioni erano microimprese con meno di dieci dipendenti”. Complessivamente, le imprese di minori dimensioni forniscono oltre i due terzi (87,5 milioni) di tutte le opportunità di lavoro nel settore privato e il 58,4% del valore aggiunto lordo totale, rispetto alle 43mila grandi imprese che rappresentano lo 0,2% delle aziende Ue. Eurydice: indagine sugli stipendi degli insegnantiVita dura per i 6 milioni di insegnanti che lavorano nelle scuole europee. Lo attesta la Commissione Ue in base a una relazione stesa da Eurydice. “In quasi tutti i Paesi europei, gli stipendi lordi di base per gli insegnanti all’inizio della carriera sono inferiori al Pil nazionale pro capite e non sono neppure destinati a raddoppiare nel corso dell’intera vita lavorativa, fatta eccezione per pochi Stati membri”. L’indagine riguarda gli Stati dell’Unione più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Turchia. I dati, basati sull’anno scolastico 2009/10, si riferiscono ai livelli di istruzione da prescolastico (scuole dell’infanzia) a secondario superiore. Gli insegnanti più pagati nell’Unione europea sono quelli di Lussemburgo, Danimarca e Austria; i meno retribuiti risultano quelli di Bulgaria e Romania. “Solo in tre Paesi (Cipro, Portogallo e Romania) gli insegnanti possono vedere raddoppiati i propri stipendi nell’arco della loro carriera – si legge ancora -. Anche in tali Paesi sono necessari tuttavia più di vent’anni per arrivare in cima alla scala retributiva”. E inoltre: “Gli stipendi attuali degli insegnanti, incluse le indennità aggiuntive, si avvicinano ai massimi livelli della scala retributiva” nei Paesi in cui l’età media di servizio di maestre e professori è più avanzata: ad esempio in Danimarca lo stipendio può arrivare a 61mila euro l’anno, in Finlandia a 44mila e in Inghilterra a 35mila. Androulla Vassiliou, commissario responsabile per l’istruzione, ha affermato: “Nutro una sincera ammirazione per i nostri insegnanti, che contribuiscono in maniera essenziale alla vita dei ragazzi e alla nostra società. Danno forma ai nostri talenti futuri e occupano un ruolo centrale negli sforzi profusi” per migliorare la qualità dei loro sistemi di istruzione e formazione. “Dobbiamo incoraggiare i laureati più brillanti ad abbracciare e portare avanti la professione dell’insegnamento”. Gli stipendi e le condizioni di lavoro sono però “di primaria importanza se vogliamo attirare e conservare gli insegnanti migliori”. Open Days: il futuro della politica di coesioneGli Open Days, Settimana europea delle regioni e delle città, si svolgerà quest’anno dal 10 al 13 ottobre a Bruxelles. Al centro dell’interesse verrà posto il futuro della politica di coesione Ue, che sarà discusso fra esponenti politici europei e nazionali, funzionari Ue, esperti e ricercatori provenienti da tutta Europa. Per l’edizione di quest’anno sono previste oltre 100 sessioni (seminari, workshop) e opportunità di networking per gli oltre 6mila partecipanti. L’evento è organizzato Commissione europea e dal Comitato delle regioni assieme a 206 regioni e città dell’Unione. I promotori segnalano che i dibattiti si orienteranno su tre temi principali: “Europa 2020 (in quale modo la politica di coesione e i Fondi strutturali contribuiscono a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva); risultati migliori (come l’Ue può migliorare i risultati della politica di coesione ora e dopo il 2013?); questioni geografiche: qual è il futuro della cooperazione territoriale? Cosa possiamo imparare dai Paesi terzi?”. I partecipanti sono inoltre invitati a seguire una serie di seminari che daranno vita alla “Open Days University”: “alcuni illustri accademici specializzati in studi urbani e regionali, provenienti da diversi Paesi, terranno dieci conferenze per discutere i risultati delle loro ricerche più recenti”. Per ulteriori informazioni: www.opendays.europa.eu.