PADOVA

Non è un muro

La misura di sicurezza presa in una parrocchia

Non un gesto di razzismo, né tantomeno un atto d’accusa nei confronti del Comune di Padova, ma i parrocchiani di san Gregorio Barbarigo, con quei 25 metri di filo spinato che hanno fatto tanto scalpore negli ultimi giorni, hanno voluto soltanto tutelare chi frequenta la comunità a ogni ora del giorno, soprattutto i ragazzi e gli anziani. "Una mera precauzione di ordine pubblico", la definisce il parroco don Mario Salmaso, perché da troppo tempo, in barba al cancello che per tre volte è stato manomesso, spaccio, droga e prostituzione si annidano ogni notte lungo il portico della chiesa, gettando siringhe, profilattici ed escrementi dovunque.

Non è un altro "muro". Il filo spinato non è, dunque, un altro "muro", come quello di via Anelli ribattezzato così qualche anno fa dai media di tutto il mondo. I due giri metallici, che qualche settimana fa hanno completato la recinzione lungo il nuovo vialetto ciclopedonale che, alla fine di via Berti, dà accesso alla parrocchia senza dover passare per la trafficata via Tiziano Aspetti, tentano solo di tenere alla larga chi ha scambiato la parrocchia per un crocevia di illegalità. Ma non è certo solo luogo di degrado la comunità di 4.100 abitanti nel cuore dell’Arcella, il quartiere più multietnico della città con 9.930 immigrati iscritti all’anagrafe (in testa 2.550 romeni seguiti da 1.447 moldavi). San Gregorio è apertura e accoglienza verso i più poveri, con un’attenzione costante all’integrazione, come del resto in tutte le altre parrocchie del vicariato. Non a caso nei locali da anni è ospitata una scuola d’italiano per stranieri e da poco abita nell’appartamento sopra il patronato padre Paolo Zhu Jing Wan, incaricato dall’arcivescovo mons. Antonio Mattiazzo di seguire la comunità cinese presente in diocesi. "Non facciamo nulla di straordinario – commenta don Salmaso – ma, come tutte le altre parrocchie, ci prendiamo cura di chi è veramente in difficoltà. Con la Caritas seguiamo circa 35 famiglie bisognose, di cui 25 straniere e lavoriamo insieme al vicariato, soprattutto con la parrocchia di Santissima Trinità che coordina le attività caritative".

Un’iniziativa per la sicurezza. L’iniziativa per rendere più sicuri gli spazi di san Gregorio è stata del Comitato "Arcella: un quartiere, una città" di cui fanno parte molti parrocchiani: è questa l’ultima in ordine di tempo di una serie di opere di riqualificazione urbana, come la recente realizzazione del sagrato della chiesa adibito durante la settimana anche a parcheggio per non far morire i piccoli esercizi commerciali della zona. "Il Comune ha sempre accolto favorevolmente le nostre proposte per rendere più sicura la zona – spiega Orazio Marcon, presidente del Comitato – e ha contribuito a rimettere a nuovo la stradina pedonale in fondo a via Berti, ma a una sola settimana di distanza dopo aver recintato gli spazi e aver aggiustato il cancello più volte forzato, abbiamo trovato la rete imbarcata. Ecco perché abbiamo deciso di mettere il filo spinato".

La comunità cristiana vive e abita il territorio. "Credo sia opportuno condividere alcune riflessioni che, superando il contesto oggettivo e le reali intenzioni della recinzione, vedono in questo gesto un significato simbolico". È quanto afferma don Luca Facco, direttore della Caritas della diocesi di Padova, in una nota per il settimanale diocesano "La Difesa del Popolo". "Se il filo spinato – osserva don Facco – parla di un disagio e di una sofferenza nel vivere un territorio dove si vedono crescere alcuni spazi di degrado e di illegalità, in primo luogo va espressa solidarietà a questa comunità e riconosciuto il lungo lavoro che negli anni si è fatto per una convivenza umana e civile". In questo senso "è necessario per dei cristiani e dei cittadini contrastare lo spaccio della droga. Non si possono accettare comportamenti che deturpano, sporcano, rovinano il territorio e inquinano l’aria della convivenza civile e in questa ottica anche la comunità cristiana ha un forte valore educativo e testimoniale". Per il direttore della Caritas, "oltre al gesto forte o simbolicamente efficace il complesso fenomeno del degrado richiede soluzioni altrettanto variegate che possono attuarsi in percorsi di partecipazione e condivisione tra parrocchiani e tavoli istituzionali… Più si abita un territorio attraverso proposte, iniziative, feste, più il degrado si affievolisce. E anche la condivisione di problemi e di soluzioni può aprire nuove strade: ne è un esempio l’esperienza della parrocchia di santa Teresa del Gesù Bambino che di fronte a episodi di microcriminalità ha iniziato un lungo, faticoso ma proficuo percorso di comunità. Si è allargata e condivisa la fatica all’interno del consiglio pastorale e con le parrocchie vicine… Si sono fatti degli incontri con le istituzioni… Si sono coinvolti i gruppi etnici di riferimento. Si è fatto un percorso con la presenza di una cooperativa per le mediazione dei conflitti e un percorso di formazione per gli adulti del centro parrocchiale. I problemi che il territorio ci pone o rimangono un peso da sopportare ed evitare o diventano occasioni e opportunità per crescere e rinnovarsi". L’augurio, conclude don Facco, "è che sappiamo cogliere le sfide del concreto vivere per rinnovarci e diventare comunità cristiana che concretamente vive e abita con responsabilità questo territorio".