UE E CRISI

Una “road-map” per uscire

Presentata da Barroso in vista del vertice dei Ventisette il 23 ottobre

Una "road map" per uscire dalla crisi e puntare allo sviluppo. Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, l’ha presentata in anteprima all’Europarlamento il 12 ottobre in vista del summit dei capi di Stato e di governo dei Ventisette che si svolgerà il 23 ottobre. È ormai lungo l’elenco delle proposte avanzate dal 2008 a oggi dall’Esecutivo per contrastare la recessione, sul risanamento dei conti pubblici, sulla definizione di un solido sistema finanziario e bancario. Il dibattito svoltosi in emiciclo ha ribadito l’urgenza di un’azione coesa di Eurolandia e anche a livello di Ue27.

"Coraggio e volontà politica". Intervenendo davanti agli eurodeputati, Barroso ha ripreso alcuni problemi sul tappeto, dalla Grecia alla ricapitalizzazione delle banche, dagli eurobond alla necessità di sostenere investimenti, lavoro e consumi per rimettere in moto la crescita. Ma oltre a soffermarsi sugli aspetti "tecnici", il politico portoghese ha ribadito un concetto espresso più volte negli ultimi tempi: "La velocità dell’Unione europea non deve essere quella degli Stati più lenti", ovvero dei paesi che si mostrano più scettici rispetto all’integrazione comunitaria. "In questo momento servono coraggio e volontà politica. Dobbiamo riconoscere la nostra accresciuta interdipendenza e procedere verso una maggiore integrazione". Barroso ha affrontato anche le ricadute "sociali" e "ambientali" della crisi. A sostegno della linea enunciata dalla Commissione, sembrano orientarsi la presidenza di turno dell’Ue (affidata alla Polonia) e i maggiori gruppi politici del Parlamento Ue, pur sottolineando, mediante i rispettivi leader, ritardi e incertezze a livello di istituzioni Ue e di Stati membri. Mikolaj Dowgielewicz, a nome della presidenza polacca, ha ribadito che "il prossimo summit è importantissimo, perché dovrà assumere decisioni per proteggere non solo la moneta unica ma l’Europa nel suo complesso". Le priorità del momento "riguardano la stabilità finanziari, la governance, la capacità di ristabilire fiducia nei mercati".

Una via d’uscita complessiva. Tornando alla road map, essa è intesa dalla Commissione come la strada per "rompere il circolo vizioso dei dubbi sulla sostenibilità del debito sovrano, la stabilità del sistema bancario e le prospettive di crescita dell’Unione". Molteplici e interdipendenti gli aspetti sui quali s’intende operare: "una risposta decisa ai problemi della Grecia; migliorare le protezioni dell’area euro contro la crisi; un approccio coordinato per rafforzare le banche europee; attuare fin d’ora le politiche per migliorare la stabilità e la crescita; costruire una governance economica più solida e integrata per il futuro". Barroso ha chiarito: "La tabella di marcia delinea la via di uscita complessiva dalla crisi economica. Non è più sufficiente dare risposte parziali in relazione ai vari aspetti della crisi. Dobbiamo ora anticipare i tempi. Solo in questo modo potremo convincere i cittadini, i nostri partner in tutto il mondo e i mercati che le nostre soluzioni sono all’altezza delle sfide che tutte le economie stanno affrontando". Il capo dell’Esecutivo ritiene possibile raggiungere un accordo in occasione del Consiglio europeo del 23 ottobre.

Salvare la Grecia, puntare sulla crescita. Il primo punto del documento steso dal Collegio riguarda un’azione decisiva per la Grecia, "in modo da dissipare ogni dubbio sulla sostenibilità economica del paese". In questo contesto rientrano il pagamento della sesta tranche dei crediti concessi ad Atene, "un secondo programma di aggiustamento basato su finanziamenti adeguati con la partecipazione del settore pubblico e di quello privato e un sostegno costante da parte della task force della Commissione", appositamente creata. In secondo luogo la Commissione vuole completare gli interventi relativi all’Eurozona, rendendo operative le decisioni adottate il 21 luglio, "massimizzando l’efficacia del Fondo europeo di stabilità finanziaria" (noto come fondo salva-Stati), anticipando alla metà del 2012 il varo del meccanismo europeo di stabilità e "facendo in modo che la Banca centrale europea metta a disposizione un volume sufficiente di liquidità". Il terzo elemento riguarda il rafforzamento del settore bancario: una ricapitalizzazione è ritenuta essenziale, ricorrendo anzitutto a capitali privati, senza escludere il sostegno di fondi nazionali. Finalmente arrivano, al quarto posto, le politiche per lo sviluppo, "tra l’altro mediante la rapida attuazione degli impegni assunti in materia di servizi, energia e accordi di libero scambio", iniziative in materia fiscale, varo dei cosiddetti project bond. Non da ultimo, si punta a realizzare per il futuro "una governance economica forte e integrata sulla base del vigente trattato (articolo 136), rafforzando l’approccio comunitario". Ad esempio si tratterebbe di conferire nuovi poteri a Commissione e Consiglio "per intervenire nell’elaborazione dei bilanci nazionali e monitorare la loro esecuzione".