GRECIA-UE
No all’indifferenza davanti a un Paese nel dramma
L’immagine "terribilmente e drammaticamente vera di un Paese che sta affondando" è quella che meglio "descrive la Grecia". Lo afferma Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della televisione pubblica greca Ert e autore del volume “Come la Grecia, quando la crisi di una nazione diventa la crisi di un intero sistema” (Fandango, settembre 2011), presentato ieri a Roma presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Sullo sfondo del dibattito, moderato da Thierry Vissol, economista e consigliere media & comunicazione presso la stessa Rappresentanza, le misure per tamponare l’emergenza, ma anche la necessità di andare oltre l’immediato e la consapevolezza che la crisi non è solo della Grecia: nell’Eurozona esiste una crisi del debito e proprio oggi la Bce ha rifinanziato con due operazioni in dollari sette banche che soffrono l’esposizione al rischio sovrano.
Uno Stato inefficiente. Per Deliolanes sono sintetizzabili "in una sola parola" le cause della grave crisi che dal Paese sta minacciando di contaminare l’Europa: "Lo Stato. Uno Stato inefficiente, corrotto e spendaccione, con una burocrazia totalmente asservita ai politici e un governo legato a interessi clientelari; da questo Stato dipende in tutto e per tutto il sistema economico". "Secondo gli economisti abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità prosegue , ma ora la Grecia sta attuando da due anni misure imposte dalla troika" che "io non condivido del tutto". Proprio ieri la troika Ue-Bce-Fmi ha dato il via libera alla sesta tranche di aiuti ad Atene, 8 miliardi di euro che, una volta approvati dall’Eurogruppo e dal Fmi, il Paese ellenico dovrebbe ricevere a inizio novembre, mentre il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha chiesto di non perdere altro tempo perché i rischi di contagio della crisi sono aumentati. “Nelle ultime tre settimane ha avvertito , la situazione è peggiorata" e "la crisi è diventata sistemica". Anche di questo si è parlato nel corso dell’incontro.
Euro e unificazione. Sulla stessa linea di Deliolanes Stefano Cingolani, giornalista economico italiano. Molte, osserva, le differenze economiche e strutturali tra Grecia e Italia, che tuttavia "hanno un punto in comune: uno Stato inefficiente ma con un ruolo eccessivo rispetto ad altri Paesi europei, ad esempio la Germania". Di qui il monito a "ridurre drasticamente" questo ruolo "nell’economia e nella società, lasciando alla politica il compito di orientamento e indirizzo, ma non il potere delle ‘nomine clientelari’ nei posti chiave". Sulla moneta unica Cingolani avverte: "La costruzione dell’euro ha diviso l’Europa in due. L’euro nasce come moneta senza sovrano; secondo l’idea di Delors doveva segnare l’avvio di un processo di unificazione che però si è arrestato". "Perché non sono state rispettate le regole previste nel Trattato", obietta Thierry Vissol. "Regole che replica Cingolani se vogliamo salvare l’euro, il buon senso ci impone di rivedere".
"Res publica" europea. I tedeschi, osserva Tobias Piller, corrispondente in Italia della Frankfurter Allgemeine Zeitung, "erano e rimangono convinti che ognuno dei Paesi di Eurolandia debba essere responsabile della propria spesa pubblica e del proprio debito". "Ma stiamo parlando di una moneta che condividiamo tutti: è un fatto storico straordinario, prendiamone atto e cominciamo da qui", ribatte Stefan Collignon, ordinario di economia alla Scuola Sant’Anna di Pisa. "Per un’Europa competitiva sullo scenario della globalizzazione afferma non c’era alternativa alla moneta unica": di qui l’invito a "partire non più dagli interessi o egoismi nazionali che sembrano ancora prevalere, ma da ciò che abbiamo in comune la nostra ‘res publica’ europea per individuare gli strumenti più idonei a governarla insieme nel migliore dei modi".
Stabili meccanismi anticrisi. Concorda Vissol, ma fa notare: "Intanto i cittadini Ue sentono dire dai media che devono pagare per i greci, e i greci stessi si interrogano su chi li abbia trascinati sull’orlo del baratro". Piller rilancia l’idea della responsabilità nazionale, ma smentisce che "i tedeschi abbiano l’idea di punire la Grecia" anche se, ricorda, negli ultimi anni "in Germania, oltre alla riduzione degli sprechi, sono state realizzate riforme dolorose come l’abolizione della tredicesima nel pubblico impiego e il blocco dell’aumento di salari e pensioni". "Chi le ha allora criticate, di fronte agli scenari attuali si sente quasi ‘sollevato’ per averle ‘subite’". Per Piller insomma "non esistono scorciatoie" anche se Cingolani avverte: "Non dobbiamo strangolare la Grecia; secondo me non le è stato concesso abbastanza tempo", e Vissol parla di "cure che potrebbero ammazzare un cavallo". Tutti unanimi sulla necessità di "costruire stabili meccanismi anticrisi da usare con rigore". Da Collignon la proposta di "una nuova articolazione del patto di stabilità"e di creare "un istituto per la crescita e lo sviluppo dell’Europa". Nella serata di ieri è intanto arrivato il "no" del Parlamento slovacco al rafforzamento del Fondo salva-Stati (Esfs).