FEDE E PSICHE
La psicologia clinica e le grandi domande dei pazienti
"La terapia non è un’esperienza priva del coinvolgimento valoriale". Il vero problema è come utilizzare questi valori "a vantaggio della terapia senza abusare del potere terapeutico e della vulnerabilità del paziente". A spiegarlo al SIR è Tonino Cantelmi, psichiatra e presidente dell’Aippc (Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici), che ha tenuto la lectio magistralis al primo convegno promosso il 15 ottobre al Castello di Carini (Palermo) dalla sezione siciliana dell’associazione. Tema dell’incontro "Sia fatto a voi secondo la vostra fede. Il ruolo delle credenze nel processo terapeutico".
Valori e psicoterapia. "Non possiamo mai avere una relazione impersonale o professionale nel senso di non portare la nostra esperienza nell’incontro terapeutico", sostiene Cantelmi. "Ciò che dobbiamo fare per aiutare i nostri pazienti è presentare loro una relazione sana, e se non includiamo la nostra esperienza personale come elemento determinante del nostro comportamento, non lo stiamo facendo". Di qui l’avvertimento: "I valori giocano un ruolo importante nel processo, nell’esito e anche nell’assessment della terapia". Per lo psichiatra, "più il terapeuta è onesto circa i propri valori, più probabilmente il paziente sarà in grado di mettere in atto risposte nei confronti delle scelte valoriali che sottostanno (sono implicate) negli obiettivi e nelle procedure del trattamento". In particolare, con riferimento ai valori specifici della fede, Cantelmi osserva che la psicologia clinica ha per lo più "abbracciato una filosofia antireligiosa e secolare", ma "questo pregiudizio mette gli psicologi clinici in un conflitto valoriale con molti pazienti credenti". Una "terapia meramente secolare" può insomma apparire "aliena al modo di pensare di queste persone, che possono preferire approcci più in sintonia con i loro valori spirituali". Un "gap" che secondo lo psichiatra può portarli "a chiedere consulenze a sacerdoti piuttosto che a professionisti della salute mentale".
L’unità profonda dell’uomo. "La vita umana è irriducibilmente corporale, psichica e spirituale. Salvaguardare, recuperare e migliorare lo stato di salute significa servire la vita nella sua totalità", afferma Giovanni Failla, medico radiologo ed esperto di bioetica, secondo il quale "l’attività degli operatori della salute non deve mai perdere di vista l’unità profonda dell’essere umano, nell’evidente interazione di tutte le funzioni corporali, ma anche nell’unità delle sue dimensioni". Soffermandosi sulla sofferenza, "qualcosa di ancor più ampio della malattia, di più complesso ed insieme ancor più profondamente radicato nell’umanità stessa", Failla parla di dolore del corpo e di dolore dell’anima, e precisa che quest’ultimo va oltre la "dimensione psichica del dolore che accompagna la sofferenza morale e quella fisica perché è di natura spirituale". Di qui l’invito a prendersi cura di entrambi.
Incontro tra fiducia e coscienza. Per Niccolò Piccione, presidente regionale Amci (Associazione medici cattolici), "l’attività degli operatori della salute ha l’alto valore di servizio alla vita. E’ l’espressione di un impegno profondamente umano e cristiano, assunto e svolto" con "dedizione e amore al prossimo". "L’attività terapeutica spiega – si fonda su una relazione interpersonale, di natura particolare. Essa è un incontro tra una fiducia e una coscienza. La ‘fiducia’ di un uomo segnato dalla sofferenza e dalla malattia e perciò bisognevole, il quale si affida alla ‘coscienza’ di un altro uomo che può farsi carico del suo bisogno e che gli va incontro per assisterlo, curarlo, guarirlo". Presupposto essenziale per il buon esito della terapia l’alleanza terapeutica tra medico e paziente che è anche "il coinvolgimento di umanità e scienza".
Poesia che si fa preghiera. Sul potere "terapeutico" della poesia "che nasce dal profondo" e "diventa preghiera" si sofferma Franco La Rosa, psichiatra e psicoanalista junghiano. "La poesia fa notare – è la più spontanea e profonda possibilità di narrazione dell’anima; nasce dal di dentro e diventa preghiera nel dialogo che l’uomo instaura con il suo Dio" rivolgendogli "parole che dicono gioia e dolore, sofferenza e accettazione, aspirazione e consapevolezza". Al tempo stesso la poesia "è uno strumento d’incontro con la vita fatta di cose, persone, emozioni, aspirazioni", e offre la "possibilità di prendere fino in fondo coscienza di sé, di scoprirsi soggetto libero, persona che ha qualcosa da dire". Secondo La Rosa "la poesia-preghiera esprime i nostri bisogni, che sono i bisogni dell’umanità; ci apre a tutte le dimensioni della vita; scende alla radice, fino alla sostanza profonda dell’esistenza, per cogliere più da vicino la verità ultima, definitiva"; "contiene la nostra speranza, esprime le nostre attese". "Ma speranza e attese avverte – sono possibili solo quando è in atto quella fiducia capace di farci vivere la fede come il vero cammino nella vita".