MOLDOVA

Crescere con gli ultimi

La prima Settimana Sociale dei cattolici

Riflettere sull’impegno sociale dei cattolici moldavi, sapendo che l’essere Chiesa di minoranza è “il punto di partenza del nostro personale impegno”. Una Chiesa, inoltre, chiamata a portare una testimonianza camminando a fianco degli “ultimi”, delle povertà assai diffuse nel Paese. Così si è sviluppata la prima Settimana Sociale cattolica in Moldova, organizzata a Chisinau dall’11 al 14 ottobre per iniziativa della diocesi locale, sul tema “Il coraggio di crescere accanto agli ultimi”. Oltre 150 i partecipanti, ai quali Benedetto XVI, in un messaggio a firma del segretario di Stato card. Tarcisio Bertone, ha rivolto un “beneaugurante saluto”, incoraggiandoli “a operare costantemente” per il bene comune quale “criterio fondamentale” della “vita sociale e politica come pure fine ultimo autentico” del “progresso” e di un “integrale sviluppo umano”. Il cammino futuro. “Vicinanza al popolo”, “programma pastorale”, “formazione personale” sono i tre obiettivi del “nostro futuro cammino come Chiesa cattolica moldava”, delineati dal vescovo di Chisinau, mons. Anton Cosa, al termine dei lavori. In primo luogo, ha affermato, “dobbiamo essere sempre più tra la gente, in mezzo al popolo, lungo le strade, perché il Vangelo di Cristo diventi attraverso di noi visibile, toccabile, palpabile”. Un impegno che trova concretezza in “una pastorale di vicinanza al cuore del nostro popolo, e non solo quello cattolico”. Il vescovo ha quindi annunciato la presentazione – prima dell’Avvento – “di uno specifico progetto pastorale per la Chiesa moldava”, “che tracci il cammino, delinei le scelte, renda comuni i nostri percorsi d’impegno nell’evangelizzazione e nella promozione della carità”. Terzo, il richiamo alla formazione, chiedendo “ai sacerdoti e ai religiosi di tenere in grande considerazione il valore dell’aggiornamento e della formazione permanente, e ai laici di studiare per evangelizzare”. “Scegliendo di essere coscienza critica nel mondo – ha sottolineato il vescovo – noi dobbiamo superare la superficialità dell’essere e dell’agire”. A questi tre obiettivi, mons. Cosa ne ha poi affiancati altri “immediati”, “che vanno già fin d’ora condivisi e vissuti”, concludendo con un richiamo alla carità che “ci attende ed è impegno per tutti”, “non si delega, ma si vive personalmente”.Bene comune, povertà e testimonianza. Ad aprire le giornate sono stati i rappresentanti delle Settimane Sociali in Italia (mons. Arrigo Miglio) e Francia (Jean-Pierre Rosa) e il presidente della Commissione “Caritas in veritate” del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), mons. Giampaolo Crepaldi. Il bene comune dell’Italia “non può prescindere da quello dell’Europa”, è il messaggio lanciato da mons. Arrigo Miglio. Ricordando la condizione di povertà della Moldova e che un quarto della sua popolazione è emigrato, il vescovo ha invitato ad “avere un senso di responsabilità verso questo Paese”, sottolineando la necessità di “una promozione di politiche familiari a vasto raggio, che riguardi non solo i Paesi dell’Unione europea ma tutto il continente”. “La nostra fede c’impone sempre di essere vigilanti rispetto alle nuove sfide della povertà”, ha osservato Jean-Pierre Rosa, ricordando che il passaggio evangelico “i poveri li avrete sempre con voi” rappresenta un “orizzonte d’azione”: i poveri “dobbiamo averli sempre vicino a noi” e “continuamente andarli a cercare”. Per mons. Giampaolo Crepaldi le Settimane Sociali rappresentano “uno strumento importante per affrontare i tanti problemi sociali, economici e politici che il nostro tempo pone alla coscienza cristiana”. Il presule ha richiamato l’importanza della “testimonianza personale”, auspicando “che maturino personalità credenti autentiche, testimoni profetici e credibili, capaci di modificare i meccanismi della società attuale con il pensiero e l’azione”.Un cammino ecumenico. Il sociale può essere pure campo privilegiato d’impegno ecumenico. La Chiesa ortodossa e quella cattolica, secondo il metropolita Vladimir (metropolia di Moldova, patriarcato di Mosca), insieme possono “unire le forze” in un intervento sociale che porti “il sorriso sulle labbra e la speranza nel cuore del povero”. E il rappresentante della metropolia di Bessarabia (legata alla Chiesa ortodossa romena) in Moldova, leggendo un testo del metropolita Petru, ha colto dalla Settimana il messaggio evangelico del farsi vicini al prossimo perché “nel nostro simile, qualunque sia la sua condizione, s’intravede Dio”. “La via dell’impegno sociale” come strada concreta per l’ecumenismo è stata indicata anche dal rappresentante della Chiesa battista, Valeriu Ghiletchi. D’altra parte che qui vi sia una valida “pista per il dialogo” è l’opinione pure di mons. Cosa, mentre mons. Petru Gherghel, vescovo di Jasi, in Romania, a SIR Europa ha parlato di “ecumenismo pratico”, ricordando che nella sua diocesi “vi sono diverse iniziative sociocaritative organizzate in collaborazione con i fratelli ortodossi”.