CATTOLICI E POLITICA
L’appuntamento di domani a Todi
Il sistema politico italiano sembra muoversi in questi mesi su due piani. Da una parte il tempo sincopato dell’attualità, che ha come traguardo massimo la scadenza naturale della legislatura. Dall’altro lato scorre invece un tempo più lungo, ma di fatto brevissimo, perché traguardato anch’esso al più tardi nel 2013, data di fine della legislatura e, a ridosso, del settennato presidenziale, che potremmo definire della ristrutturazione dello stesso sistema politico.
Sembrano due parallele, che non si incontrano. È una situazione molto italiana, una sorta di stallo, un senso diffuso di incertezza e dunque di conflittualità interna ed esterna al sistema politico che ovviamente comporta costi significativi sotto molti profili.
Come portare a sintesi, come realizzare una convergenza, tra questi due tempi e percorsi paralleli? Certo è molto difficile, anche perché lo stesso Moro, quarant’anni fa, aveva forzato la logica, a proposito di convergenza tra parallele. Tanto più che tutti gli attori, interni ed esterni alla politica, sembrano in questi mesi deboli, iperattivi da un alto, ma dall’altro ben poco determinati sull’obiettivo strategico.
Tuttavia proprio per l’urgenza ed i vincoli della crisi, in cui ciascun Paese deve giocare le sue carte e tutti stanno attrezzandosi e correndo, la sintesi è necessaria, ma non può che essere politica.
Tutto è (apparentemente) molto semplice. Ci sono poche cose da fare che tutti conoscono, ma soprattutto bisogna creare le condizioni di spirito pubblico e di consapevolezza perché tutto il sistema-paese le condivida o comunque sia disponibile a mettersi in cammino.
L’appuntamento dei cattolici a Todi risalta proprio in questo quadro politico e sociale. Ovviamente, come disse sinteticamente mons. Mariano Crociata, la Cei non promuove partiti politici. L’iniziativa corale di tante associazioni intanto ha un valore ad intra, cioè interno al mondo cattolico. E poi, conseguentemente, potrebbe essere un contributo significativo a riempire di contenuti, ma anche e soprattutto di un popolo, il doppio percorso di questi mesi. Si tratta di tenere insieme il Paese, parlare e rappresentare un popolo. I due tempi e i due percorsi, che stiamo vivendo non possono essere più lunghi di tanto, per non sottoporre l’Italia nel suo complesso ad uno stress che finirebbe per consumarne le residue energie. Ma nel frattempo, in questi mesi, si tratta di ritessere un tessuto connettivo.
Dopodiché la parola passa alla politica. L’esperienza dimostra che grandi o piccole riforme istituzionali e costituzionali, pur necessarie, non risolvono il problema, né tantomeno serve invocare quello che gli antichi, nei teatri, chiamavano il "deus ex machina", il dio chiamato a risolvere situazioni rocambolesche calato sulla scena da una complicata macchina teatrale. Gli unanimismi tutto sommato sono sempre e comunque di maniera. Serve una proposta politica. Non la si può fabbricare in laboratorio. Crearne le condizioni e le possibilità e fornire materiali adeguati è però possibile ed anzi, oggi, necessario, per tutti.