CHIESA ED EUROPA (8)
Interviste con i vescovi Comece: mons. Egon Kapellari (Austria)
Con l’intervista a mons. Egon Kapellari, vescovo di Graz-Seckau (Austria), prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66/2011).Quali opinioni e aspettative nutrono i cattolici nel suo Paese nei confronti della Ue? “Generalmente i cattolici non nutrono un’opinione dell’Unione europea sostanzialmente diversa dal resto degli austriaci (tenendo presente che il 75% degli austriaci appartengono tuttora alla Chiesa cattolica). Nel 1994 due terzi della popolazione austriaca (67%) acconsentirono all’adesione dell’Austria all’Unione europea. Le misure adottate dalla Ue contro l’Austria, in seguito alle pressioni di alcuni Stati membri dopo l’elezione nel 2000 di un governo conservatore di destra (misure peraltro abrogate perché infondate), hanno stravolto la situazione, che da allora è rimasta tutto sommato invariata. I processi di allargamento dell’Unione negli anni 2004 e 2007 hanno inasprito la situazione, e questo nonostante l’economia austriaca abbia tratto un notevole profitto dall’allargamento europeo. Questo sentimento di base viene rafforzato da alcuni media e sfruttato abilmente da alcuni partiti politici. I vescovi hanno accompagnato il processo d’integrazione europeo e l’adesione dell’Austria alla Ue sempre con spirito positivo e discernimento critico”. L’opinione pubblica si fonda su una corretta informazione: stando alla sua esperienza quotidiana, pensa che le informazioni sull’Unione europea e sulle Chiese d’Europa siano adeguate?“Come già detto, l’opinione degli austriaci sulla Ue non si fonda sempre su informazioni corrette. Già prima del referendum del 1994 sono state alimentate aspettative troppo alte (ogni austriaco avrebbe tratto vantaggi finanziari dall’adesione) oppure fomentate intenzionalmente determinate paure (la perdita d’identità e la dipendenza dalla ‘lontana Bruxelles’). A questo si aggiunge anche la tattica, ben nota da altri Stati membri della Ue, di mettere in risalto i successi politici a livello europeo come propri meriti, attribuendo, invece, gli insuccessi politici esclusivamente alla Ue, come se l’Austria stessa non facesse parte dell’Unione. L’impegno della Chiesa a favore della Ue viene percepito solo in parte dall’opinione pubblica, ad esempio quando si tratta di tutelare la domenica come giornata festiva, la migrazione o le questioni di bioetica”. Come può la Chiesa nel suo Paese contribuire all’Unione europea?“La Chiesa cattolica in Austria è sostanzialmente favorevole al processo d’integrazione europeo e alla Ue. Questo non significa tuttavia che la Chiesa, i vescovi e i movimenti laici non critichino singole tematiche o sviluppi. Le critiche sono, però, sempre costruttive: con proposte concrete e competenti relative alle iniziative politiche della Ue, la Chiesa vuole ottenere un miglioramento. Con l’ingresso dell’Austria nell’Unione europea, la Conferenza episcopale austriaca ha istituito presso il proprio segretariato generale una sezione dedicata alle questioni europee e aperto un ufficio a Bruxelles, che si occupa in modo mirato delle tematiche europee e dei contatti con le istituzioni europee e con gli europarlamentari a Bruxelles. Infine gli istituti scolastici cattolici organizzano sempre iniziative informative dedicate a temi della Ue”. Qual è il suo bilancio del lavoro delle Chiese europee nella Ue?“La Conferenza episcopale austriaca è membro della Comece, dapprima come osservatore poi, con l’adesione dell’Austria, in qualità di membro a pieno titolo. Sinora la collaborazione fra le Conferenze episcopali della Ue si è rivelata sensata e proficua. Al contempo, però, questa collaborazione si realizza in un periodo caratterizzato da una profonda trasformazione sociale, che non sempre facilita la vita della Chiesa, vista come ‘religione istituzionalizzata’. In futuro sarà sempre più importante, che i contributi della Chiesa ai progetti politici della Ue non siano solo competenti e rilevanti, ma che rispecchino anche l’impegno della Chiesa per gli uomini e il bene comune come ‘quintessenza della Chiesa’, come un compito radicato del Vangelo di Gesù Cristo e costantemente ribadito dalle encicliche sociali della Chiesa”.