VIOLENZA A ROMA

Tolta la parola al disagio

Urge ascoltare di più la voce dei giovani

Nessuno è restato e resterà indifferente di fronte ai fatti accaduti oggi a Roma, durante la manifestazione degli "Indignados", con la città in balìa dei violenti, gli scontri, il fuoco, i lacrimogeni.
Non si può, perché quello che è accaduto a Roma è il sintomo di un disagio molto profondo, che chiede di essere interpretato e al quale deve dare risposta la politica, certo, ma anche la società nel suo complesso.
Il disagio è quello espresso dai manifestanti, tantissimi, pacifici e decisi a dire la loro secondo le modalità della democrazia.
Il disagio è quello di tanti cittadini costretti a vedere e patire situazioni di violenza inaccettabili a causa di gruppuscoli di estremisti che ormai si infilano ovunque e contro i quali sembrano non bastare le strategie e il coraggio delle forze dell’ordine.
Questi provocatori la cui violenza criminale è da condannare e perseguire senza riserva hanno tolto la parola a chi invece aveva e ha qualcosa da dire, fosse anche solo la protesta. Le parole di chi ripete – e sono soprattutto i giovani – in tante piazze non solo d’Italia, che il modello economico-sociale non va bene, che la politica resta distante dalle persone, che occorre guardare al futuro con occhi, parole e progetti nuovi.
In Italia la situazione appare particolarmente difficile, con la "transizione infinita" e il sistema politico avvitato su stesso. Mai come oggi diventa urgente quell’appello ai "liberi e forti", la chiamata a una nuova generazione di persone impegnate per il bene comune, che tra l’altro sta facendo qualche passo concreto, con incontri e appuntamenti dei movimenti cattolici.
Chi ha a cuore il nostro Paese apra una seria riflessione sul disagio di tanti giovani – e meno giovani – che abitano le nostre città e che non solo sopportano a fatica il presente, ma soprattutto vedono a rischio il proprio futuro. Ed è quest’ultima la prospettiva più buia, da scongiurare: un futuro che non si vede più, soffocato dalla crisi del lavoro, dal piccolo cabotaggio quotidiano che consiglia di vivere alla giornata, che spinge a pensare solo per sé, che rende indifferenti, se non cinici, e rassegnati.
Naturalmente dopo la manifestazione di Roma si cerchino e si perseguano i responsabili degli scontri. Siano condannate fermamente le violenze e si faccia tesoro dell’esperienza per evitare, se possibile, che accadano ancora. Ma soprattutto non si chiudano gli occhi, né si demonizzi ogni cosa. Per tutti é il tempo delle responsabilità.