INGHILTERRA
Studenti in aumento nelle scuole cattoliche
Nate con la missione di aiutare i più poveri, le scuole cattoliche finanziate dallo Stato e gestite dalla chiesa, da sempre di successo e molto ambite dai genitori, possono vantare una percentuale di alunni di provenienza etnica straniera più alta rispetto agli istituti pubblici. In un’intervista a SIR Europa il vicedirettore del dipartimento per l’educazione della Conferenza episcopale, Greg Pope, commentando i dati dell’ultimo censimento sugli istituti cattolici del Paese, difende le scuole dagli attacchi dei secolaristi e spiega come fanno i conti con alunni di famiglie che non vanno in chiesa e perché alcuni cambiamenti introdotti dal governo conservatore nel settore educazione sono interessanti per il settore cattolico.In un discorso di qualche giorno fa all’associazione presidi britannici David Levin, preside di un istituto privato di Londra, ha detto che il centro di Londra sta per essere trasformato in una “Johannesburg dell’epoca dell’apartheid” perché gli alunni frequentano scuole ghetto dove vengono divisi per colore della pelle. A questa segregazione si deve la guerriglia dello scorso agosto…“Non sono d’accordo e di certo queste affermazioni non riguardano le scuole cattoliche che hanno una gamma di alunni provenienti da varie etnie, anche nelle zone più difficili di Londra. Gli ultimi dati del nostro Censimento 2010 dimostrano che il 29,2% di alunni nelle scuole elementari cattoliche proviene da minoranze etniche contro il 25,5% delle scuole nazionali. Anche alle superiori la percentuale di alunni non inglesi nelle scuole cattoliche è più alta, il 25,2%, rispetto al 21,4% della media nazionale. La missione delle nostre scuole è sempre stata quella di operare nei quartieri più poveri. Penso che la guerriglia di agosto sia dovuta a una mentalità materialista. I nostri istituti insegnano agli alunni valori diversi dai soldi”.Le scuole cattoliche, anglicane e della comunità ebraica, vengono spesso attaccate dai secolaristi con l’accusa di dividere la società. È realmente così?“Esiste un forte gruppo organizzato nei media e in parlamento che critica le scuole religiose. Quelle cattoliche hanno sempre avuto grande successo tra i genitori ai quali lo stato inglese garantisce da tempo il diritto di scegliere l’educazione dei figli. La percentuale di alunni nei 2.289 istituti gestiti dalla chiesa – si tratta del 10% di tutte le scuole e gli istituti superiori – è aumentata dai 781.400 del 2009 ai 784.808 del 2010”.Spesso i genitori degli alunni delle scuole cattoliche non frequentano la chiesa e non educano i figli alla fede. Come affrontate questa sfida?“Circa il 70% degli alunni dei nostri istituti sono cattolici. Si tratta di una percentuale alta e non abbiamo mai aspirato ad avere il 100% perché è importante per noi accogliere anche allievi di altre religioni e garantire una diversità nella classe. Se i genitori non frequentano la chiesa, la scuola può agire come un punto di riferimento ricordando alla famiglia i valori cattolici da seguire. Devo dire che una buona percentuale dei nostri insegnanti non sono cattolici – circa il 44% – ma portano un contributo importante alla scuola”.Esiste uno scontro nella vita pubblica inglese tra secolarizzazione e religione. Le agenzie di adozione cattoliche, per esempio, hanno dovuto chiudere perché la legislazione sulle pari opportunità le costringeva a considerare come coppie adottive anche quelle composte da omosessuali. Il diritto degli istituti cattolici a scegliere, in base alla religione, alunni e docenti è messo a rischio da queste leggi?“No, anche se i parlamentari secolaristi vorrebbero abolire questo diritto. Il governo ci ha garantito che sarà protetto e, difatti, l”Equality act’, la legge sull’uguaglianza del 2010 garantisce la possibilità, per le scuole cattoliche, di scegliere alunni e insegnanti di una certa religione”.Il governo conservatore sta liberalizzando il settore dell’istruzione introducendo ‘scuole libere’, che possono essere avviate da gruppi di genitori. Che ne pensa?“Si tratta di una idea interessante. Il problema per noi è che per queste scuole il governo chiede una percentuale di alunni non cattolici del 50%, mentre nelle scuole cattoliche gli alunni battezzati sono di solito circa il 70%”.